martedì 18 luglio 2017

Il senso di ogni nuovo tassello

In questi giorni inauguro un nuovo album nella mia personale raccolta, quello che conterrà le emissioni dell'Italia repubblicana dell'anno 2016. Un nuovo tassello in un percorso espositivo che prende avvio dal Regno d'Italia e che dunque, proprio per la sua contemporaneità, ripropone lo stesso quesito da collezionista del terzo millennio: ha ancora un senso raccogliere emissioni contemporanee di uno Stato il cui sistema postale rinuncerebbe volentieri alle tradizionali affrancature (ormai quasi tutte autoadesive) per sistemi automatizzati che ritiene più pratici e veloci? Un dilemma che si rinnova ormai annualmente, amplificato anche da un programma di emissioni decisamente ridondante rispetto a reali esigenze di servizio, talvolta con pretese celebrative poco comprensibili.



La considerazione di fondo, quella smussa un poco la ruvidità del quesito, resta quella di sempre: fintanto che un'autorità statale emetta carte valori espressamente dedicate all'affrancatura delle missive, indipendentemente da quante di queste, nel volume complessivo di posta smistata, siano affrancate con un francobollo, il rettangolino dentellato a noi tutti tanto caro mantiene integro il ruolo di cui è stato investito sin dall'epoca della sua genesi postale. Certo, sarà meno utilizzato dei tempi andati, questo è innegabile, ma le lettere senza francobollo non sono, in fondo, una novità dell'epoca digitale. Bene lo sanno gli amici collezionisti che spendono la loro passione nel raccogliere le mitiche "rosse", ovvero le affrancature meccaniche che, nel nostro Paese, videro la luce con il Decreto Regio 1233 del 1 luglio 1926. Detto questo, pare chiaro che quel "ha ancora un senso" inserito nell'interrogativo iniziale è dunque più orientato a valutare se c'è ancora qualcosa di vero in quanto è scritto nel voluminoso trattato curato da Fulvio Apollonio "L'enciclopedia dei francobolli" edita da Sansoni nel 1968: "la collezione diviene così un veicolo culturale capace di sollecitare la curiosità e la fantasia, anche di chi date e eventi ha magari lasciato sui banchi di scuola", questo perché, sin dalla nascita del francobollo, "storia e filatelia spesso coincidono. Rivoluzioni, guerre, fine di imperi, crollo di monarchie, nascita di repubbliche, sorgere di domini coloniali destinati a dar vita a nuovi Stati indipendenti. Il francobollo registra gli avvenimenti che poi entreranno nei libri di storia. E' la cronaca 'maggiore' quella che la filatelia annota".



Sulla valenza culturale si incontrano, nell'attuale cronaca filatelica italiana, alcuni positivi ed interessanti riscontri, conferme incoraggianti, anche se pur sempre di parte provenendo da vissuti o da analisi dell'ambiente collezionistico.

Ne annoto una, ad esempio, a firma di Mariagrazia De Ros, Delegata Nazionale FSFI per il Progetto Scuola, pubblicata sul sito Club della Filatelia d'oro Italiana con il titolo "Francobolli per spiegare: un eccezionale strumento di insegnamento e formazione". L'autrice "conscia del vantaggio costituito dall’aver avuto un padre appassionato di filatelia e strenuo 'raccoglitore' di francobolli", racconta di come ha affrontato la difficolta di dover spiegare, in qualità di insegnante, il concetto di inflazione agli alunni di una terza media. Il ricorso ai dentelli ha semplificato ed esplicitato con immediatezza un concetto non facile per una platea di quattordicenni: è bastato mostrare loro alcuni francobolli tedeschi del 1923, il cui valore nominale pieno di zeri, ha surrogato ogni tecnicismo statistico. Una capacità di coinvolgimento che la De Ros ha recuperato nel suo percorso didattico ponendo il francobollo al centro della storia e degli eventi che l'anno scandita. Come essa racconta, il riscorso ai dentelli ha offerto ai giovani allievi  "la consapevolezza che i fatti che avevano appreso dal loro testo di storia erano … realmente accaduti". Non solo "l'analisi dei francobolli", scrive l'autrice, "mi ha aiutato a far analizzare alla classe le variazioni sociali, storiche, economiche e politiche, conseguenti alla fine del colonialismo in Africa", così come "in alcuni casi siamo anche riusciti ad interpretare alcuni termini linguistici locali".

Alla luce di tutto ciò, anche dalle emissioni del 2016 si potrebbero dunque trarre interessanti spunti per una ricerca scolastica multidisciplinare. Penso, ad esempio, al francobollo da 95 centesimi emesso il 9 maggio, inserito nel percorso “Il senso civico”, dedicato a due vittime del terrorismo: Francesco Coco e Vittorio Occorsio, assassinati rispettivamente da Brigate Rosse e da Oordine Nuovo. In un dentello la sintesi di uno dei periodi più oscuri e travagliati della nostra repubblica: gli anni di piombo e la strategia della tensione. Possibili connessioni, sempre filateliche, con alcune precedenti emissioni: quella del 2009  omaggio al magistrato Emilio Alessandrini, “che si occupò del fenomeno dell’eversione, cercando di comprenderne le radici e le motivazioni, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche sociale; l'emissione del 28 maggio 2014 a ricordare la strage di piazza della Loggia a Brescia: furono otto le persone uccise ed un centinaio i feriti; il francobollo del 2006 dedicato alle vittime del terrorismo e quello dedicato alla strage di Bologna in memoria della bomba che il 2 agosto 1980 fece 85 vittime ed oltre 200 feriti. Quest'ultimo dentello, tra le altre cose, è frutto di un concorso fra studenti che ha coinvolto 230 scuole in Italia ed oltre una cinquantina di accademie nel mondo. Ma tra le emissioni del 2016 che "fanno scuola" potremmo metterci anche il valore da 95 centesimi emesso il 4 novembre per ricordare gli “angeli del fango, ossia ai volontari che mezzo secolo fa, da tutto il mondo, conversero su Firenze alluvionata per salvare il salvabile dalla furia delle acque. Oltre a riportare alla memoria dei più giovani quei tragici eventi, lo stesso dentello è opera di giovanissimi: curato dal centro filatelico dell’Istituto poligrafico e zecca dello stato, è stato realizzato dagli allievi del quarto anno della scuola primaria “Gabriella De Majo” di Pelago (Firenze).

Slovenia: Club Filatelico della scuola di Celje

Un'altra interessante analisi che sorregge la tesi del "vale la pena" la offre un articolo, a firma di Francesco Giuliani, intitolato "La maturità è meglio con i francobolli", apparso sulla testata L'arte del francobollo nel settembre 2016, quindi assolutamente recentissima, a confermare che filatelia e cultura rappresentano un connubio perfetto. Giuliani sostiene e cerca di dimostrare, attraverso il suo scritto, che "Le tracce degli ultimi esami erano chiaramente più semplici per chi conosceva le carte-valori dell’area italiana". Egli esordisce affermando che "ci sono moltissimi motivi per i quali i giovani della nostra epoca tecnologica, abituati alle e-mail e agli smartphone ipertecnologici dovrebbero iniziare a collezionare francobolli; uno tra questi, di sicuro importante, è che i filatelisti sono mediamente più colti e preparati dei loro coetanei, acquisiscono attraverso il loro hobby delle lezioni di metodo e di comportamento che si rivelano fondamentali per la loro vita". Per dare sostegno alla sua teoria egli prende ad esempio gli esami di maturità del 2016 e, seguendone i temi e le tracce, cerca conferme delle sue affermazioni raffrontando soggetti d'esame ed emissioni filateliche.

Inghilterra: gli alunni della Scuola Primaria Oakham

Sorvolando sui vari esempi che l'autore cerca di dettagliare, per i quali vi rimando alla gustosa lettura dell'intero articolo, voglio citarne uno esemplare: il "tema storico, che verteva su di un avvenimento importante, rappresentato dal settantesimo anniversario del primo voto alle donne in Italia, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Bisognava scegliere tra repubblica e monarchia, dopo la terribile fase bellica, e in quell’occasione le donne tagliarono uno storico traguardo, recandosi alle urne insieme agli uomini, rendendo così finalmente universale il suffragio nella nostra nazione. Ebbene", continua l'autore, "questo avvenimento era stato celebrato solo pochi giorni prima, il 2 giugno 2016, dall’Italia, nell’ambito di una serie sul tema delle pari opportunità. Il riferimento specifico è al valore da 95 centesimi, dedicato per l’appunto al 70° anniversario dell’estensione del diritto di voto alle donne".

Un'analisi attenta, quella che emerge, ricca di spunti che, proprio ai valori assolutamente contemporanei, fa chiaro e preciso riferimento, utilizzando quasi come punto di partenza per lo sviluppo di alcune delle prove di esame. Secondo Giuliani è dunque inconfutabile che la filatelia sia ancora, più che mai, in grado di "venire incontro a tantissime e diversissime esigenze. È un hobby, un investimento culturale, una fonte di immaginazione, ma è anche un modo di aumentare la propria cultura, di affinare il proprio senso critico, persino di ottimizzare il proprio rapporto con la conoscenza e con il mondo esterno".

Detto questo a seguire il link al nuovo album inserito nella mia collezione:

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