martedì 23 agosto 2016

Ogni collezione è come un percorso ... anche virtuale

Con la revisione dei miei album (9 e 10) del percorso repubblicano completo il restyling del mio personale itinerario postale e filatelico dedicato al periodo, pur sempre in evoluzione per quanto riguarda l'inserimento di nuovi reperti o di nuovi approfondimenti, in linea con la filosofia espansiva con cui si sviluppa l'intera collezione. Si è infatti trattato di un riallestimento dei fogli di almanacco, nuovamente editati nel formato a 32 anelli e collocati negli album, allo stesso modo con cui le tabelle didascaliche raccontano e contestualizzano i reperti in un percorso museale.


A proposito di musei, è notizia della primavera di questo 2016 di un disegno di legge volto a rivalutare l'ipotesi di dare nuova vita al "Museo nazionale  della comunicazione postale e telegrafica dell'Archivio nazionale di documentazione dell'arte postale" poiché, secondo quanto espressamente dichiarato dai promotori parlamentari, "il grado di progresso di una civiltà può essere misurato dalla sua capacità di trasmettere le informazioni tra le persone. L'efficienza dei sistemi di comunicazione postale rappresenta anche oggi un importantissimo indicatore della qualità dell'organizzazione di uno stato. La lunga evoluzione dei sistemi e delle tecnologie applicate alla comunicazione attraverso documenti scritti ha visto, nei secoli, la nostra penisola al centro d’importanti innovazioni, sia sociali che organizzative; basti citare la dimensione mediterranea del sistema di corrieri costituito dalla famiglia dei tasso di Cornello. La stessa parola posta, universalmente usata, è italiana”.

Buone dunque le premesse per ridare una nuova vita ad un patrimonio museale, l’attuale Museo storico della comunicazione, che oggi giace inanimato a Roma, nel quartiere EUR, ospitato nei sotterranei del palazzo delle Poste, in uno spazio concesso in comodato d’uso gratuito con scadenza al 2017. E badate bene che non parliamo di una piccola raccolta museale, oggi visitabile solo previo appuntamento. Parliamo di 78 mila pezzi di marcofilia, oltre quattromila documenti di archivio, tremila oggetti di storia postale e quasi un milione di reperti filatelici. Materiale degno di uno dei musei postali più grandi d’Europa, fondato nel 1878 e diretto da Emilio Diena nel suo più antico esordio. Tale citazione è d’obbligo per fare luce su come, a differenza di molti altri Paesi, che hanno saputo valorizzare al massimo il proprio patrimonio postale e filatelico attraverso straordinari e sempre nuovi percorsi museali, dando quindi impulso al collezionismo stesso, l’Italia abbia preferito l’oblio per le proprie raccolte, con unica eccezione del Museo Postale e telegrafico della Mitteleuropa aperto al pubblico nella bella città di Trieste sin dal 1997.


Ma quanto ho voluto raccontare è anche l'occasione per una riflessione, figlia di un’epoca sempre più digitale ove i nuovi strumenti informatici possiedono la capacità di donare ai nostri reperti filatelici una quarta dimensione: quella virtuale e condivisa. Appurato che le strutture museali ad alti livelli, siano esse di Stato o di natura squisitamente privatistica, sono importantissime per la divulgazione della conoscenza, non può sfuggire però che l'odierna tecnologia, ormai a portata di tutti, consente ad ogni collezionista di trasformare la propria passione per la raccolta e l'accomodamento in uno straordinario, originale, unico museo virtuale. Una visione personalizzata del proprio modo di costruire una storia attraverso la filatelia e la filografia, ma pur sempre un itinerario espositivo degno d'esser "visitato". Pensate poi se ogni collezionista facesse "sistema" con altri appassionati, dando vita ad una aggregazione sociale in cui ogni collezione diventi la tessera di un puzzle più grande.

Delle modalità con cui ho inteso dare vita "pubblica"alla mia collezione ho già ampiamente disquisito nei miei precedenti post, nella pagina di questo blog dedicata alla costruzione del mio percorso espositivo e nella guida alla mia collezione. Ragione per cui mi limiterò ad illustrare, cercando di dare risposta ai quesiti circa la elaborazione virtuale dei miei album, le fasi di lavoro che trasformano i miei reperti da cartacei a digitali, offrendo in tal modo la possibilità di osservarli in rete e sfogliarli pagina dopo pagina. Lo farò in modo semplice, ricordando a chi mi legge che la rete è piena di esempi di mostre o di percorsi espositivi virtuali e che l'odierna tecnologia consente ad ognuno di studiare e realizzare anche soluzioni più complesse od appaganti in termini visivi.


Chi poi volesse immergersi nella materia in modo "apneico" potrà trovare parole per i propri denti nel sito dell'Osservatorio Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali. Quest'ultimo ha infatti elaborato un documento, nato dalla cooperazione tra l'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU) e l'Istituto centrale per gli archivi (ICAR), che intende illustrare lo stato dell'arte in tema di mostre virtuali online partendo da esperienze concrete fin qui svolte nell'ambito di vari istituti italiani e dall'osservazione e l'analisi dei prodotti presenti nel panorama internazionale. Tale analisi ha portato a chiarire alcuni concetti che ancora non trovano in letteratura definizioni solidamente codificate e a fornire alcune raccomandazioni da tener presenti nello sviluppo e nella realizzazione di progetti. Le linee guida sono frutto di una riflessione tra esperti e operatori dei diversi settori dei beni culturali che hanno condiviso le proprie esperienze in un gruppo di lavoro dedicato.

Detto ciò, vorrei però tornare alla pratica, offrendo una semplice e didascalica sequenza delle modalità con cui ho personalmente reso digitali i miei album, dando vita ad un percorso virtuale consultabile dalla pagina di questo blog dedicato alla mia collezione.


In prima istanza dobbiamo operare una scansione delle varie pagine dei singoli album e per farlo dobbiamo differenziare tra pagine in formato A4 (quelle da me create, ad esempio, per la parte repubblicana dal 2002 e per la sezione di Trieste) e le pagine nel formato tradizionale a 32 anelli (270 x 290 mm) da me adottate per tutta la restante collezione.

La digitalizzazione può avvenire ottenendo un file direttamente in formato pdf, lo consentono infatti quasi tutte le applicazioni che abbiamo sul nostro personal computer, comprese le utility che normalmente viaggiano in allegato alle marche più diffuse di stampanti dotate di scanner o di sistemi di scansione domestica, quelli che, per l'appunto, operano su formati massimi A4. Possiamo stabilire sin da subito che, per l'utilizzo che andremo a fare delle pagine così scansionate, ha poco senso utilizzare una definizione superiore a 300 dpi. Anzi, vale comunque il suggerimento che conviene lavorare a tale definizione e, qualora il prodotto finale assemblato risultasse di un volume eccessivo, utilizzare solo successivamente alcune semplici utility per ridimensionarlo, perdendo così il meno possibile in termini di qualità e nitidezza.

Per la scansione dei fogli a 32 anelli (il cui formato in millimetri è pari a 270 x 290) non è possibile utilizzare un tradizionale scanner domestico, il cui massimo formato è di norma quello A4 (nulla vieta che, anche per la scansione di pagine in formato A4, si possa utilizzare il medesimo sistema). Si può fare quindi ricorso a due differenti soluzioni.


La prima è rapidissima: utilizzare una fotocopiatrice che consenta di salvare su una chiavetta USB le scansioni effettuate, invece di stamparle come normalmente si usa fare con tali sistemi di copia. Oggi buona parte delle fotocopiatrici di medio livello è dotata di questa opzione e l'ampia superficie di scansione, che supporta formati sino al grandissimo A3, rende velocissimo digitalizzare i nostri fogli di album. Inutile ricordare che le scansioni devono essere effettuate manualmente, non utilizzando in modo assoluto alcun sistema di caricamento automatico dell'originale che potrebbe danneggiare irrimediabilmente i nostri francobolli. Benché ogni modello di fotocopiatrice utilizzi un proprio software integrato, ho potuto rilevare che le modalità sono molto somiglianti e consentono di impostare: il formato personalizzato (270 x 290), il tipo file con cui salvare la scansione sulla pennetta (nel nostro caso è preferibile il solito pdf, ma si potrebbe optare anche per un formato immagine come jpg da trasformare, solo successivamente in pdf), la possibilità di salvare ogni pagina scansionata come un singolo file o la possibilità di gestire in un unico file pdf un'intera sequenza di pagine elaborate una dopo l'altra. Per quest'ultima opzione si deve tenere in conto che creare una cartella per ogni album che contenga un file per ogni pagina scansionata, renderà più semplice ogni possibile sostituzione a seguire di pagine che, per intervenuti aggiornamenti o per l'inserimento di un francobollo mancante, saranno nuovamente scansionate. Questa è l'opzione che ho preferito.  

In caso contrario, ovvero qualora si scelga la creazione di un unico file con tutte le pagine in sequenza, si dovrà mettere in conto che, per la sostituzione di una pagina soggetta ad una revisione, sarà necessario ricorrere ad una delle tante utility, in gran parte gratuite, dedicate alla manipolazione dei pdf (ad esempio Pdf24). Tali programmi consentono infatti di rielaborare con facilità intere pubblicazioni in formato pdf, spostando pagine al loro interno, inserendone di nuove o eliminandone di inutili od obsolete.

Se non si dispone di una fotocopiatrice, ma soltanto di un normale sistema di scansione domestica in formato A4 non perdetevi d'animo. La seconda opzione, più domestica, richiede un poco più di perizia e maggiore tempo a disposizione. I risultati possono comunque essere di buona qualità e nulla togliere al prodotto finale. Le pagine a 32 anelli potranno essere scansionate in due tempi: posizionate la pagina verticalmente rispetto al piano orizzontale di scansione ed effettuate la prima scansione, ruotate poi la pagina completamente ed effettuate una seconda scansione. La parte da scansionare dovrà guardare la superficie di lavoro del nostro scanner A4. Entrambe le scansioni così effettuate andranno salvate in formato immagine (jpg o jpeg) con una definizione di almeno 300 dpi. In tal modo otterremo due immagini, ciascuna riproducente metà pagina del nostro foglio d'album (in verità qualcosa di più di una metà). Ora sarà sufficiente mettersi innanzi al proprio computer e, utilizzando un semplice software di gestione immagini, ricomporre le due metà, ricostruendo la pagina nella sua interezza. Per essere il più precisi possibile è però conveniente creare una matrice di base con le dimensioni reali della pagina (270 x 290) e ridimensionare poi sulla stessa, in modo il più accurato possibile, le porzioni di immagine prelevate dalle nostre due scansioni. Il risultato ottenuto costituirà la perfetta riproduzione del nostro foglio album che, a questo punto, potrà essere salvata in formato pdf.



Indipendentemente dalla strada che si è scelto, il nostro album, foglio dopo foglio, è stato digitalizzato, ovvero dalla sua struttura cartacea si è trasformato in una serie di file pdf. Il suggerimento è di creare per ogni album una cartella nel nostro computer e, all'interno di questa, salvare le pagine corrispondenti, meglio se nominate con una sequenza ordinabile (ad esempio: pagina 001, pagina 002, pagina 003, ...), logica con cui sarà più semplice e veloce effettuare il successivo compattamento, ovvero l'unione di tutte le pagine in un unico file pdf, una sorta di album virtuale a tutti gli effetti.

Per riunire le singole pagine in un unico definitivo file pdf, è sufficiente procurarsi una delle tante utility disponibili in rete per la elaborazione del formato pdf. Tali applicazioni consentono, infatti, di generare un unico file dalla fusione delle singole pagine, ma anche di rielaborare a posteriori il prodotto così composto, ridimensionandolo adeguatamente, in base alla definizione che si intende ottenere (è sufficiente il livello ebook o web), così da poterlo poi gestire, nell'ultima fase di lavoro, attraverso i servizi online che ci consentiranno di rendere il nostro album sfogliabile e consultabile sulla rete. Non dobbiamo infatti dimenticare che tali servizi consentono di caricare file grandi al massimo 100 MB ciascuno.

Mi permetto di suggerire i due più diffusi servizi di tale tipo: Calameo e Issuu. Si tratta di servizi, gratuiti nella loro formula basica, che permettono di caricare documenti digitali (come portfolio, libri, riviste, giornali ed altri media stampati) per la visualizzazione realistica sul web e la loro modifica. I sistemi si integrano con i siti di reti sociali per permettere la promozione e la diffusione del materiale caricato. Oggi sono largamente utilizzati, ad esempio, dalle case d'aste per la pubblicazione dei propri cataloghi. Una volta scelto il servizio che intendiamo utilizzare sarà davvero facile caricare il nostro file pdf (le istruzioni e l'interfaccia sono veramente semplici ed alla portata di tutti) e rendere davvero virtuale la nostra collezione, album dopo album.

Per darvi un'idea del "prodotto finito", sperando di aver offerto una interessante panoramica tecnica, vi rimando alla visione degli album 9 e 10 del mio percorso repubblicano, spunto filatelico che ha dato vita a questo ennesimo post.





L'intera collezione è visionabile quì

lunedì 1 agosto 2016

Regno d'Italia: l'esordio nella mia collezione

Un post era davvero inevitabile. Quanto meno per celebrare degnamente l'apertura di una nuova sezione nel mio personale percorso filatelico espositivo.  Un simbolico taglio del nastro per l'inaugurazione degli album che rappresentano oggi il mio punto di partenza per viaggiare tra i francobolli del Regno d'Italia. Scrivo di questo evento (e per me vi assicuro lo è per davvero) perché l'epoca che inizia con l'unità d'Italia vanta emissioni centenarie e ci racconta, nei risvolti della postalità, di un periodo importantissimo nella genesi del nostro Paese. Una storia tanto importante quanto tormentata, un'era che, dalla consapevolezza dell'unitarietà, passa attraverso due guerre mondiali, una dittatura lunga un ventennio e la caduta della monarchia con la conseguente nascita della repubblica.



Il mio "Regno" è stato, sino a qualche mese fa, chiuso in una sorta di baule, di quelli che conservano in un limbo i reperti museali non ancora catalogati. Quell'insieme di valori, in buona parte obliterati e relativi al periodo più moderno, lo avevo raccolto nel corso degli anni con l'idea di dare un senso al contesto storico e postale del periodo, ma mi è sempre sembrato troppo frammentato, privo di quei valori essenziali a motivarne l'allestimento, con numerose serie incomplete ed evidenti buchi temporali nella cronologia delle emissioni. Tutti deficit di vitamina S, dove la sinuosa lettera dell'alfabeto è sinonimo di "soldi". Già! Ci piaccia o no, raccogliere un discreto insieme di valori del Regno d'Italia, senza contare i possibili approfondimenti, va ben oltre la buona volontà, ma impone anche un adeguato progetto di risparmio da riversare negli acquisti filatelici. La costanza però è sempre premiata e la possibilità di far coincidere il mio budget (accumulato nel tempo) con un acquisto interessante si è rivelata d'improvviso in un bel giorno di primavera. Sfogliando a video, e in verità senza nemmeno troppa convinzione, una serie di annunci ne ho incrociato uno che parlava di una collezione del Regno, ripetutamente messa in vendita e con un'interessante replica che diminuiva la pretesa economica rispetto a quella iniziale. L'unica opzione possibile era quella di alzare il telefono ed approfondire.


Dall'altro capo del filo, a presentarsi come collezionista vicino alle settanta primavere, mi rispose la voce graffiante, resa roca al punto giusto da un pacchetto al giorno di "Nazionali", di quelle che per metà della vita sono state le "senza filtro" per eccellenza. La prima domanda non l'ho fatta io, benché ne avessi diritto da papabile acquirente, ma l'ha posta il decano filatelico: "collezionista o commerciante?". La mia risposta, da appassionato raccoglitore, deve essergli risuonata rassicurante perché in pochi secondi l'argomento è diventato la collezione stessa, un insieme di valori raccolti nel corso di molti anni, con serie complete a partire dal 1912, inclusi buona parte dei servizi, gli espressi, l'aerea e molto altro ancora, in maggioranza, ed ecco il dubbio del primo approccio, e per la parte più "antica" linguellati.

Le linguelle, fin troppo demonizzate dal commercio filatelico dei tempi moderni, hanno in qualche modo segnato il percorso della filatelia, ma anche distorto, stante i parametri imposti dal commercio di settore, il concetto di reperto filatelico. Una distorsione di cui sono convinto, ma alla quale, nonostante le mie idee di raccoglitore, non ho saputo evitare. Di necessità ho comunque fatto virtù e sono andato a rispolverare qualche datato, ma interessante trattato sulla storia della filatelia e l'evoluzione del modo di collezionare nel corso dei decenni.



Tra le tante righe lette, ho trovato quale efficace sostegno alle mie teorie, un recente intervento a firma di Franco Filanci tra le pagine del suo Novellario, nel capitolo dedicato proprio alle "avvertenze" e modalità d'uso dello stesso. A proposito di qualità dei francobolli Filanci sostiene che "è bene rammentare che i francobolli, gli interi postali, le lettere e gli altri documenti che mettiamo in collezione sono innanzi tutto dei reperti del passato, e come tali valgono le regole museali: l'importante è averli e conservarli bene. Ovvio che si voglia avere i pezzi più belli, oltre che significativi, ma non bisogna mai mettere questo desiderio al primo posto, magari pretendendo l'impossibile. Tra l'altro, che cosa penseresti di una scrivania Chippendale o Luigi XV tanto perfetta da non mostrare nemmeno un graffietto o un forellino di tarlo? Sicuramente avresti il dubbio che non sia così originale come dice il venditore. E soprattutto penseresti che gli manca quel senso di datato che in definitiva è il fascino delle cose del passato degne di collezione."


La corroborante lettura mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti del mio possibile acquisto: punto primo, quei francobolli che avrei potuto fare miei io non li possedevo o se li avevo in casella erano senza dubbio di qualità inferiore; punto secondo, la linguella era l'inevitabile garanzia di un passaggio generazionale tra collezionisti, poiché quella strisciolina di carta, della misura di circa due centimetri per cinque millimetri, era, fino alla fine degli anni Quaranta, il metodo tradizionale per applicare i francobolli sugli album dei collezionisti filatelici. Fino a tale data, infatti, non esistevano in commercio raccoglitori filatelici con taschine o strisce trasparenti e l'unico modo per tenere fermo il francobollo in una certa posizione del foglio era quello di applicare la linguella sul francobollo e tramite questa poter incollare senza danni irrimediabili lo stesso sul foglio nella posizione desiderata. Punto terzo: se tutti i valori fossero stati allo stato di nuovo, tenuto conto dell'età dichiarata del venditore nato nel 1945 e del mercato filatelico del periodo in cui lo stesso collezionista operava le sue ricerche, verrebbe da dubitare sulla genuinità di qualche francobollo, al punto da porsi dilemma di sottoporre gli stessi dentellati a perizie atte a scongiurare furbesche e non così improbabili operazioni di rigommatura. Il punto quarto è il prezzo, di cui non voglio disquisire ora, ma che mi impegno a tradurre in riflessione nel prossimo post.


Lo stesso Filanci prosegue affermando l'evidenza che "chi guarda un esemplare nuovo sistemato in un foglio d'album non può certo vederne il retro", ma anche sostenendo che per esemplari "in condizioni super se non addirittura superqualisplendideeccelseextrasuperose è impossibile e persino un po' assurdo indicare precisi plus valori". Tant'è che le istruzioni per l'uso, esplicitate nel Novellario, parlano di francobolli in buone condizioni di conservazione e con caratteristiche di centratura, margini e dentellatura conformi alle tecniche di produzione dell'epoca in cui erano venduti e impiegati, oltre che al collezionismo che ce li ha tramandati. Ovvero piuttosto decentrati e con dentellature irregolari sino al 1928; linguellati sino alla fine degli anni '40.

A questo punto non avevo altra alternativa che mettermi in auto, puntare diritto verso le langhe del Piemonte, salire tra i filari ed accettare un buon caffè da quel collezionista venditore che aveva deciso di appendere il suo album al chiodo. L'incontro valeva davvero la pena. I francobolli, nonostante qualche segno di linguella, apparivano freschi e ben conservati nel loro insieme, stante qualche fisiologico ingiallimento dovuto al tempo sui valori più antichi, ma l'insieme proponeva anche molti esemplari precedenti il 1912, con qualche bel valore obliterato e qualche altro dentellato al nuovo. Tra le pagine dell'album anche qualche non emesso ed i trittici della trasvolata di Balbo a far la loro bella figura. Il prezzo ora appariva assai più interessante, ma soprattutto si apriva per me la possibilità di aprire i bauli nei depositi e lavorare ad un vero percorso espositivo dedicato al periodo monarchico, seguito all'unità d'Italia.


Ma perché tal collezionista s'era messo in testa di cedere la sua raccolta? Quasi mi sentivo in colpa di sottrarla con un golpe filatelico a colui che, per parte della propria vita, s'era dato pena di metterla insieme.

L'aroma del caffè caldo accompagnò la risposta alla mia domanda, a quel perché. Nella paura, a mio parere ingiustificata, vista la straordinaria loquacità del mio interlocutore, di lasciare la terrena dimora senza preavviso alcuno (l'atmosfera narrativa è volutamente dantesca), il mio interlocutore era terribilmente angosciato di vedere disperso il suo percorso filatelico o, ancora peggio, di vederlo gettato e dimenticato in qualche umido ripostiglio, stante il totale disinteresse manifestato dai figli e l'assenza di un qualche nipote affascinato da quei colorati pezzetti di carta gommata. L'idea che un altro collezionista perpetuasse in qualche modo quell'insieme di francobolli pazientemente raccolti era più appagante di un lascito alla soffitta di casa o al mercatino delle pulci.

Ed ecco raccontata la genesi di questo primo percorso espositivo dedicato al Regno, cui ho aggiunto qualche pezzo già in mio possesso ed al quale mi auguro d'offrire in futuro qualche interessante arricchimento.

http://territoridicarta.blogspot.it/p/la-collezione.html

Puoi trovare i link a primi tre album del mio percorso dedicato al Regno d'Italia all'interno della mia  collezione qui.