lunedì 25 aprile 2016

L'universo della memoria e il tempo

Tutto è relativo: introduzione al mio terzo album
La notizia scientifica, che a febbraio 2016 ha esondato oltre i canali degli addetti ai lavori, finendo nelle prime pagine dei quotidiani o tra le news di apertura dei telegiornali, è quella relativa alla osservazione delle onde gravitazionali. La misurazione di queste invisibili onde è per molti un risultato da Nobel  ”che apre nuovi canali di osservazione dell’universo“. E’ il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Nichi D’Amico, a commentare così il passo in avanti della scienza che ha confermato l’ipotesi di Einstein del 1916.


L’eco della scoperta del secolo non si è ancora sopita, ma gli scienziati sono già pronti ad andare oltre. L’emozione della rilevazione delle onde gravitazionali spinge già a pensare a nuovi traguardi. Se le onde, paventate da Albert Einstein, permetteranno di vedere e ascoltare buchi neri (la cui esistenza è stata di fatto provata grazie alla rilevazione delle onde), allora c'è un nuoco capitolo tutto da riscrivere. Ancora all'inizio del ventesimo secolo si pensava che lo spazio ed il tempo fossero realtà assolute, cioè che ogni evento fosse univocamente individuato da tre coordinate spaziali ed una temporale. Questa certezza andò in crisi con la scoperta che la luce ha sempre la stessa velocità dal punto di vista di qualsiasi osservatore, immobile o in movimento che sia, come avevano dimostrato Albert Abraham Michelson ed Edward Williams Morley con il loro famoso esperimento del 1887. Proprio a partire da questo postulato, Albert Einstein, con il famoso articolo "Zur Elektrodynamik bewegter Körper" ("Sull'Elettrodinamica dei Corpi in Movimento") del 1905, propose la sua teoria della Relatività Ristretta. Basti ricordare che essa ruota intorno ad un concetto rivoluzionario: spazio e tempo sono concetti relativi al sistema di riferimento, mentre ad essere costante è la velocità della luce. La rivoluzionaria teoria ha ispirato, nella selva di formule ed ipotesi collaterali, non solo scienziati, ma anche scrittori, sceneggiatori, autori cinematografici.


I viaggi spaziali con propulsione a curvatura (Warp), ad esempio, nascono dalla fantasia del creatore di Star Trek, ma c'è chi afferma che siano teoricamente possibili. Con un trucco fisico uno scienziato della NASA sta cercando di realizzarli, costruendo un'astronave che corre più veloce della luce. Il suo nome è Harold White, fisico e specialista nei sistemi di propulsione di nuova generazione. Secondo lo scienziato sarebbe possibile, almeno teoricamente, costruire veicoli spaziali capaci di solcare il cosmo a velocità superiori a quelle della luce. Ma tale propulsione non è in contrasto con la teoria della relatività generale formulata da Einstein? Per rispondere a questa domanda il dottor White scomoda un altro fisico, il messicano Miguel Alcubierre, che nel 1994, pubblicò un articolo dal interessante dal titolo The Warp Drive: Hyper-Fast Travel Within General Relativity (Il motore a curvatura: viaggi iper veloci all'interno della relatività generale). Nel trattato Alcubierre conferma che nessuno corpo può viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, ma lo spazio si può contrarre ed espandere a qualsiasi velocità. Un'astronave dotata di motore a curvatura potrebbe quindi “piegare” lo spazio circostante accorciando le distanze, ma muovendosi comunque localmente a velocità inferiori a quelle della luce. E quindi senza violare le teorie di Einstein. Secondo Alcubierre in un paio di settimane di viaggio si potrebbe così raggiungere Alpha Centauri, distante dalla terra 4,3 anni luce.


Tutto questo per postulare due teorie filateliche: la prima è che un personaggio quale è stato e continua ad essere Albert Einstein non ha certamente necessità di emissioni filateliche per essere ricordato dai più. Nonostante ciò la filatelia lo ha celebrato a più riprese in campo internazionale, Italia inclusa che ha emesso un valore nel centenario della nascita il 14 marzo 1979, seguito il 7 agosto 1995 da un altro dentello, che lo ritraeva accanto a Galileo Galilei, in occasione 14º convegno mondiale di relatività generale e fisica della gravitazione. Non così però si può dire per quella moltitudine di personaggi di straordinaria levatura scientifica, culturale, economica e politica che hanno contribuito a tenere alto il nome dell'Italia o che addirittura sono stati artefici della costruzione dello Stato per ingegno ed acume, per saggezza e cultura, per quella preveggenza tipica delle menti geniali. Porto come esempio concreto il terzo album della mia collezione repubblicana, la mia terza sala di questo percorso museale che ho reso anche virtuale digitalizzandolo e rendendolo percorribile, sfogliabile. I nomi che i francobolli fanno emergere dalle pieghe della nostra storia sono davvero tanti, ma quanti sono coloro che veramente ne ricordano gesta o attività? Per mettere alla prova chi legge ne prendo solo alcuni, a caso, tra coloro che tra il 1951 ed il 1960 (il periodo che anima il mio terzo album repubblicano) la filatelia italiana ha deciso di ricordare:: Antonio Mancini, Vincenzo Gemito, Gian Battista Grassi, Amedeo Avogadro, Domenico Savio, Giovanni Fattori, Evangelista Torricelli.


Per chi ha ammesso di non ricordare, ma anche per coloro che mentalmente sussurrano di averne sentito parlare, cercherò una sintesi: Antonio Mancini non è uno dei componenti della banda della Magliana, ma un pittore italiano vissuto nella prima metà del Novecento facente parte della corrente dei veristi; Vincenzo Gemito è stato uno scultore, disegnatore e orafo dal grande consenso internazionale; Gian Battista Grassi medico, zoologo, botanico deve la sua fama ai suoi studi sulla malaria che fino XIX secolo, oltre ad essere molto diffusa in tutte le regioni del mondo a clima temperato o tropicale, era presente anche in Italia e mieteva un enorme numero di vittime; Amedeo Avogadro fu un chimico e fisico, sua un'ipotesi, oggi chiamata Legge di Avogadro, che stabilisce che "volumi uguali di gas diversi, alla stessa temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di molecole"; Domenico Savio fu un allievo di san Giovanni Bosco, morto quattordicenne, proclamato santo nel 1954 da papa Pio XII; Giovanni Fattori è considerato tra i principali esponenti del movimento dei macchiaioli; Evangelista Torricelli, matematico e fisico, nel 1644, anno di edizione della sua Opera Geometrica, concepì il principio del barometro, costruendo quello che ora è chiamato tubo di Torricelli e individuando il "vuoto torricelliano". Torricelli e Viviani dimostrarono che il vuoto può esistere in natura e che l'aria ha un peso ponendo quindi fine alle millenarie discussioni filosofiche sull'horror vacui. Un'unità di misura della pressione è stata chiamata Torr in suo onore. Detto ciò la prima teoria filatelica appare chiara: i francobolli hanno avuto, e credo possano continuare ad avere, un importante ruolo nel puzzle della memoria collettiva di un paese, se non altro per quel loro delicato modo di riesumare gli spiriti più colti e nobili di una nazione, obbligandoci nell'osservarli e commentarli a togliere le ragnatele dai ricordi scolastici o quantomeno a cercare di saziare quelle che dovrebbe essere per un essere umano una necessaria curiosità intellettiva.


La seconda teoria si fa più vicina, pur in forma ardita e figurata, alla curvatura dell'universo, al concetto di poter viaggiare nello spazio a velocità tali da poter alterare anche il concetto di tempo. Pensate a quando prendendo tra le mani uno stradario oppure, giusto per esser più al passo con i tempi, quando digitate un indirizzo sul navigatore dell'auto: Via Cardinale Guglielmo Massaia, Cremona; Via Luca Signorelli, Orvieto; Via Alfredo Catalani, Venezia. Non starò a raccontarvi chi sono questi illustri italiani d'altri tempi, ma sappiate che anche loro sono raccontati con altrettante emissioni filateliche del periodo compreso tra il 1951 ed il 1960. Certo è che che quelle targhe di marmo o di metallo che nominano vicoli, vie, calli e piazze delle nostre città e che costituiscono lo scheletro della postalità di una nazione (la corrispondenza è veicolata proprio grazie a quei nomi ed in base a quei nomi spesso si determina oggi il codice postale nelle maggiori città), non rappresentano solo la linea temporale che unisce passato (il ricordo di personaggi od eventi di ieri) e presente (la geografia urbana e sociale del nostro territorio), ma è anche la rotta secolare tracciata dalla parola scritta nel corso del suo viaggio tra chi scrive e chi legge, parola guarda caso veicolata per decenni attraverso una lettera ed un francobollo, potendo accadere che chi in un'epoca abbia affrancato una missiva spedendola in un luogo che altri ricordava, sia stato a sua volta rammentato decenni dopo attraverso un francobollo spedito, magari per volere estremo del fato, ad una piazza proprio a quel ricordo dentellato intitolata.

Tutto è relativo, ma vi invito a dare un'occhiata alla mia terza sala virtuale.



lunedì 4 aprile 2016

La collezione nella collezione

L'evoluzione della specie

Mentre digitalizzavo questa parte della mia collezione filatelica, per renderla parte integrante del mio progetto espositivo, cercavo anche di trovare la migliore modalità per introdurla. La genesi di questo segmento del mio percorso collezionistico è piuttosto singolare, anche se essa può inserirsi, stante le già esposte teorie sull'accomodamento (vedi pagina sull'antropologia del collezionista) in una sorta di evoluzione della specie dell'uomo raccoglitore.


Quando qualche "amico di un amico" o collega è a conoscenza della mia passione per la filografia e dunque per la filatelia, che ne è parte integrante, nella maggior parte dei casi ciò ingenera una reazione. Negli anni ho classificato tale spontaneo risvolto emotivo in tre principali cliché:
1) quelli che mi osservano con smisurato stupore, talvolta emettendo un monosillabico "a" la cui traslitterazione suona come "cosa mai ci troverà in quegli insignificanti pezzi di carta";
2) quelli che frugando nei meandri delle proprie connessioni sinaptiche riescono a mettere a fuoco di quando erano fanciulli e di una vecchia collezione di francobolli, probabilmente sepolta da qualche parte, messa ad ammuffire in un'umida cantina od a tostare in un'arida soffitta arroventata dal sole estivo, e che s'impegnano a portarmela quanto prima, nell'assoluta convinzione che dentro ci sia un esemplare del penny black e che io "che me ne intendo" possa certificargli  l'inaspettata ricchezza;
3) quelli che, e sono i più dolci e simpatici, da quando apprendono del mio vizietto per il resto della propria vita continueranno a portarmi frammenti di lettere e "francobolli souvenir" venduti ai chioschi di ogni città turistica che si rispetti.


Detto questo, capita però che talvolta qualcuno arrivi e ti porga un vecchio album, di quelli con le strisce in pergamino, contenenti un'insieme confuso di valori dentellati, il più delle volte accatastati senza una logica precisa, se non quella di raccogliere e mettere i francobolli in fila indiana. "Prendilo tu, tanto a me non interessa" o "l'ho trovato in un cassetto del mio povero zio e finirei con il buttarlo". È un gesto questo che non va snobbato. Anzi, è il segno che il proprio interlocutore ha colto in chi gli sta innanzi un vero interesse, differente dai propri, ma realmente appassionato. Con questo gesto, alcuni anni fa, fu proprio un "amico di un amico" che mi si presentò con una scatola contenente alcuni piccoli classificatori, di quelli con le copertine rosse, verdi o blu. All'interno, in ordine sparso, un buon insieme, con molti multipli dei medesimi valori, di obliterati repubblicani. Li accettai volentieri e nel processo di sedimentazione di tutto quello che non consideriamo prioritario, finirono per essere archiviati in un cassetto. Subirono il medesimo trattamento dell'immenso patrimonio artistico e culturale che giace in letargo nei depositi dei nostri musei nazionali. Un paio di anni dopo, nel ricercare alcuni francobolli che avevo promesso a mio figlio, ecco spuntare quella collezione. C'era l'odore dei tigli che impregnava l'aria di una primavera precoce, la sera era di quelle tranquille e stimolanti. Iniziai l'operazione di riordino, cominciai a spostare, raddrizzare, riposizionare, giusto per dare all'insieme un senso cronologico. Un'operazione che mi impegnò per alcune giornate e che mi consentì di riscoprire le emissioni dei primi anni della repubblica come un periodo denso di missive, di emozioni, propositi, idee da comunicare, giacché i francobolli in questione erano tutti viaggiati, differentemente da quelli di cui già mi ero occupato. Poi di nuovo tornò l'oblio. In verità non mi dimentico mai dei miei "tesori" sepolti e non ancora esposti, mi limito ad attendere quell'idea che mi consenta di valorizzarli, magari armonizzandoli nel contesto generale del mio percorso espositivo: la cronologia repubblicana nei suoi primi decenni era già ben rappresentata da valori nuovi e da diversi fuoriprogramma di approfondimento.
 

L'idea giusta arrivo per caso, qualche anno dopo. Era uno dei tanti mercatini delle pulci, quelli che radunano rigattieri d'altri tempi nelle piazze assolate delle cittadine di provincia. Scorsi le cartelle verdi con la coda dell'occhio. Erano tre, se ne stavano in cima ad una polverosa pila di vecchie riviste anni sessanta, nascoste alla vista da una piramide di libri di fantascienza della serie Urania, ma ben avvolte in una di quelle borse di tela stile figli dei fiori. Ci misi un po' ad attirare l'attenzione del venditore, intento a piazzare una vecchia radio a valvole, ma quando le ebbi tra le mani scoprii con stupore che all'interno vi erano contenuti anche i fogli, tra l'altro in perfette condizioni, pur se assolutamente privi dei relativi francobolli. Si trattava di tre cartelle e relativi fogli editi da Bolaffi nei primi anni del Duemila e venduti come la Collezione del Tricolore. Prodotta nel perfetto stile di Casa Bolaffi, che ha da sempre assegnato ai francobolli il ruolo primario di "cronisti della storia", la collezione così ideata comprende i fogli a ventidue anelli prodotti in speciale cartoncino stampato a due colori con le riproduzioni dei singoli francobolli. Completi di taschine filateliche in speciale plastica trasparente e già applicate, per consentire l’ideale conservazione dei valori. Corredano l'insieme, per ogni annata, schede storiche redatte da importanti giornalisti ed illustrate con fotografie che raccontano gli episodi salienti di quegli anni. Il tutto ben alloggiato negli album in similpelle verde con sovrimpressioni color oro. Ci mettemmo un po' per accordarci, ma alla fine spuntai un prezzo davvero interessante e cominciai da intravvedere una nuova vetrina per quei valori lasciati per anni in un cassetto. Una quarta cartella, con tanto di fogli, la trovai su un sito di annunci qualche settima dopo. L'insieme di cartelle e fogli che avevo così strutturato comprendeva il periodo 1955 - 1989.


Trovata la nuova vetrina per dare il giusto risalto ai francobolli, la cui evoluzione li ha visti passare dai piccoli classificatori ai nuovi fogli che avevo reperito, si trattava ora di darle un senso in quel contesto espositivo che io considero un unicum, un vero percorso virtuale nel mio personale museo filatelico e postale. Lo spunto me lo ha offerto, ancora una volta, un museo vero: il Museo di Storia Naturale di Verona, la cui sede è Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico della città. Commissionato dalla ricca famiglia Lavezzola, tra gli anni 1530 e 1550, al geniale architetto Michele Sanmicheli, divenne successivamente proprietà della famiglia Pompei e nel 1833 il conte Alessandro Pompei lo donò al Comune di Verona per accogliere esposizioni, raccolte d'arte e collezioni scientifiche di notevole prestigio e importanza della città. Nelle ampie stanze del palazzo trovano oggi posto sedici sale espositive, una di queste ospita il Museo di Storia Naturale della Romagna che, creato da Pietro Zangheri, rappresenta la più completa documentazione sulla flora e sulla fauna di una regione italiana ed è descritto nella sua particolarità come un “museo conservato in un altro museo”.



Così s'inserisce oggi la mia Collezione del Tricolore: un percorso di visita a se stante in quel più ampio itinerario repubblicano che ho allestito album dopo album e che rappresenta il mio essere raccoglitore prima, accomodatore poi, secondo la già citata teoria che per un collezionista è fondamentale sperimentare il processo della conoscenza attraverso gli oggetti che egli mette insieme e che il processo di apprendimento assume una dimensione plastica nel momento in cui le categorie e le sottocategorie sono fisicamente evidenziate, disponendo gli oggetti in serie di album (le teche virtuali), la cui collocazione o disposizione muta ogni qualvolta lo schema della collezione è ristrutturato. Sembra un discorso complesso, ma in fondo tale forma di evoluzionismo collezionistico esiste da sempre ed è forse l'elemento che ha tenuto viva la voglia di collezionare nell'arco degli anni. Se è vero, infatti, che gli anni Sessanta del Novecento hanno visto il passaggio dalla collezione "sistematica", cronologica nel suo assetto, alla più articolata commistione con la storia postale, ovvero lo studio e la ricerca del documento integro con tutte le sue caratteristiche, non si può non notare che gli anni Settanta hanno visto l'affermarsi della collezione tematica, l'illustrazione di argomenti di proprio interesse attraverso materiali filatelici, di marcofilia e storia postale. Maggiore interesse, negli anni a seguire, ha poi rappresentato l'aerofilatelia, ma anche gli studi sulle specializzazioni delle singole emissioni, sino ad arrivare ai giorni nostri in cui la filografia, lo studio della parola scritta, ha finito per richiamare a se anche tutte quelle discipline filateliche che, apparentemente indipendenti, diventano interconnesse in quadro più ampio che vuole documentare il rapporto tra l'uomo e il suo modo di comunicare.


Detto questo vale come sempre l'invito a visitare il mio percorso collezionistico. Aggiungo subito, per correttezza d'informazione, che la Collezione del Tricolore è tuttora edita da Bolaffi che la pone in vendita (in questo caso con anche i francobolli) anche sul suo sito CollectorClub.