venerdì 16 marzo 2018

Una repubblica "vissuta" che avanza

Fedele al motto che "le grandi cose si costruiscono pezzo per pezzo", voglio oggi condividere la fine dell'allestimento di altri due album, ai quali stavo lavorando da tempo, di quella collezione nella collezione di cui già avevo avuto modo di parlare in un post dell'aprile del 2016. L'occasione per me di filosofeggiare un poco sul collezionismo, ma anche per un ripassino sulle tecniche con cui rimuovere i francobolli dalle care amate buste, quando, ben inteso, non si tratti di ancor più preziosi testimoni di storia postale che meritano la loro assoluta integrità.

Allora avevo raccontato di come, in uno dei tanti mercatini delle pulci, quelli che radunano rigattieri d'altri tempi nelle piazze assolate delle cittadine di provincia, scorsi alcune cartelle filateliche di un bel colore verde. Fu l'inizio di un itinerario repubblicano parallelo a quello che già da tempo avevo intrapreso. Si trattava di affiancare alla mia collezione di valori nuovi, quella dei medesimi francobolli, questa volta permeati dal fascino di quel vissuto tipico di chi ha viaggiato, assolvendo appieno al ruolo per cui qualcuno li aveva creati.

Ogni modifica al percorso comporta un accomodamento complessivo della collezzione

Era, a quel tempo, l'inizio di un nuovo affascinante percorso espositivo all'interno del mio intero apparato collezionistico. Un nuovo itinerario che ripercorreva, in modo assolutamente parallelo, una strada maestra già tracciata, ma che proprio per questo si prestava ora a piccole soste, gite fuori porta e piccole deviazioni dai sentieri battuti. Inevitabilmente, secondo le più volte espresse teorie sull'accomodamento, tutto ciò ha comportato un'articolata serie di modifiche importanti al mio allestimento filatelico museale, montando e rimontando le mie vetrine virtuali (di questo ho parlato nel post "La metamorfosi: tutto si trasforma"), togliendo reperti da un album ed inserendoli in un altro, creando nuovi e diversificati fuori programma (vedi anche i post: "Presidenti tra i dentelli" e "La ricostruzione post bellica nel mio percorso repubblicano").

I due nuovi "contenitori", di cui vado a completare l'allestimento, riguardano in larga parte i francobolli degli anni Ottanta e Novanta. Sono emissioni relativamente recenti, ma che hanno già le rughe ed il fascino di quella maturità filatelica che sa farsi apprezzare. Lo dico per il vero piacere di riguardarli con attenzione, anche sul più puro aspetto estetico, allontanandoli per un momento dal loro concetto funzionale, quello di aver avuto una vita finalizzata alla razionale affrancatura di una missiva. Una deriva questa, tipica del collezionista ben rimarcata dalle parole di Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, che ricordava come colui che colleziona ha "un rapporto con gli oggetti che non ne mette in primo piano il valore funzionale, e dunque la loro utilità o fruibilità, ma li studia e li ama in quanto scena, teatro del loro proprio destino. Quel che più profondamente affascina il collezionista è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l’oggetto si immobilizza. Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario, tutto questo il vero collezionista lo vede confluire, per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto".

Il francobollo "usato" è un po' un ritorno alle origini del collezionismo filatelico


Eccomi dunque alle prese con una montagna di lettere e di frammenti epistolari, alla ricerca dei pezzi mancanti per dare completezza e sostanza al mio percorso dentellato. Una sorta di ritorno alle origini, ai tempi in cui era divertente mettersi a staccare, uno per uno, quei rettangoli colorati per trasformarli da affrancature in francobolli da collezione. Perché, come scrisse Benjamin, "qui sta la visione del fanciullo, che nel collezionista si intreccia con quella del vegliardo. I fanciulli infatti posseggono, quale proteiforme pratica mai abbandonata, la facoltà di rigenerare l’esistenza. In loro, nei fanciulli, il collezionare è soltanto una delle possibili procedure di rigenerazione, un’altra è il colorare gli oggetti, un’altra ancora il ritagliare, un’altra il decalcare e così via lungo tutta la scala delle modalità infantili di appropriazione della realtà, che va dall’afferrare su su fino al nominare. Rigenerare il vecchio mondo, ecco l’istinto più profondo che sta alla base del desiderio del collezionista di acquisire nuovi pezzi". Le origini in tutti i sensi, anche quelle che ci riportano alla genesi della filatelia. Non dobbiamo infatti dimenticare che, in pieno Ottocento, la società europea era ancora sostanzialmente rurale. Non esisteva quel mondo delle immagini a cui oggi siamo assuefatti e che consideriamo come un dato di fatto. Non esisteva la cartolina e nemmeno altre riproduzioni di immagini pensate per avere una circolazione, per soddisfare l'esigenza di allargare i propri orizzonti assolutamente ben demarcati dai confini della propria comunità. I francobolli offrivano in quell'epoca la possibilità, straordinaria ed affascinante, di far viaggiare le persone, di aprire loro una finestra su luoghi, personaggi, avvenimenti e tradizioni sconosciute ai più, in un’epoca in cui viaggiare era consentito a pochi. I primi collezionisti dunque raccoglievano esemplari viaggiati e si davano premura di staccare i francobolli dalle buste su cui stavano incollati.

Ma abbandoniamo per un attimo il piacere del filosofeggiare e torniamo al lato pratico. Perché questa è anche l'occasione giusta per fare insieme un ripassino della tecnica della "rimozione" del francobollo. Per i più esperti, la cui memoria è stata assopita dal miraggio della gomma integra a tutti i costi, per i neofiti il cui piacere è ancora acerbo e pregno di sontuose aspettative.

Per i francobolli relativi al periodo di cui mi sono occupato per questa mia ramificazione espositiva, la rimozione rientra tra i classici della filatelia, abbastanza semplice, a patto che si rispettino alcuni fondamentali accorgimenti. Tanto vale però riprendere la metodica tra le mani e ricordarne i vari passaggi.

immagine d'epoca tratta da video di Francesco Baroni
Francobolli non adesivi: passo dopo passo
  1. Tagliare con le forbici un frammento intorno all'affrancatura, avendo cura di lasciare una superficie di carta leggermente più ampia dell'affrancatura stessa. Tale operazione va fatta previo verifica se quella lettera non possa rappresentare un interessante reperto di storia postale da lasciare intonso. I frammenti sono già pronti per lavorare alla rimozione del valore postale.
  2. Separate le affrancature collocate su missive in carta colorata, poiché per queste ultime saranno necessari differenti accorgimenti rispetto a quelle applicate su carta bianca.
  3. Preparare un contenitore: va bene un bicchiere se parliamo di un singolo frammento, ma se si lavora in modo più seriale l'ideale sarebbe una vaschetta piana o uno di quei contenitori tipo "frigoverre". Riempitelo con dell'acqua pulita e tiepida. Appoggiate i frammenti su carta bianca sulla superficie dell'acqua con la vignetta rivolta verso il basso e spingeteli sotto il pelo del liquido aiutandovi con un paio di pinzette. Mediamente il tempo necessario al distacco non supera i 15/20 minuti, dipende molto da chi ha incollato i francobolli alla busta, se non si è limitato ad inumidire la gommatura, ma ha fatto ricorso a colle di vario tipo che potrebbero mostrare maggiore tenacità al distacco.
  4. Mettete sotto il rubinetto con un flusso ragionevole, mai violento, di acqua corrente la vaschetta. Quanto per poter sostituire l'acqua che ha contribuito al distacco e poter così sciacquare bene ì francobolli, eliminando i residui di collante ancora sul retro dei dentelli e la gomma disciolta nell'acqua. Non sottovalutate questa fase perché residui collosi sul retro potrebbero appiccicarsi alla carta utilizzata nei passaggi successivi di asciugatura, obbligandovi a ripetere le operazioni di distacco.
  5. Stendere una carta assorbente o un tessuto morbido (che non perda peli), estrarre con la pinzetta i francobolli ad uno ad uno e deporli, con la vignetta verso il basso, sulla carta assorbente, stando attenti a non sovrapporli. Attendete il tempo necessario alla loro asciugatura. Non serve la fretta. Comprimere i valori tra due fogli di carta assorbente può diventare rischioso perché i francobolli potrebbero attaccarsi sul lato ove prima stava la gommatura. I sacri testi della filatelia rammentano di non asciugare i francobolli sul calorifero di casa e a non stirarli con il ferro da stiro, ma sfido chiunque a dire che non lo ha fatto almeno una volta!
  6. In caso di pieghe ed antiestetiche arricciature legate all'asciugatura, preparate una superficie piana su cui appoggiare una carta assorbente, appoggiatevi sopra i francobolli asciutti da "stirare", ricopriteli con un'altra carta assorbente e comprimete il tutto con un peso (un bel volume enciclopedico è perfetto). Esistono in commercio sia le carte assorbenti che piccole presse create per tali operazioni. Lasciateli in pressione una notte ed avrete degli usati perfetti.  
Francobolli non adesivi su carte colorate
Appare chiaro che l'operazione su frammenti di buste colorate, le più odiate sono quelle di colore rosso arancio, nel passato utilizzate da enti pubblici e di Governo per la propria corrispondenza, non può essere effettuata insieme agli altri frammenti. Il rischio di tale operazione è quello che il colore, rilasciato dalla carta durante l'immersione, passi a tingere il francobollo. Esistono per questo frangente diverse scuole di pensiero.
  • La più accademica suggerisce, seguendo i passaggi già descritti per i francobolli su carta bianca, di aggiungere all'acqua della vaschetta candeggina per uso domestico, senza profumi aggiunti. L'ipoclorito di sodio per uso domestico è, di fatto, già una soluzione acquosa in cui il principio attivo si presenta diluito. La dose suggerita è di due cucchiai per litro. Non esagerate per non amplificare l'effetto candeggiante sui colori. Due attenzioni particolari: riducete il tempo di immersione a quello minimo indispensabile allo scollamento del francobollo, dopodiché togliete il frammento di carta e procedete al risciacquo aumentando, in questo caso, il tempo di tale passaggio per eliminare ogni residuo clorato. 
  • Un secondo sistema descritto in letteratura è il ricorso al sale. Il sale grosso è da sempre descritto come un metodo per fissare il colore alle fibre ed evitare che questi ultimi lo perdano durante il lavaggio. Se pensiamo alla cellulosa come ad una fibra il principio si replica. Unite all'acqua dai 5 ai 6 cucchiai di sale grosso per litro prima di immergervi il frammento. Poi procedete come per gli altri francobolli.
  • Un terzo procedimento descritto a più riprese, il più ecologico, consiste nell'immergere il frammento di carta colorata in un contenitore posto sotto l'acqua corrente tiepida. Il flusso continuo dell'acqua trasporta con se il colore evitando che il pigmento raggiunga una concentrazione tale da migrare dalla carta della lettera a quella del francobollo.
Sui più recenti sistemi che prevedono l'impiego del forno a microonde per distaccare i francobolli preferisco non soffermarmi, lasciando al moderno utensile da cucina l'obiettivo di cuocere i cibi.


Francobolli adesivi: avanti tutta
L'arrivo dei francobolli adesivi ha procurato ai collezionisti non pochi grattacapi, per lo meno per ciò che riguarda la loro rimozione dalle buste o dai frammenti di corrispondenza. Un problema di non poco conto se si pensa che, a partire dal 2012, i cataloghi quotano il valore dei francobolli italiani usati al pari di quelli nuovi, data proprio la difficoltà di staccarli facilmente senza rovinarli.

Ora il dibattito sui metodi più efficaci si basa su due criticità sostanziali: la non solubilità in acqua dei moderni supporti adesivi e la quasi impossibilità di rimuovere completamente lo strato adesivo dal francobollo, una volta che si è riusciti a staccarlo dalla busta. I numerosi metodi che sono descritti nei forum di collezionisti di tutto il mondo prevede l'impiego di solventi, spray o liquidi che essi siano, per la rimozione. Appurato che tali collanti sono sensibili a soluzioni quali l'acetone (ad esempio i prodotti per rimuovere lo smalto dalle unghie che sono soluzioni diluite di acetone), si è testato sul campo che, impregnando il retro del frammento con tali sostanze, si procura il distacco del francobollo, facendo però ben attenzione a non decolorare lo stesso usando il solvente sulla superfice stampata. Sono molteplici i solventi citati, ma il loro comune denominatore è una certa tossicità, sia per contatto con l'epidermide che per inalazione.

Quello che oggi voglio proporvi è un metodo alternativo che ho trovato efficace nell'80% dei casi in cui sono intervenuto. Il punto di caduta è riferibile a quei supporti cartacei (cartoncino o buste plastificate) ove il retro del frammento non consenta alcuna o scarsa permeabilità del prodotto di rimozione, medesima fallacità ascrivibile anche per i comuni solventi. Il vantaggio sta nella ridotta tossicità di tale metodo che impiega il normale gel disinfettante per le mani, quello ormai comunemente di uso pubblico negli ospedali, nei supermercati, nelle scuole, la cui base alcolica è sì presente, ma alquanto modesta. Io ho utilizzato per i primi esperimenti un prodotto comune (il Sanity Fresh&Clean), per poi passare ad un analogo prodotto privo di profumazione. Il costo è relativamente contenuto.


Francobolli adesivi: sette passaggi
  1. Prendete il frammento su cui è applicato il francobollo adesivo. Sul retro, nella parte della busta su cui si colloca il valore da staccare, versate due gocce di liquido per le mani.
  2. Con le dita spalmatelo uniformemente sulla carta facendolo così assorbire. Essendo un gel fatelo bene, con calma, in modo che tutta la superficie sia ben impregnata.
  3. Ripetete l'operazione aggiungendo ancora una goccia di liquido per le mani.
  4. Di nuovo procedete con le dita a spalmare bene il gel.
  5. A questo punto, aiutandovi con la pinzetta, iniziate a rimuovere il francobollo. Con calma, senza forzare il distacco.
  6. Per inattivare i residui di adesivo che restano sul francobollo, col polpastrello prendete una piccola quantità di talco.
  7. Spalmatela per bene sul retro del francobollo e quest'ultimo sarà pronto. Chi non volesse utilizzare il talco potrà riposizionare il francobollo sopra un piccolo frammento di carta per adesivi (in poche parole il supporto su cui poggiano le etichette di vario tipo e che normalmente gettiamo nella spazzatura).
Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

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Bibliografia

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