mercoledì 25 novembre 2015

La meccanizzazione postale

Un fuori programma meccanizzato

L’automazione postale è forse una delle materie meno filateliche che esistano. Eppure essa, o meglio la sua evoluzione, rappresenta un interessante oggetto di studio capace di fondere filatelia, filografia, marcofilia e storia postale. L’idea per affrontare tale argomento la offre l’emissione del 1967 che da il via alla ”operazione codice avviamento postale”. Per le Poste Italiane, con l’arrivo di sistemi automatizzati di smistamento della corrispondenza, identificare con un numero i “distretti postali” non è più solo un’idea, ma una necessità.

Seguendo la filosofia e l'impostazione data alla mia collezione ho dunque preso come stazione di partenza, per questo mio itinerario fuori dal tracciato cronologico principale, l'emissione che il catalogo Unificato e il Sassone identificano con i numeri 1051-1052 (Bolaffi 1146-1147), ovvero i due valori con facciale 20 Lire e 40 Lire emessi da Poste Italiane il 1° luglio 1967.

Dall'alluvione di Firenze e dalla straordinaria mobilitazione del Paese in soccorso della città toscana, non è passato nemmeno un anno. La testata l'Espresso denuncia il "piano Solo", preparato dal generale della Benemerita Giovanni de Lorenzo, secondo cui i Carabinieri avrebbero assunto il controllo dell'ordine pubblico, occupando prefetture, istituti civili e militari e la Rai, oltre a prevedere il trasferimento degli oppositori "comunisti" al confino in Sardegna. I movimenti giovanili che, da qui a poco, prepareranno il '68 italiano già sono in fermento: a novembre saranno occupate l'Università Cattolica di Milano e la sede della facoltà umanistica di Torino.





Intanto alle Poste, anche se solo in una fase di test, qualcuno pensa che le "macchine" potranno in un futuro non troppo lontano arrivare a leggere, se non un indirizzo nella sua completezza, certamente una serie di numeri. Si decide quindi di impiegare una sequenza: un codice di avviamento postale formato da cinque cifre, sulla scorta anche di esperienze già consolidate in ambito europeo che questo mio viaggio cercherà di approfondire. Apparirà chiaro che, quello che per noi oggi rappresenta l'assoluta normalità, nel 1967 era considerato un cambiamento epocale nelle modalità di distribuzione postale, a partire proprio dal cittadino, colui che nello scrivere l'indirizzo avrebbe dovuto rammentare di indicare il CAP del destinatario. L'artefice della riuscita o meno dell'intera operazione.





Il fortissimo sviluppo delle attività economiche degli anni '50, dovuto anche al grande cantiere della ricostruzione, fu talmente ampio e generalizzato da coniare il termine “boom economico”. Apparve subito evidente come tale sviluppo, unitariamente all'aumento del tenore di vita, alla regressione dell'analfabetismo e all'espansione demografica, avrebbe comportato un incremento esponenziale e costante dello scambio di messaggi scritti e quindi del corriere postale. Tutto ciò trovò ampia conferma all'inizio degli anni '60, nonostante la curva recessiva si facesse sentire a livello economico. Il traffico postale continuava a crescere, favorito anche dall'introduzione di nuovi servizi, quale il servizio aeropostale notturno introdotto il 1 ottobre 1961, ma l'efficenza dei servizi puntava al basso in modo inversamente proporzionale. Tutto ciò convinse le amministrazioni postali dei paesi più sviluppati ad elaborare nuove strategie, pena la paralisi del sistema. Per garantire l'efficienza dei servizi era necessaria, se non indispensabile, l'introduzione dei più avanzati processi di automazione delle lavorazioni, cogliendo nel contempo le occasioni offerte dallo straordinario sviluppo tecnologico del dopoguerra. L'inizio di una incredibile evoluzione tecnologica che, dal 1967 sino all'avento della email, segnerà il progressivo mutamento della postalità italiana ed internazionale.

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sabato 14 novembre 2015

Incontri generazionali lungo il percorso

Cambiano le generazioni, mutano i punti di vista

In un recente intervento sul forum di Filatelia e Francobolli dove ho presentato la mia collezione e la mia idea di racconto, e quindi di viaggio tra e con i reperti filatelici e postali, nel cercare di mettere a fuoco il perchè di alcune scelte di natura divulgativa, certamente poco in sintonia con l'idea che "è il pezzo che deve parlare", ho raccontato di un incontro tra generazioni svoltosi nel recinto dentellato dei francobolli. Un breve intervento che ripropongo su questo blog.

Giornata della filatelia - Cartolina postale - 13 ottobre 2012



Alcune righe che mi obbligano a fare un passo indietro per raccontare che i miei esordi sono stati certamente assai più classici, quelli del collezionismo da casella. Solo successivamente, negli anni a seguire, nel tentativo (insano, ma fisiologico) di trasmettere qualcosa dei propri interessi ai figli, mi apparve chiaro che mancava per loro una chiave di lettura interpretabile per capire, per orientarsi, per godere della bellezza e della storia di quanto avevo raccolto. La prima risposta di mia figlia, nel guardare distrattamente la mia collezione, fu laconica: "che ci vuole, basta avere molti soldi e ti compri la collezione più bella che c'è". Immaginate la mia delusione. Mai quindi riflessione fu più necessaria che in quel frangente.

Quel modo di esporre i miei reperti era dunque un percorso museale autocelebrativo?
Eppure non erano diamanti seppelliti sotto una maciata di sassi. Una logica nel mostrarsi gli era stata data. Il problema era che quell'itinerario era stato creato per chi già conosceva il percorso a memoria. Immaginatelo come una serie di ceramiche monocromatiche di differenti popolazioni e di differenti periodi storici esposti in bellissime vetrine, ma privi di tabelle e di una scenografia museale atta a collocarle nel tempo e nello spazio, una collezione fatta per soddisfare il piacere di un ristretto numero di addetti ai lavori. Più adatto ad una comitiva di archeologi in pensione che ad una classe di studenti in gita culturale. Mi domandai se era veramente inconscio quel tentativo di renderla esoterica, elitaria.

Photo: SUNSET / Rex Features
da un articolo di Jasper Copping pubblicato su Telegraph.co.uk


All'epoca non insistetti, ma ci rimugginai per molto tempo. Poi, durante un lungo volo aereo, mi trovai a rispondere a raffica a domande di mia figlia sui quesiti delle parole incrociate, quelle della "settimana enigmistica" tanto per intenderci: poeti, economisti, pittori, uomini e donne perduti tra le pieghe del tempo. Personaggi un tempo importanti, esaltati dalle cronache, di cui oggi solo i francobolli rammentano il nome e le opere. Lei ne restò sorpresa... e anch'io. La fiammella si riaccese qualche mese dopo quando, nel cercare un'approccio originale ad un lavoro scolastico di gruppo sulla Seconda Guerra Mondiale proposi, senza aspettarmi troppa attenzione, di ricorerre ai francobolli. Idea accolta con scetticismo, ma accolta. Risultato di un certo successo. Non che mia figlia sia diventata una collezionista, lei no, ma un suo compagno di classe è rimasto intrappolato e mi consulta tutt'ora per la sua collezione sulla II Guerra Mondiale. I francobolli davvero potevano raccontare una storia chi di filatelia non ne sapeva nulla! Bastava collocarli in un percorso espositivo ripensato a differenti visitatori?

Ecco la mia prima presa di coscienza e con essa l'inizio di una nuova idea espositiva. Che si è evoluta. Tanto che ora, questa volta con mia apprensione, da quando mia figlia si degna di sfogliare i miei album, ora più contestualizzabili per lei nel mondo reale (apriti cielo), ho inserito nelle schede dei miei album anche elementi più tecnici di filatelia (la filigrana, la dentellatura, ...).

Manifestazioni filateliche - Cartolina postale - 5 giugno 2010


Con il più piccolo dei figli dai dinosauri dentellati siam passati alle Olimpiadi, ma c'è ancora tanta strada da fare per sdoganare una grande passione da quell'idea un po' ingessata che il collezionismo d'altri tempi ci ha tramandato. Il mondo cambia e forse anche i collezionisti.




lunedì 2 novembre 2015

Altri percorsi filatelico espositivi: Ethiopia Stamps

Altri itinerari filatelico postali

L'idea di digitalizzare la propria collezione e condividere con altri collezionisti il proprio viaggio dentellato non è esattamente cosa comune. Non sono tantissimi gli esempi di appassionati raccoglitori che "smaterializzano" i propri reperti per duplicarli nel linguaggio binario e renderli così fruibili nella rete, almeno per ciò che riguarda la consultazione.

Esempio di pagine di album
(C) Ethiopia Stamps
Ora proprio perché esistono tanti modi per vivere ed interpretare un viaggio, e quello collezionistico non fa eccezione, trovo coerente con le finalità di questo mio "territorio di carta" segnalare altri argonauti del mondo postale, altri folli accomodatori che cercano di dare un senso organizzato alla propria personale raccolta. Nel segnalare il sito Ethiopia Stamps ed il suo autore, mi inoltro nei nuovi sentieri che francobollo dopo francobollo, busta dopo busta, la collezione proposta mi invita a percorrere. Quasi uno specchio per certi versi, nel modo in cui la passione si manifesta nelle modalità di costruzione e sviluppo degli album, nella voglia di raccontare e raccontarsi, ma anche nel piacere di condividere, pur con tutte le imperfezioni ed i refusi che ogni manifestazione creativa abbinata allo scientifico rigore di un percorso espositivo porta con se. Un binomio alquanto strano, ma coerente al principio, arrivatomi con un commento alla mia pagina sul raccoglitore, che "ammassare senza criterio oggetti, francobolli o reperti postali, è come seppellire un paio di diamanti sotto una manciata di sassi". Quanto per ribadire la necessità di esporre secondo una distribuzione relativa selezionando ed instaurando gerarchie d'importanza tra le cose. Per Diderot, prosegue il mio commentatore, "senza la virtù dell'ordine il collezionismo perde ogni significato".

L'inizio di una passione
(C) Ethiopia Stamps

Tali dotte citazioni non sono passate inosservate a chi scrive e con pazienza ne ho recuperato la fonte. Un invito dunque ad abbinare una lettura, "Ultracorpi: figure di cultura materiale e antropologia di Paola De Sanctis Ricciardone" alla visione degli album proposti da Ethiopia Stamps.

Un modo originale per un approfondimento "antropologico" di quella strana follia che ci accomuna. Per quella "lotta contro la dispersione" che il collezionista intraprende, "toccato dalla confusione, dalla frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo". Ma anche per non prenderci poi troppo sul serio.