La guida

Una bussola per orientarsi

Se avete già letto le pagine dedicate al "raccoglitore" e all'"accomodatore" di questa saga del collezionista, allora vi sarà chiaro che il problema è quello di dare alla propria raccolta il corpo di un insieme ben leggibile anche da chi, incuriosito dalle scoperte fatte, vi approccia da neofita. Non casualmente ho utilizzato la parola “leggibile”. Lo faccio mettendovi in guardia. Perché non c’è, per chi raccoglie storie, un vero ed ideale modello da seguire, ma solo suggerimenti, spunti. Gli stessi che mi auguro questa condivisione mi consenta di ricevere da chi mi legge in queste pagine.



La mia collezione, tanto per fare un esempio pratico, è contenuta in una serie di album di tipo tradizionale (cartelle con custodia). Come ogni collezione è fatta di itinerari principali e da percorsi alternativi o di approfondimento. Non solo, spesso la tipologia dei valori raccolti, quando non il tema, si sovrappongono cronologicamente, offrendosi per una visione che va ben oltre una mera sequenza di cartelle ben ordinate e numerate.


Per chi, da profano, abbia voglia di sfogliare il mio percorso filografico, altro non deve fare che consultare la guida alla mia collezione che periodicamente aggiorno. Tutto quanto ho cercato di raccontare qui, con il metodo del ricettario di cucina e l'umiltà di ribadire che lo stesso piatto si può condire anche con aromi differenti, ci riporta a quanto già ribadito sulla teoria di Jean Piaget che “la conoscenza è un processo di costruzione continua” dove anche il collezionista, quando i suoi oggetti hanno raggiunto quella massa critica oltre la quale, per capirci qualcosa, è necessario organizzarli, s’inventa uno schema. Uno schema di base fatto di categorie e sottocategorie, capace di rendere tutto più logico e ben disposto.



Colgo ora anche l'occasione per una riflessione, figlia di un’epoca sempre più digitale ove i nuovi strumenti informatici possiedono la capacità di donare ai nostri reperti filatelici una quarta dimensione: quella virtuale e condivisa. Appurato che le strutture museali ad alti livelli, siano esse di Stato o di natura squisitamente privatistica, sono importantissime per la divulgazione della conoscenza, non può sfuggire però che l'odierna tecnologia, ormai a portata di tutti, consente ad ogni collezionista di trasformare la propria passione per la raccolta e l'accomodamento in uno straordinario, originale, unico museo virtuale. Una visione personalizzata del proprio modo di costruire una storia attraverso la filatelia e la filografia, ma pur sempre un itinerario espositivo degno d'esser "visitato". Pensate poi se ogni collezionista facesse "sistema" con altri appassionati, dando vita ad una aggregazione sociale in cui ogni collezione diventi la tessera di un puzzle più grande.

Delle modalità con cui ho inteso dare vita "pubblica"alla mia collezione ho già ampiamente disquisito nei miei precedenti post, nella pagina di questo blog dedicata alla costruzione del mio percorso espositivo. Ragione per cui mi limiterò ad illustrare, cercando di dare risposta ai quesiti circa la elaborazione virtuale dei miei album, le fasi di lavoro che trasformano i miei reperti da cartacei a digitali, offrendo in tal modo la possibilità di osservarli in rete e sfogliarli pagina dopo pagina. Lo farò in modo semplice, ricordando a chi mi legge che la rete è piena di esempi di mostre o di percorsi espositivi virtuali e che l'odierna tecnologia consente ad ognuno di studiare e realizzare anche soluzioni più complesse od appaganti in termini visivi.


Chi poi volesse immergersi nella materia in modo "apneico" potrà trovare parole per i propri denti nel sito dell'Osservatorio Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali. Quest'ultimo ha infatti elaborato un documento, nato dalla cooperazione tra l'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU) e l'Istituto centrale per gli archivi (ICAR), che intende illustrare lo stato dell'arte in tema di mostre virtuali online partendo da esperienze concrete fin qui svolte nell'ambito di vari istituti italiani e dall'osservazione e l'analisi dei prodotti presenti nel panorama internazionale. Tale analisi ha portato a chiarire alcuni concetti che ancora non trovano in letteratura definizioni solidamente codificate e a fornire alcune raccomandazioni da tener presenti nello sviluppo e nella realizzazione di progetti. Le linee guida sono frutto di una riflessione tra esperti e operatori dei diversi settori dei beni culturali che hanno condiviso le proprie esperienze in un gruppo di lavoro dedicato.

Detto ciò, vorrei però tornare alla pratica, offrendo una semplice e didascalica sequenza delle modalità con cui ho personalmente reso digitali i miei album, dando vita ad un percorso virtuale consultabile dalla pagina di questo blog dedicato alla mia collezione.


In prima istanza dobbiamo operare una scansione delle varie pagine dei singoli album e per farlo dobbiamo differenziare tra pagine in formato A4 (quelle da me create, ad esempio, per la parte repubblicana dal 2002 e per la sezione di Trieste) e le pagine nel formato tradizionale a 32 anelli (270 x 290 mm) da me adottate per tutta la restante collezione.

La digitalizzazione può avvenire ottenendo un file direttamente in formato pdf, lo consentono infatti quasi tutte le applicazioni che abbiamo sul nostro personal computer, comprese le utility che normalmente viaggiano in allegato alle marche più diffuse di stampanti dotate di scanner o di sistemi di scansione domestica, quelli che, per l'appunto, operano su formati massimi A4. Possiamo stabilire sin da subito che, per l'utilizzo che andremo a fare delle pagine così scansionate, ha poco senso utilizzare una definizione superiore a 300 dpi. Anzi, vale comunque il suggerimento che conviene lavorare a tale definizione e, qualora il prodotto finale assemblato risultasse di un volume eccessivo, utilizzare solo successivamente alcune semplici utility per ridimensionarlo, perdendo così il meno possibile in termini di qualità e nitidezza.

Per la scansione dei fogli a 32 anelli (il cui formato in millimetri è pari a 270 x 290) non è possibile utilizzare un tradizionale scanner domestico, il cui massimo formato è di norma quello A4 (nulla vieta che, anche per la scansione di pagine in formato A4, si possa utilizzare il medesimo sistema). Si può fare quindi ricorso a due differenti soluzioni.

La prima è rapidissima: utilizzare una fotocopiatrice che consenta di salvare su una chiavetta USB le scansioni effettuate, invece di stamparle come normalmente si usa fare con tali sistemi di copia. Oggi buona parte delle fotocopiatrici di medio livello è dotata di questa opzione e l'ampia superficie di scansione, che supporta formati sino al grandissimo A3, rende velocissimo digitalizzare i nostri fogli di album. Inutile ricordare che le scansioni devono essere effettuate manualmente, non utilizzando in modo assoluto alcun sistema di caricamento automatico dell'originale che potrebbe danneggiare irrimediabilmente i nostri francobolli. Benché ogni modello di fotocopiatrice utilizzi un proprio software integrato, ho potuto rilevare che le modalità sono molto somiglianti e consentono di impostare: il formato personalizzato (270 x 290), il tipo file con cui salvare la scansione sulla pennetta (nel nostro caso è preferibile il solito pdf, ma si potrebbe optare anche per un formato immagine come jpg da trasformare, solo successivamente in pdf), la possibilità di salvare ogni pagina scansionata come un singolo file o la possibilità di gestire in un unico file pdf un'intera sequenza di pagine elaborate una dopo l'altra. Per quest'ultima opzione si deve tenere in conto che creare una cartella per ogni album che contenga un file per ogni pagina scansionata, renderà più semplice ogni possibile sostituzione a seguire di pagine che, per intervenuti aggiornamenti o per l'inserimento di un francobollo mancante, saranno nuovamente scansionate. Questa è l'opzione che ho preferito.  

In caso contrario, ovvero qualora si scelga la creazione di un unico file con tutte le pagine in sequenza, si dovrà mettere in conto che, per la sostituzione di una pagina soggetta ad una revisione, sarà necessario ricorrere ad una delle tante utility, in gran parte gratuite, dedicate alla manipolazione dei pdf (ad esempio Pdf24). Tali programmi consentono infatti di rielaborare con facilità intere pubblicazioni in formato pdf, spostando pagine al loro interno, inserendone di nuove o eliminandone di inutili od obsolete.

Se non si dispone di una fotocopiatrice, ma soltanto di un normale sistema di scansione domestica in formato A4 non perdetevi d'animo. La seconda opzione, più domestica, richiede un poco più di perizia e maggiore tempo a disposizione. I risultati possono comunque essere di buona qualità e nulla togliere al prodotto finale. Le pagine a 32 anelli potranno essere scansionate in due tempi: posizionate la pagina verticalmente rispetto al piano orizzontale di scansione ed effettuate la prima scansione, ruotate poi la pagina completamente ed effettuate una seconda scansione. La parte da scansionare dovrà guardare la superficie di lavoro del nostro scanner A4. Entrambe le scansioni così effettuate andranno salvate in formato immagine (jpg o jpeg) con una definizione di almeno 300 dpi. In tal modo otterremo due immagini, ciascuna riproducente metà pagina del nostro foglio d'album (in verità qualcosa di più di una metà). Ora sarà sufficiente mettersi innanzi al proprio computer e, utilizzando un semplice software di gestione immagini, ricomporre le due metà, ricostruendo la pagina nella sua interezza. Per essere il più precisi possibile è però conveniente creare una matrice di base con le dimensioni reali della pagina (270 x 290) e ridimensionare poi sulla stessa, in modo il più accurato possibile, le porzioni di immagine prelevate dalle nostre due scansioni. Il risultato ottenuto costituirà la perfetta riproduzione del nostro foglio album che, a questo punto, potrà essere salvata in formato pdf.


Indipendentemente dalla strada che si è scelto, il nostro album, foglio dopo foglio, è stato digitalizzato, ovvero dalla sua struttura cartacea si è trasformato in una serie di file pdf. Il suggerimento è di creare per ogni album una cartella nel nostro computer e, all'interno di questa, salvare le pagine corrispondenti, meglio se nominate con una sequenza ordinabile (ad esempio: pagina 001, pagina 002, pagina 003, ...), logica con cui sarà più semplice e veloce effettuare il successivo compattamento, ovvero l'unione di tutte le pagine in un unico file pdf, una sorta di album virtuale a tutti gli effetti.

Per riunire le singole pagine in un unico definitivo file pdf, è sufficiente procurarsi una delle tante utility disponibili in rete per la elaborazione del formato pdf. Tali applicazioni consentono, infatti, di generare un unico file dalla fusione delle singole pagine, ma anche di rielaborare a posteriori il prodotto così composto, ridimensionandolo adeguatamente, in base alla definizione che si intende ottenere (è sufficiente il livello ebook o web), così da poterlo poi gestire, nell'ultima fase di lavoro, attraverso i servizi online che ci consentiranno di rendere il nostro album sfogliabile e consultabile sulla rete. Non dobbiamo infatti dimenticare che tali servizi consentono di caricare file grandi al massimo 100 MB ciascuno.

Mi permetto di suggerire i due più diffusi servizi di tale tipo: Calameo e Issuu. Si tratta di servizi, gratuiti nella loro formula basica, che permettono di caricare documenti digitali (come portfolio, libri, riviste, giornali ed altri media stampati) per la visualizzazione realistica sul web e la loro modifica. I sistemi si integrano con i siti di reti sociali per permettere la promozione e la diffusione del materiale caricato. Oggi sono largamente utilizzati, ad esempio, dalle case d'aste per la pubblicazione dei propri cataloghi. Una volta scelto il servizio che intendiamo utilizzare sarà davvero facile caricare il nostro file pdf (le istruzioni e l'interfaccia sono veramente semplici ed alla portata di tutti) e rendere davvero virtuale la nostra collezione, album dopo album.

Questa pagina è stata aggiornata il 3 gennaio 2018 utilizzando parte dei testi del post:
Ogni collezione è come un percorso ... anche virtuale

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