giovedì 9 febbraio 2017

Argentobolli: non è tutto oro ciò che luccica

La premessa fondamentale
Nell'inserire questo particolarissimo “capitolo” nella mia collezione repubblicana, è doveroso anticipare i limiti entro i quali circoscrivere il fenomeno degli “argentobolli”, caso dentellato tra i tanti cui solo il trascorrere degli anni confermerà o meno lo status filatelico. Si tratta di un limitato numero di emissioni che, riprodotte in contemporanea, oltre che su carta anche su lamina d'argento, con tanto di valore facciale ben stampigliato in calce, hanno finito per arrogarsi il titolo di valori di Stato “buoni per affrancar missiva”, complice un'insana quanto macroscopica svista di Poste Italiane. È bene chiarirlo in calce, poiché se si finisse per considerare quali francobolli tutte le riproduzioni in metalli più o meno preziosi, incluse quelle nei folder ufficiali private del valore in euro, allora davvero si commetterebbe peccato: confondere fischi per fiaschi e pensare che sia davvero oro tutto ciò che luccica!

Giusto per fare un esempio: non sono francobolli le riproduzioni in lamina dorata di vario tipo parte dei folderini promozionali editi da Bolaffi per propagandare la collezione filatelica dell'area italiana. Gradevoli, ma privi di ogni requisito dentellato.

Il caso filatelico
Come sempre accade tutto succede d'improvviso, quando meno te lo aspetti. E come ogni caso filatelico che si rispetti, dietro allo stesso c'è sempre una storia che vale la pena d'essere raccontata. Il caso esplode in pieno convegno milanese, quando Poste Italiane tiene a battesimo il nuovo folder dedicato al 150° anniversario dell'unità monetaria italiana. Al suo interno, oltre all'emissione vera e propria prodotta in foglietto, sono presenti alcuni gradevoli “gadget” filatelici. Tra questi balza all'occhio una riproduzione del foglietto in lamina d'argento e, udite udite, con aspetto e valore facciale identici all'esemplare cartaceo.


La notizia si diffonde come un virus durante un'epidemia e le scorte del folder portato agli sportelli milanesi si esauriscono con grande rapidità. E dire che tali “ricordini” filatelici non sono proprio ciò che si possa definire una novità. Già molto tempo prima, Poste Italiane aveva commercializzato ai propri sportelli un curioso fermacarte in plexiglas che al proprio interno conteneva una riproduzione di alcuni celebri francobolli della storia repubblicana. Più precisamente il 5 lire emesso nel 1923 per il Cinquantenario della morte di Alessandro Manzoni, il 100 lire della serie Democratica, il 205 Lire meglio conosciuto come Gronchi Rosa e il 1.000 lire pacchi “cavallino”. Confezione accattivante in cui il fermacarte, contenente la riproduzione in lamina argentata del francobollo, era a sua volta inserito in una piacevole scatola riproducente il celebre dentellato. Ottimo per un simpatico regalo filatelico, magari ad un non collezionista, deve aver pensato qualcuno, tanto che tali oggetti per moltissimo tempo sono passati sotto totale silenzio. Eppure anche in queste quattro riproduzioni spiccano le diciture ufficiali ed il valore facciale. Anche se, e questo è il punto cruciale, ormai indiscutibilmente fuori corso come affrancature.


Allo stesso modo dei già citati precursori, anche le lamine d'argento contenute in diversi folder, emessi da Poste Italiane prima del 2011, hanno ricevuto scarsa attenzione. Persino l'osservatore meno attento, infatti, non potrà non notare che le riproduzioni in lamina dei francobolli relativi al Corriere dei Piccoli (8 novembre 2008), Bulgari (24 aprile 2009), le Mille Miglia (14 maggio 2009), tanto per citare alcuni esempi, sono assolutamente prive del valore facciale e quindi non utilizzabili alla stregua di normali affrancature in corso di validità. A questo punto appare chiaro lo spartiacque oltre il quale, l'oggetto filatelico considerato alla stregua di un simpatico gadget, si trasforma in affrancatura e quindi in reperto da incasellare: il valore facciale e la contemporaneità alla validità postale dell'emissione riprodotta.


A questo punto il gioco è fatto e nasce un nuovo accattivante caso filatelico, reso ancor più avvincente dal punto di vista collezionistico se si considerano le basse tirature che vanno dai 2.000 pezzi dei primi esemplari ai 17 mila dei più recenti. Inizia così anche la corsa speculativa e qualcuno, tanto per dimostrare che le riproduzioni in lamina così combinate (cioè con il valore facciale ben impresso nella riproduzione) sono utilizzabili come affrancature si da da fare a recuperare esemplari ed imbustare lettere, a loro volta recapitate in modo esemplare con tanto di annullo postale. È l'inizio della corsa all'oro (o sarebbe meglio dire all'argento), visto che il fenomeno ottiene, nel giro di qualche anno, una sua “ufficializzazione”, in quanto i cataloghi Sassone ed Unificato hanno inserito tali oggetti nei propri mercuriali, citandoli ed indicandone un possibile prezzo di mercato.

Solo a questo punto Poste Italiane s'accorge di quanto sta accadendo a causa della sua macroscopica svista e decide di correre ai ripari. Con l'emissione del 1° ottobre 2012 dedicata alla Corte dei Conti, la riproduzione in lamina d'argento del relativo francobollo, contenuta nel folder, è prodotta con il valore facciale chiaramente annullato. Poste Italiane ha di fatto sancito con tale segno la non validità dell’oggetto come cartevalori rendendolo non idoneo al pagamento delle spese postali. L'evento, che chiude il primo capitolo dei foglietti argentati, al tempo stesso sancisce, pur indirettamente, la validità postale delle precedenti emissioni in lamina.


La tecnologia produttiva
Il collezionista può trovare interessante anche la tecnologia messa in campo per la produzione di tali “valori” in lamina d'argento. Sugli stessi, infatti, l'osservatore attento può notare la dicitura “by Paolillo”. Si tratta di una sorta di marchio di fabbrica riconducibile ad una tipografia romana, di proprietà di Ciro Paolillo, specializzata in tale genere di stampa, per il quale detiene anche uno specifico brevetto. Non si può certo dire che tecnologia ed azienda siano cosa nuova nel campo della filatelia. Proprio alla Paolillo di Roma si deve uno dei due francobolli, quello da euro 2.80, in distribuzione dal 10 ottobre 2008 per ricordare Italia 2009, con presentazione nell’ambito di “Romafil”, che mostra la leggendaria Bocca della verità. Il dentello è stato realizzato con un procedimento inedito, tramite vaporizzazione dell’oro. Il boom dei francobolli su lamina d’oro si ebbe già negli anni Sessanta, ma è nel terzo millennio che si sono intensificati i processi di stampa più evoluti. Come nell'emissione Onu per Pechino, sempre del 2008, realizzata dalla stamperia olandese Enschedé. La produzione di tali francobolli comporta scarti notevoli, tenuto conto anche delle difficoltà tecniche e delle richieste di qualità messe a capitolato da Poste Italiane. Un secondo francobollo in lamina d'oro è quello emesso il 30 ottobre del 2008 dedicato al Natale, anch'esso come il precedente in minifoglio da 25 esemplari. Che l'azienda fosse la medesima degli “argentobolli” non era dato di sapere dato che nulla compariva sui comunicati ufficiali, essendo la lamina prodotta solo una base dorata sulla quale effettuare poi la stampa definitiva del valore bollato, pur operando l'azienda laziale in regime di fornitore ufficiale ed esclusivo di Poste Italiane. La laminatura utilizzata per queste emissioni è quindi la stessa utilizzata anche per l'argento, da qui la firma d'autore sulle riproduzioni contenute nei fermacarte.


Passato e futuro
A rigore di cronaca “filatelica” è giusto ricordare che, nella storia argentata delle carte valori italiane  sono riemerse alcune riproduzioni dei valori della Michelangiolesca (quelli da 70 lire e da 50 lire), con tanto di valore facciale. Contenuti in un particolare folder per la Giornata del Francobollo del 1977, questi progenitori degli argentobolli sono assai più grandi degli originali. Ma è nel 2016 che Poste Italiane ci riprova con fermacarte e lamine, con tanto di valore facciale e puntando alla serie forever “Piazze d’Italia”, emessa il 2 luglio. Il primo soggetto individuato è il “B-50g” con il Duomo di Milano, non a caso in vendita allo spazio filatelia del capoluogo lombardo al prezzo di 20,00 euro. Visto come si presenta però, sarà ben difficile, questa volta, spacciarlo per francobollo vero.

La riorganizzazione della mia collezione
La maggior parte degli esemplari entrati a far parte dei cataloghi proviene da fermacarte prodotti e commercializzati da Poste Italiane. All'interno di una confezione di cartone è contenuto il parallelepipedo in plexiglas composto da due parti, tenute salde tra di loro da apposite calamite, all'interno delle quali fa bella mostra di sé la riproduzione del valore postale in lamina argentata. Sono stati venduti in questa veste praticamente tutte le emissioni del 2011 dedicate al 150° anniversario dell'unità d'Italia. Sia in fermacarte che in apposito folder, invece, si trova la lamina dedicata al 150° anniversario dell'unificazione del sistema monetario nazionale, dentello emesso nel marzo del 2012. Tale foglietto speciale era disponibile,  se all'interno dell’omonimo folder, al costo di € 20 oppure al costo di € 18 versione fermacarte. La tiratura complessiva del foglietto è indicata come di 18 mila esemplari, 15 mila inseriti nel folder, 3.000 sotto le sembianze di un fermacarte. Sono invece contenuti nel solo folder gli argentobolli successivi.


Ho deciso di riorganizzare quindi la mia sezione espositiva compresa tra il 2011 ed il 2012 collocando gli argentobolli a scavalco tra le due annate di emissioni. Gli album del periodo contemporaneo sono costituiti da cartelle e fogli in formato A4 (per le modalità costruttive vedi la pagina dedicata all'accomodatore). Trattandosi di lamine, in verità piuttosto delicate nonostante lo spessore non elevato, data la mancanza di flessibilità, ho notato che i fogli in grammatura 200 con applicate le taschine a L tendevano a sollecitare parecchio le lamine quando l'album era sfogliato. Ho quindi optato per la collocazione in inserti senza plastificante a due tasche. Per ogni tasca ho prodotto un inserto in cartoncino 200+200 di grammatura, realizzato in modo da ospitare una lamina su ogni lato (quattro lamine su ogni inserto, due per facciata). In tal modo le lamine sono maggiormente protette da elementi ossidativi e da danni per piegatura. Per le lamine ospitate in folder ho utilizzato specifici inserti per mantenere integro l'insieme. Gli inserti esplicativi sono redatti e stampati, come solitamente faccio, su cartoncino di grammatura 200. I fermacarte in plexiglas e le relative scatole sono collocate in box di cartone, quale corredo secondario alla collezione.

Giusto per dare un'occhiata
Cambia dunque l'assetto espositivo che avevo originariamente previsto per l'area repubblicana del periodo euro, con una rielencazione degli album di questa sezione ove l'area degli argentobolli trova collocazione nell'album E6, spostando dunque in avanti di uno la numerazione delle cartelle a seguire (l'intera collezione è comunque visibile sulla pagina "la mia collezione"):

La Repubblica italiana negli anni  dell'euro
► Album E2 - Il biennio 2005 - 2006
► Album E3 - Il biennio 2006 - 2007
► Album E7 - Il biennio 2012 - 2013
► Album E8 - Il biennio 2014 - 2015

L'album contenente gli argentobolli:


Scene di ordinaria follia
Come accadde per foglietti dei diciottenni, anche per gli argentobolli la polemica durerà a lungo. Secondo molti collezionisti (al momento Bolaffi non ha catalogato tali “emissioni”, ma non lo ha fatto anche per i codici a barre), i foglietti in lamina d’argento non hanno alcun valore postale, in quanto non esplicitamente previsto dalla Gazzetta Ufficiale al momento dell’emissione. Dunque non possono essere incasellati come francobolli. Secondo tale opinione, tutta la corrispondenza affrancata con il foglietto è quindi illegale in quanto atta a frodare le Poste Italiane. Nella accesa e dibattuta questione la lamina più ambita, poiché distribuita in uno speciale folder omaggio distribuito a pochi eletti, è quella del foglietto celebrante il 150° anniversario di Poste Italiane. Questa insolita emissione ricorda quanto già accaduto nel Settembre 1989 con il francobollo celebrativo dedicato alla nascita dell’attore comico Charlie Chaplin. In quell’occasione Poste Italiane stampò, oltre al normale francobollo, un foglietto in nero non dentellato ed a tiratura limitata di soli 6.000 esemplari. Tale foglietto fu inserito come omaggio soltanto nel libro dei francobolli nell’edizione esclusiva per l’estero. Oggi è un pezzo filatelico molto apprezzato e richiesto dai collezionisti italiani. Sta di fatto però che, ma è il mio solo pensiero non qualificato o qualificante, credo sia necessario definire un limite, stante anche la storia delle importanti emissioni in ambito italiano. Trovo un po' folle, infatti, che tale foglietto, giusto alcuno giorni fa, si scivolato su ebay al pazzo prezzo di 663 euro.



Un po' di bibliografia

  • "Dopo il duomo d'argento cos'altro arriverà?", Gennaio 2017, L'Arte del Francobollo  n°65
  • "Tornano i fermacarte", dicembre 2016, Vaccari News
  • "Breve storia delle lamine d'argento", Pierfranco Olivani, febbraio 2013, Il Francobollo Incatenato n° 226
  • "Gli argentobolli italiani", Sebastiano Cilio, ottobre 2012, L'Arte del Francobollo n° 61
  • "Poste Italiane annulla il valore dei francobolli in argento", 3 ottobre 2012, francobolliefilatelia.com
  • "Le lamine d'argento entrano nei cataloghi", agosto 2012, Vaccari News
  • "Foglietto Lira Italiana in argento: un nuovo Chaplin?", 24 maggio 2012, francobolliefilatelia.com.

venerdì 3 febbraio 2017

Un altro passo avanti con le emissioni 2015

L'inserimento in cartella delle emissioni repubblicane del 2015, e quindi l'ampliamento del mio percorso espositivo, mi offre lo spunto per proseguire alcune riflessioni su collezionismo e collezionare, sui francobolli e loro contestualizzazione storica e, perché no, didattica. Giusto per quel continuo tentare, che molti raccoglitori come me fanno, di cercare di trasferire una personale passione alle generazioni a venire. Il collezionismo è in fondo un grande gioco dove l'entusiasmo per la raccolta e la ricerca non possono venire a meno, anche quando la platea dei partecipanti aumenta.

Il termine "collezionare" ha una radice antica, pare infatti trovare genesi nel latino "colligere" ovvero raccogliere. Bene lo sapevano epigrammisti e prosatori dell'antichità che raccontano di come, nell'Antica Roma, il collezionismo fosse attività diffusa, tanto da dare vita a vere e proprie mostre e mercati specializzati. Cosa dire poi delle raccolte emerse dalle tombe dei grandi faraoni dell'Egitto antico? Pietre di foggia stravagante e bastoni ritrovati nei sepolcri sono una traccia tangibile dell'umana esigenza di raccogliere, catalogare e collezionare e nemmeno il grande Tutankamon ha costituito eccezione. Gli esempi citati in letteratura sono tanti: dai vasi di essenze esotiche della bella Cleopatra alle bamboline di Neruda. Non ha importanza ciò che si raccoglie. Ciò che conta veramente è quell'impegno che richiede passione e pazienza, che nel piacere della scoperta esonda nel desiderio di conoscere, che ci stimola ad indagare, ricercare, approfondire ed apprendere.

Immagine parte della campagna pubblicitaria di Poste Italiane
per propagandare l'abbonamento filatelico

Sfogliare una collezione di francobolli equivale, per molti, alla visita ad un museo. Ancora di più per quel visitatore che, a digiuno di una specifica cultura filatelica di tipo "accademico", si colloca allo stesso piano di un bambino curioso, ma inesperto nella sua dimensione cognitiva. Per quest'ultimo la visita è sinonimo di un'esperienza che stanca. Il visitatore "bambino" è disorientato, posto come al centro di un insieme assai vasto di reperti che, dopo un po' non è più in grado di interpretare, ma nemmeno quasi di distinguere.

I nostri francobolli, le missive con i loro annulli, le cartoline diventano oggetti che, separati dalla loro originaria funzione utilitaristica e raggruppati secondo i criteri personali di chi li ha accomodati, sono spinti a rivelare il loro profilo nascosto, come ombre sui muri che diventano figure o immaginari personaggi di un cielo solcato da nuvole. I legami tra gli oggetti, le interferenze, le risonanze sono in effetti davanti agli occhi di chi osserva, ma per percepirli occorre la capacità di aggiustamenti continui. Servono punti di riferimento.

Per il visitatore neofita, l'uscita dal museo o quel rapido e superficiale sfogliare un album sino ad arrivare all'ultima pagina in un sol respiro, è vissuto come un momento liberatorio. Sono quindi convinto che la visita di una collezione non possa limitarsi a mostrare una serie infinita di taschine trasparenti che custodiscono i nostri francobolli o le nostre buste ben affrancate, ma debba essere organizzata anche ponendo in atto una strategia didattica. Un impianto espositivo che si offra come un'esperienza cognitiva per colui che sfoglia. In fondo è questa l'attività che ci occupa la maggior parte del tempo: disegnare le nostre vetrine virtuali in cui porre i reperti postali.

la visita di una collezione non può limitarsi a mostrare una serie infinita di taschine trasparenti, ma deve essere organizzata anche ponendo in atto una strategia didattica


Il 2016 segue quindi, nella mia collezione, grazie anche al fatto di potermi realizzare in prima persona i fogli d'album e le pagine di almanacco filatelico, un itinerario non cronologico, non basato sulla mero calendario delle emissioni, ma organizzato con un filo logico fatto di temi che si sviluppano uno dopo l'altro, tenuti insieme, per quanto possibile, da punti di contatto che legano i vari argomenti affrontati. Il tema della riscoperta del patrimonio d'Italia, ad esempio, tiene unite le serie dedicate al turismo con quelle nate per riscoprire le bellezze botaniche e naturalistiche o con i francobolli dedicati al patrimonio artistico e culturale italiano. La cultura quale patrimonio, a sua volta, aggancia particolari celebrazioni dedicati ad illustri personaggi del Paese che, a loro volta, anticipano le "eccellenze del sapere". Allo stesso modo con cui il "made in Italy", quando dal prodotto di qualità si sposta all'eccellenza enogastronomica, trascina le emissioni celebrative di Expo Milano, il cui tema era proprio al "cibo", quale sostentamento per il pianeta.

Schede filateliche, riferimenti storici, contestualizzazioni cronologiche e richiami di più ampio respiro, se inseriti accanto ai valori dentellati, aiutano il "visitatore" a colmare vuoti interpretativi, persino a costruire storie anche per chi non è abituato a farlo, incapace di interferire con ciò che vede. La nostra collezione deve necessariamente andare oltre il concetto di "nostra" e stimolare domande in chi la osserva, ma anche offrire risposte.


un itinerario non cronologico, non basato sulla mero calendario delle emissioni, ma organizzato con un filo logico fatto di temi che si sviluppano uno dopo l'altro


Non c'è dubbio che l'epoca in cui viviamo necessita di un apparato espositivo differente da quello che il collezionista approntava nel passato. Stimoli e conoscenze erano differenti e le modalità con cui un collezionista di inizio Novecento predisponeva i sui valori per sé e per mostrarli ad altri fondava su un contesto sociale e culturale molto differente. Va da sé che anche il mondo filatelico è mutato: a quel gran numero di appassionati e competenti collezionisti di ieri, che da soli costituivano una platea di "visitatori" maturi, oggi si è sostituita una società abituata ad un apprendimento precucinato espresso, ove la filatelia è spesso declassata ad oggetto di modernariato. Oggi siamo circondati da mezzi di comunicazione multidisciplinari, ad esempio la televisione, che surrogano ogni operazione di completamento dal punto di vista dell'apprendimento. Il colore, il suono, la comunicazione visuale si presentano già interconnesse, strutturate a copia della vita reale ove l'insieme degli stimoli è confezionato per produrre schemi e trame coerenti. Non devi fare altro che sederti e guardare. Non è così, salve rare eccezioni, per i percorsi museali e quindi per l'esposizione di una collezione ove ogni singolo reperto svela una propria storia e ne nasconde cento altre.

La curiosità di saperne di più, rispetto all'oggetto esposto o mostrato su un album, è un'opportunità da cogliere appieno. Per chi accomoda ciò che ha raccolto, la collezione è un gioco senza fine, un vero e proprio universo in cui il collezionista detta le regole di uno spazio che gli appartiene totalmente, in cui nessuno può imporgli leggi, vincoli, dogmi. Per chi questo universo lo visita solamente, il punto di vista è totalmente diverso. Se il racconto che circonda il francobollo è in grado di soddisfare l'esigenza di conoscerne la natura, la sua origine, la sua storia e i mutamenti avvenuti nel tempo, ecco che la propria collezione perde quella valenza individuale e si trasforma in un mezzo, in un veicolo di conoscenza e di approfondimento capace di aprire gli orizzonti anche a chi non ha partecipato alla raccolta ed alla catalogazione.


La collezione può trasformarsi in un mezzo, in un veicolo di conoscenza e di approfondimento

Le consolidate teorie sull'apprendimento, in senso generale del termine e non solo limitato all'aspetto puramente scolastico, identificano tra le cause di non assimilazione, all'interno di un contesto non destinato alla pura formazione, la mancanza di una connessione tra ciò che si apprende e la pratica ricaduta nel problem solving. Diventa cioè difficile trattenere quanto si apprende se quegli stessi concetti o quelle specifiche nozioni non saranno mai utilizzate nella vita pratica quale strumento di risoluzione dei problemi. Comprenderete quindi quanto sia difficile implementare un elemento così complesso all'interno di un repertorio culturale, offerto da un percorso filatelico o di storia postale, dovendo nello stesso introdurre stimoli cognitivi e percorsi intellettuali che non siano solo emozionali, ma che sappiano attivare un'esperienza cognitiva complessa. Questa è forse la sfida più grande. Una sfida che a volte ci obbliga a rompere gli schemi.

Avendo colto, quale occasione per questa disquisizione tra apprendimento e collezionismo, l'inserimento delle emissioni italiane 2015 nella parte contemporanea della mia collezione, non posso esimermi da citare un esempio, altrettanto contemporaneo, di rottura degli schemi nel mio viaggio filatelico.

 La sfida più grande. Una sfida che a volte ci obbliga a rompere gli schemi.

In ogni percorso espositivo, in quanto trama portante del racconto, l'oggetto rappresenta il testo. L'oggetto è l'asse narrativo, non si cambia in quanto tale, e va dunque interpretato. Per farlo si ricorre a quello che gli addetti a lavori definiscono paratesto. Un elemento di supporto all'interazione tra reperto ed osservatore, una connessione il cui richiamo può avere differenti valenze: contesto culturale, profilo storico, tecnica e stilistica, iconografia. La prima parte del paratesto (peritesto) rappresenta una sorta di contiguità fisica al pezzo che è mostrato: dalla semplice didascalia con i dati di emissione sino alla scheda di almanacco filatelico. Nell'ambito dell'allestimento della nostra collezione tale elemento può essere determinante, ancor più per quella sezione "moderna" ove la storicizzazione, normalmente operata per i valori più antichi, non è possibile e dove la semplice didascalia tecnica e tematica rischia di non catalizzare a sufficienza l'attenzione di chi guarda o addirittura di affaticarlo.

Cogliendo quindi per spunto il fatto che il 2012 ha segnato la punta massima di francobolli autoadesivi, con solo quattro emissioni "tradizionali", ho deciso per un fuoriprogramma assai poco accademico nella logica del percorso filatelico repubblicano, ma parecchio divertente e stimolante per le connessioni e le interferenze che si possono determinare in chi osserva. Le "questioni di gomma" costituisco un inaspettato, insolito e colorato giro del mondo che inizia e finisce nel 2012 "italiano", ma racconta gli aspetti tecnici dei francobolli attraverso una piccola vetrina dal sapore internazionale, per non dire esotico. Un peritesto che da una comunicazione divulgativa sposta l'attenzione del "visitatore" ad una comunicazione didattica, offrendogli un elemento di interazione, di scambio. Un'opportunità per porsi nuove domande e gestire dunque un ruolo attivo nella visita.



Come sempre, per darvi un'idea del "prodotto finito", sperando di aver offerto una interessante panoramica tecnica, vi rimando alla visione degli album che ho citato, spunto filatelico che ha dato vita a questo ennesimo post. A seguire il link al nuovo album E8 con le emissioni 2015.