martedì 12 settembre 2017

Smontare e rimontare: come in un museo?

Sovente, nell'esternare questo mio personalistico concetto che vuole la mia collezione strutturata come un percorso espositivo "museale", ho trovato molti cultori della precisazione semantica, ancor più quando la digitalizzazione dei miei reperti li rende fruibili a chi voglia percorrere l'intero itinerario espositivo, sdoganandolo dal quel rapporto di esclusività che lo relegava al personale possesso. Tra le varie segnalazioni che mi sono pervenute c'è, ad esempio, quella "ministeriale" che si può leggere sul sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dove, nella pagina dedicata alle collezioni museali, è proposta una prima distinzione tra museo e collezione.

Questo post oltre che una riflessione vuole essere la risposta ai commenti pervenuti su altri due interventi pubblicati sul blog:
🔄 Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata
🔄 C'è tutto un mondo intorno

Quanto partendo dal principio che "la storia del museo è ben distinta da quella del collezionismo e la linea di demarcazione è la destinazione pubblica del museo, sconosciuta ai grandi mecenati del XVI e XVII secolo". Certo che se proprio "alla lettera" intendessimo prendere tale tentativo di tracciare una linea di confine, tale "limes" concettuale avrebbe oggi un senso relativo, un sapore vagamente archeologico, tenuto conto che dai grandi collezionisti d'arte del passato sono trascorsi quasi quattro secoli.



Qualche critico della mia passione visionaria mi ha poi invitato a leggere un interessante contributo dal titolo "Chiarimenti sulla natura di collezioni e musei". All'autrice, Simona Fusca, va certamente il merito di esser partita da lontano senza tralasciare alcun indizio, addirittura da quel gusto di accumulare cose che parrebbe accomunare noi collezionisti ai nostri lontani progenitori di cinquantamila anni fa che, in una grotta della Francia attuale, nell'Hyène precisamente, eran stati pervasi dal gusto di raccogliere oggetti "legati tra loro" da una sorta di comune gusto estetico. Con la stessa perizia di uno scavo archeologico, l'autrice analizza parole quali "collezione" e "museo" così come si farebbe con un antico monile, scomponendone le parti e ricerdando per ognuna di esse la remota provenienza. Così scopriamo, nell'analisi etimologica, che "collezione" deriva dal termine "colligo", latinismo atto adefinire azioni quali radunare, raccogliere, ammassare, riunire, ma anche "mettere insieme". Non sorprende dunque che la scomposizione della matrice "cum-ligo" esprima essa stessa il concetto di "legare insieme".

E' ancora il vecchio caro latino, così come Simona Fusca ci racconta, che ci offre la genesi del termine "museo" o museum. Un luogo sacro poiché antica dimora delle Muse, le figlie di Zeus e di Mnemosine, guarda caso la "memoria" fattasi divinità. Stante l'origine mitologica, il museo assume quindi quella dimensione alta nel suo ruolo conservativo, tanto più nella sua evoluzione espositiva che, un altro illustre della materia, più volte citato nel saggio in questione, l'antropologo Giovanni Kezich, definisce "la rappresentazione più riuscita di un'idea visiva della cultura", dove "concetti, idee, saperi, notizie si palesano attraverso oggetti". Oggetti che hanno il potere, la capacità di evocare memorie che rimandano ad un altrove, secondo un sistema di corrispondenze non casuale, ma strutturato ed ordinato.



Ed è proprio qui che, da collezionista, spontanea, mi sorge una riflessione! Abbandoniamo per un momento lo steccato che separa l'aspetto pubblico del constructo museale rispetto a quello di privato possesso della collezione e limitiamoci a quanto appena sentito. Non è forse vero che per molti collezionisti "filografici" (quelli che abbracciano i diversi segmenti dell'aspetto filatelico e postale) la capacità e la volontà di trasformare francobolli, annulli, lettere in un veicolo ideale di diffusione della storia e della cultura è ingrediente principe del modus operandi con cui dare vita ad una collezione che meriti tale appellativo?

E non è forse altrettanto vero che l'impegno maggiore che affrontiamo, cioè quello di dare un senso, una logica ai nostri allestimenti, non persegue solo un gusto estetico, ma punta al disporre i nostri reperti secondo un "sistema di corrispondenze non casuale, ma strutturato e ordinato con il fine di evocare memorie in grado di raccontare una o più storie"?

Sono quesiti la cui risposta, inevitabilmente, rende per la nostra idea di collezione la definizione "museale" decisamente più calzante di quanto invece lo sia quella di Krzysztof Pomian per "collezione", così come citata nel saggio di Simona Fuscà: "ogni insieme di oggetti naturali o artificiali mantenuti (...) fuori dal circuito di attività economiche, soggetti ad una protezione speciale in un luogo chiuso sistemato a tale scopo". Ora è giusto e doveroso rammantare a chi legge, ma lo dico anche per i segnalatori delle ricerche citate in questo post, che gli studi sulla museologia e sul collezionismo fanno generalmente riferimento all'arte ed alla storia e che, a buon conto, è la stessa autrice di "Chiarimenti sulla natura di collezioni e musei" a ben evidenziarlo ed a ricordare che ciò che nel passato godeva dello status di collezione ha spesso subito una metamorfosi che, nel passaggio di possesso privato (collezione) a quello pubblico (museo) ha acquisito un nuovo status, decretando che la "collezione" è stata la genesi dell'odierno "museo". Restano chiari alcuni concetti distintivi: è innegabile che i musei siano infinitamnte più longevi di chi li ha concepiti o allestiti, mentre così non si può dire delle collezioni private, spesso smembrate e disperse alla morte di chi aveva dato loro struttura e sostanza.


A questo punto vale la pena fare un'altra riflessione, riportandola al contesto filatelico filografico. Non è forse vero che il collezionista 2.0 potendo digitalizzare la propria collezione, rendendola in tal modo fruibile ad un pubblico, ne determina un mutamento di status che distorce i confini canonici tra privato e pubblico, pur limitato al concetto di fruibilità? Probabilmente è in atto un cambiamento. Un'evoluzione impensabile solo pochi anni fa, che consente al collezionista filatelico di mostrare ad un pubblico più vasto ed eterogeo il proprio percorso espositivo, tutto ciò senza dover trasportare il proprio materiale espomendolo a rischi di danneggiamento o di smarrimento. Ciò comporta anche un ripensamento del processo di accomodamento, non più solo progettato per l'io collezionista, ma riarrangiato per un ipotetico visitatore. Occorre dunque affiancare alla raccolta dei propri "pezzi" alcuni concetti, se pur nella loro forma più elementare, di museologia, per la cura dell'allestimento, e di museografia, per la progettazione e l'organizzazione, anche virtuale, dello spazio espositivo.

Mi è ora, dopo tanto disquisire, irrinunciabile l'occasione per condividere l'attività di riorganizzazione del mio percorso collezionistico e quindi espositivo, essendo lo stesso digitalizzato. Un impegno sviluppato sia nel processo di allestimento che in quello concettuale, attività che mi ha impegnato nei mesi estivi. Si tratta di un'integrazione ed aggiornamento della sezione dedicata alla meccanizzazione postale. Una revisione articolata che comporterà a breve conseguenti revisioni dell'area filatelica repubblicana, dai cui album sono stati estratti alcuni reperti marcofili che ho riconsiderato come meglio rappresentativi nel quadro della meccanizzazione, piuttosto che in quello squisitamente filatelico. Tant'è che gli album della sezione passano da sei a sette con alcune interessanti novità. Di conseguenza si contrae la sezione dedicata alla Ricostruzione presente nel percorso dei francobolli allo stato di "nuovo", ove resteranno i reperti di storia postale raccolti quale fuori programma tematico del periodo, pezzi che, a breve, traslocheranno nuovamente nelle "vetrine" (gli album) della "repubblica obliterata" che, allo stato attuale inizia dal 1955, ma che nei miei programmi correra all'indietro di una decina d'anni, allineandosi ai valori nuovi ed ospitando interessanti approfondimenti.


🔄 link alla Guida alla mia collezione

Ma vediamo in dettaglio l'aggiornamento che tale operazione ha prodotto nella sezione dedicata alla meccanizzazione postale.

🔻Album T1
1967 Scatta l'operazione CAP | Da principio fu il portalettere | Il postino col timbro | Roma 1890 la bussola postale | I quartieri postali tra regno e repubblica | Rioni postali da due a tre cifre | La prima mostra europea della meccanizzazione | Annulli sperimentali ed educativi | Il numero d'oro e le campagne promozionali del CAP | Come ti cambio l'annullo … con il CAP | Da frazionario a CAP |
🔄 link agli album
Nel primo album (T1), ad esempio, l'arrivo di nuovi reperti mi ha permesso di rendere più completa ed esaustiva la vetrina dedicata al Quartiere Postale.



In modo particolare è stata l'acquisizione di due annulli mancanti (i primi della serie), impiegati per propagandare l'indicazione del numero di quartiere postale, ad offrirmi la possibilità di correre sino agli esordi di questo tentativo di razionalizzazione distributiva della corrispondenza.

🔻 Album T2 
La bollatura e la meccanizzazione |Le bollatrici Bickerdike | Le bollatrici Krag | Le bollatrici Flyer (Flier) | Gli annulli parlano agli italiani | Meccanizzazione e propaganda di regime | La ricostruzione e gli annulli meccanici | Meccanizzazione e pubblicità postale | Anno Santo e autambulanti | 

🔄 link agli album

Il lavoro più impegnativo ha però riguardato il secondo (T2) ed il terzo album (T3); quest'ultimo di fatto quale nuovo inserimento che ha fatto "scrollare" di una posizione gli altri raccoglitori che, come già anticipato, da sei passano a sette. L'idea di ridisegnare ed integrare corposamente il capitolo dedicato alle bollatrici meccaniche Flyer (o Flier coma qualcuno preferisce indicarle), è il frutto di un tentativo di proporre una serie di targhette figurate, non solo analizzandole dal punto di vista meramente tecnico e cronologico oppure dallo schema di una classica catalogazione marcofila, ma quale filo conduttore di una narrazione sui cambiamenti sociopolitici del nostro Paese.


Perché balza all'occhio che l'impiego di tali annulli parlanti ha travalicato la funzione postale di annullare un'affrancatura per impedirne il suo riutilizzo, ma ha assunto un nuovo ruolo, quello di comunicare. Da qui alcuni squarci di vita quotidiana: dalla pubblicità di nuovi prodotti di salute alla propaganda di regime, dalla ricostruzione del dopoguerra, carica dell'enfatizzazione degli aiuti americani, alla curiosità degli autambulanti creati per l'Anno Santo con tanto di bollatrici meccaniche e targhette dedicate. 
🔻 Album T3
Pubblicità postale repubblicana | Le bollatrici Flyer/OMT | Le bollatrici Secap | Le bollatrici Klussendorff | Le bollatrici Pitney Bowes | Le bollatrici Hasler e Ascom Hasler | SEL l'evoluzione della specie | Le bollatrici BNG |
🔄 link agli album
Sul terzo album prosegue la rassegna di annulli parlanti del periodo repubblicano, ma si completa anche un' ulteriore vetrina: quella dedicata alle bollatrici meccaniche Klussendorff.  L'acquisizione di alcuni nuovi reperti mi consente ora di sostituirne alcuni di quelli già presenti con altri più significativi, ma soprattutto di aggiungere qualche bel pezzo mancante. Prendendo come traccia il bellissimo studio di Alcide Sortino pubblicato a puntate su L'Annullo e successivamente ben riassunto e schematizzato sul sito Il Postalista, ho trovato importante inserire in collezione una missiva con l'annullo continuo d'esordio alla Fiera di Milano, il successivo impiego del 1956 negli uffici postali di Milano Ferrovia e la versione pubblicitaria recante la targhetta Innocenti Austin. Interessante anche l'inserimento, nello spazio dedicato alle bollatrici BNG, della prima targhetta pubblicitaria impiegata su questa bollatrice meccanica utilizzata in Vignola.



Restano di fatto invariati, pur con uno spostamento in avanti nella numerazione, gli album dal T4 al T7:
🔻 Album T4
Bollatrici: l'era dei CMP | Elsag cento anni di successi | 1970 il piano regolatore postale | Codifica a barrette fluorescenti | 1977 il bustometro | Da Firenze a Genova: gli impianti pilota | 1993 due su cinque inverso |

🔻 Album T5
CMP e CPO verso il Duemila | Le nuove codifiche del CAP | Il codice ID TAG | Verso la posta senza francobollo |

🔻 Album T6
La genesi della meccanizzazione | Da Rotterdam al Regno Unito | Brighton l'incubatore |

🔻 Album T7
Non ti scordar di me | Germania: nasce il PLZ | Le grandi imprese e le esposizioni tecnologiche | 1984: prove tecniche di lettura ottica | Quota cinque anche oltre le Alpi – il CAP in Francia | La codifica MTM ad impressione | La codifica a marchi inchiostrati |
🔄 link agli album

Appare chiaro, a questo punto della storia, che il processo di accomodamento della collezione nel suo complesso, disegnata ed interpretata come un percorso di visita e di conoscenza, impone continue scelte, spesso dettate dalla capacità che noi collezionisti abbiamo di approfondire, anche grazie a chi, decisamente più accademico di chi qui scrive, dedica parte del proprio tempo libero ad una vera e propria ricerca sul campo.

Tale riorganizzazione mi ha imposto anche l'aggiornamento della guida alla mia collezione.



Sarà, ma mantenendo il massimo rispetto per studiosi, antropologi ed esperti museali, l'impressione è che quel raccoglitore di oggetti "legati tra loro" da un comune senso estetico, che cinquantamila anni fa tirava a campare tra le grotte dell'Hyèene, qualche piccolo passo avanti l'abbia fatto.


martedì 18 luglio 2017

Il senso di ogni nuovo tassello

In questi giorni inauguro un nuovo album nella mia personale raccolta, quello che conterrà le emissioni dell'Italia repubblicana dell'anno 2016. Un nuovo tassello in un percorso espositivo che prende avvio dal Regno d'Italia e che dunque, proprio per la sua contemporaneità, ripropone lo stesso quesito da collezionista del terzo millennio: ha ancora un senso raccogliere emissioni contemporanee di uno Stato il cui sistema postale rinuncerebbe volentieri alle tradizionali affrancature (ormai quasi tutte autoadesive) per sistemi automatizzati che ritiene più pratici e veloci? Un dilemma che si rinnova ormai annualmente, amplificato anche da un programma di emissioni decisamente ridondante rispetto a reali esigenze di servizio, talvolta con pretese celebrative poco comprensibili.



La considerazione di fondo, quella smussa un poco la ruvidità del quesito, resta quella di sempre: fintanto che un'autorità statale emetta carte valori espressamente dedicate all'affrancatura delle missive, indipendentemente da quante di queste, nel volume complessivo di posta smistata, siano affrancate con un francobollo, il rettangolino dentellato a noi tutti tanto caro mantiene integro il ruolo di cui è stato investito sin dall'epoca della sua genesi postale. Certo, sarà meno utilizzato dei tempi andati, questo è innegabile, ma le lettere senza francobollo non sono, in fondo, una novità dell'epoca digitale. Bene lo sanno gli amici collezionisti che spendono la loro passione nel raccogliere le mitiche "rosse", ovvero le affrancature meccaniche che, nel nostro Paese, videro la luce con il Decreto Regio 1233 del 1 luglio 1926. Detto questo, pare chiaro che quel "ha ancora un senso" inserito nell'interrogativo iniziale è dunque più orientato a valutare se c'è ancora qualcosa di vero in quanto è scritto nel voluminoso trattato curato da Fulvio Apollonio "L'enciclopedia dei francobolli" edita da Sansoni nel 1968: "la collezione diviene così un veicolo culturale capace di sollecitare la curiosità e la fantasia, anche di chi date e eventi ha magari lasciato sui banchi di scuola", questo perché, sin dalla nascita del francobollo, "storia e filatelia spesso coincidono. Rivoluzioni, guerre, fine di imperi, crollo di monarchie, nascita di repubbliche, sorgere di domini coloniali destinati a dar vita a nuovi Stati indipendenti. Il francobollo registra gli avvenimenti che poi entreranno nei libri di storia. E' la cronaca 'maggiore' quella che la filatelia annota".



Sulla valenza culturale si incontrano, nell'attuale cronaca filatelica italiana, alcuni positivi ed interessanti riscontri, conferme incoraggianti, anche se pur sempre di parte provenendo da vissuti o da analisi dell'ambiente collezionistico.

Ne annoto una, ad esempio, a firma di Mariagrazia De Ros, Delegata Nazionale FSFI per il Progetto Scuola, pubblicata sul sito Club della Filatelia d'oro Italiana con il titolo "Francobolli per spiegare: un eccezionale strumento di insegnamento e formazione". L'autrice "conscia del vantaggio costituito dall’aver avuto un padre appassionato di filatelia e strenuo 'raccoglitore' di francobolli", racconta di come ha affrontato la difficolta di dover spiegare, in qualità di insegnante, il concetto di inflazione agli alunni di una terza media. Il ricorso ai dentelli ha semplificato ed esplicitato con immediatezza un concetto non facile per una platea di quattordicenni: è bastato mostrare loro alcuni francobolli tedeschi del 1923, il cui valore nominale pieno di zeri, ha surrogato ogni tecnicismo statistico. Una capacità di coinvolgimento che la De Ros ha recuperato nel suo percorso didattico ponendo il francobollo al centro della storia e degli eventi che l'anno scandita. Come essa racconta, il riscorso ai dentelli ha offerto ai giovani allievi  "la consapevolezza che i fatti che avevano appreso dal loro testo di storia erano … realmente accaduti". Non solo "l'analisi dei francobolli", scrive l'autrice, "mi ha aiutato a far analizzare alla classe le variazioni sociali, storiche, economiche e politiche, conseguenti alla fine del colonialismo in Africa", così come "in alcuni casi siamo anche riusciti ad interpretare alcuni termini linguistici locali".

Alla luce di tutto ciò, anche dalle emissioni del 2016 si potrebbero dunque trarre interessanti spunti per una ricerca scolastica multidisciplinare. Penso, ad esempio, al francobollo da 95 centesimi emesso il 9 maggio, inserito nel percorso “Il senso civico”, dedicato a due vittime del terrorismo: Francesco Coco e Vittorio Occorsio, assassinati rispettivamente da Brigate Rosse e da Oordine Nuovo. In un dentello la sintesi di uno dei periodi più oscuri e travagliati della nostra repubblica: gli anni di piombo e la strategia della tensione. Possibili connessioni, sempre filateliche, con alcune precedenti emissioni: quella del 2009  omaggio al magistrato Emilio Alessandrini, “che si occupò del fenomeno dell’eversione, cercando di comprenderne le radici e le motivazioni, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche sociale; l'emissione del 28 maggio 2014 a ricordare la strage di piazza della Loggia a Brescia: furono otto le persone uccise ed un centinaio i feriti; il francobollo del 2006 dedicato alle vittime del terrorismo e quello dedicato alla strage di Bologna in memoria della bomba che il 2 agosto 1980 fece 85 vittime ed oltre 200 feriti. Quest'ultimo dentello, tra le altre cose, è frutto di un concorso fra studenti che ha coinvolto 230 scuole in Italia ed oltre una cinquantina di accademie nel mondo. Ma tra le emissioni del 2016 che "fanno scuola" potremmo metterci anche il valore da 95 centesimi emesso il 4 novembre per ricordare gli “angeli del fango, ossia ai volontari che mezzo secolo fa, da tutto il mondo, conversero su Firenze alluvionata per salvare il salvabile dalla furia delle acque. Oltre a riportare alla memoria dei più giovani quei tragici eventi, lo stesso dentello è opera di giovanissimi: curato dal centro filatelico dell’Istituto poligrafico e zecca dello stato, è stato realizzato dagli allievi del quarto anno della scuola primaria “Gabriella De Majo” di Pelago (Firenze).

Slovenia: Club Filatelico della scuola di Celje

Un'altra interessante analisi che sorregge la tesi del "vale la pena" la offre un articolo, a firma di Francesco Giuliani, intitolato "La maturità è meglio con i francobolli", apparso sulla testata L'arte del francobollo nel settembre 2016, quindi assolutamente recentissima, a confermare che filatelia e cultura rappresentano un connubio perfetto. Giuliani sostiene e cerca di dimostrare, attraverso il suo scritto, che "Le tracce degli ultimi esami erano chiaramente più semplici per chi conosceva le carte-valori dell’area italiana". Egli esordisce affermando che "ci sono moltissimi motivi per i quali i giovani della nostra epoca tecnologica, abituati alle e-mail e agli smartphone ipertecnologici dovrebbero iniziare a collezionare francobolli; uno tra questi, di sicuro importante, è che i filatelisti sono mediamente più colti e preparati dei loro coetanei, acquisiscono attraverso il loro hobby delle lezioni di metodo e di comportamento che si rivelano fondamentali per la loro vita". Per dare sostegno alla sua teoria egli prende ad esempio gli esami di maturità del 2016 e, seguendone i temi e le tracce, cerca conferme delle sue affermazioni raffrontando soggetti d'esame ed emissioni filateliche.

Inghilterra: gli alunni della Scuola Primaria Oakham

Sorvolando sui vari esempi che l'autore cerca di dettagliare, per i quali vi rimando alla gustosa lettura dell'intero articolo, voglio citarne uno esemplare: il "tema storico, che verteva su di un avvenimento importante, rappresentato dal settantesimo anniversario del primo voto alle donne in Italia, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Bisognava scegliere tra repubblica e monarchia, dopo la terribile fase bellica, e in quell’occasione le donne tagliarono uno storico traguardo, recandosi alle urne insieme agli uomini, rendendo così finalmente universale il suffragio nella nostra nazione. Ebbene", continua l'autore, "questo avvenimento era stato celebrato solo pochi giorni prima, il 2 giugno 2016, dall’Italia, nell’ambito di una serie sul tema delle pari opportunità. Il riferimento specifico è al valore da 95 centesimi, dedicato per l’appunto al 70° anniversario dell’estensione del diritto di voto alle donne".

Un'analisi attenta, quella che emerge, ricca di spunti che, proprio ai valori assolutamente contemporanei, fa chiaro e preciso riferimento, utilizzando quasi come punto di partenza per lo sviluppo di alcune delle prove di esame. Secondo Giuliani è dunque inconfutabile che la filatelia sia ancora, più che mai, in grado di "venire incontro a tantissime e diversissime esigenze. È un hobby, un investimento culturale, una fonte di immaginazione, ma è anche un modo di aumentare la propria cultura, di affinare il proprio senso critico, persino di ottimizzare il proprio rapporto con la conoscenza e con il mondo esterno".

Detto questo a seguire il link al nuovo album inserito nella mia collezione:

domenica 2 aprile 2017

La metamorfosi: tutto si trasforma

La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier « nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma ». Così, in fondo, è ciò che accade alla mia collezione filatelica. Nulla di diverso da quello che, dopo un certo periodo di tempo, mettono in atto alcuni percorsi museali nel frangente di un'importante revisione della propria collezione, una normale evoluzione all'interno del famoso processo di accomodamento.


Nel mio caso tutto nasce dal mio girovagare per mercatini, reali e virtuali, all'interno dei quali rivenire veri e propri reperti dimenticati. Di come, a suo tempo, trovai un'abbandonata, quasi nostalgica "Collezione del Tricolore", ho già parlato ampiamente nel mio post "la collezione nella collezione". Grazie a quel ritrovamento pensai di affiancare alla mia cronologia filatelica repubblicana di valori "nuovi", una galleria espositiva parallela dei medesimi valori quali oggetti postali allo stato di viaggiato, obliterato, usato... insomma vissuti veramente. Tale percorso partiva dal 1955 per chiudersi nel 1989.

Tutto andò per il meglio, fin tanto che tra le pieghe della rete mi balzò all'occhio che quella vecchia edizione firmata Bolaffi proseguiva sino al 1990, altri dieci anni rispetto ai fogli che già possedevo. Lo documentava in modo assai eloquente quell'utente che l'aveva posta in vendita. Inutile dire che ho pensato bene di farla mia, dando quindi un nuovo sbocco a quella che pareva la famosa strada chiusa che imbocchi per errore quando ti muovi in un quartiere sconosciuto. A questo punto, a suon di fogli e di cartelle (che consentivano una migliore distribuzione dei reperti), ci stava anche una riflessione più complessa ed articolata: non era forse la giusta occasione per estrapolare le mie divagazioni filateliche, fatte di oggetti filatelici e postali obliterati, dalla sezione repubblicana dei francobolli "a nuovo", ricollocando le stesse nel percorso del "tricolore", ridando a Cesare quel che è di Cesare?


Si trattava quindi di rielaborare l'apparato iconografico espositivo di quegli itinerari fuori programma, offrendo agli stessi una nuova vita, ma sarebbe più corretto dire una nuova grafica che li armonizzasse nel contesto di quella "Collezione del Tricolore" pronta all'uso. Detto fatto! Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", non solo mi ha divertito un mondo, ma mi ha consentito di rielaborare l'intero assetto espositivo del mio tracciato repubblicano.

Per fare tutto ciò ho quindi estratto dalla sezione repubblicana "nuovi" quelle divagazioni che contenevano reperti filatelici celebrativi o di storia postale, fatte salve alcune eccezioni che per la loro particolare natura ho ritenuto di non spostare, e ho previsto un loro cronologico inserimento nel percorso parallelo dedicato ai valori allo stato di "usato".



Ho quindi preso i fogli originali della "Collezione del Tricolore", gli intercalari bibliografici relativi ad ogni annata, ed ho provveduto, con tanto di righello di precisione, a riprodurre con un semplice software d'impaginazione lo stesso stile grafico. Ci sono voluti alcuni tentativi e varie prove di stampa per "clonare" al meglio i caratteri tipografici, le dimensioni degli stessi, i colori e la spaziatura prevista nell'impaginato originario.


A questo punto ho creato delle schede ad hoc per i vari inserimenti, trovando in tal modo una sorta di armonizzazione tra quanto l'editore originale aveva già prodotto in serie e ciò che io volevo inserire quale fuori programma. In alcune particolari situazioni, ad esempio, ho scelto per rapporti cromatici differenti, pur mantenendoli nella medesima gabbia grafica. Questo perché, ad esempio, gestire la stampa "a getto d'inchiostro" di una vasta area di colore verde scuro su cui collocare il testo in bianco, avrebbe creato qualche problema di densità dell'inchiostrazione, rendendo instabile la carta dei fogli bianchi, causa l'impregnazione in eccesso, così come la definizione dell'area rimasta bianca riportante il testo. L'effetto inverso, verde su grigio, meglio si adatta alla tipologia di stampa utilizzata ed al tempo stesso trova modo di inserirsi con una certa armonia nell'insieme della collezione.




A conti fatti è una divertente rielaborazione dell'intero insieme espositivo dedicato agli anni della Repubblica, quella delle vecchie lire, che assorbirà ancora un bel po' del mio tempo, visto l'allungamento cronologico dei valori viaggiati sino alla chiusura del secondo millennio (anno 1999 incluso), come pure la necessità di ripensare ad alcune nuove soluzioni per piccoli itinerari postal filatelici che potrebbero trovare migliore visibilità in altre sezioni, ad esempio quella della meccanizzazione postale che in questi ultimi anni ho curato con particolare attenzione.


In questa riorganizzazione del piano collezionistico nemmeno il periodo del Regno d'Italia è rimasto indenne. Sempre utilizzando la già citata tecnica della clonazione, ho creato nuovi fogli, questa volta basati su grafica e stile del nuovo regno Bolaffi. Tutto ciò mi è possibile grazie all'impiego di una stampate a grande formato che mi consente di realizzare fogli a 22 fori utilizzando basi bianche a grammatura 200.

La nuova sezione ha quindi riassorbito quella che già avevo allestito a suo tempo in formato A4 che comprendeva i capitoli: gli Alleati sbarcano in Sicilia (emissioni Amgot), le quattro giornate di Napoli (emissioni Alleate), Roma città aperta. Sezioni che si uniscono ora al periodo delle emissioni di Luogotenenza ricollocate nei nuovi fogli, alle quali si va ad aggiungere un piccolo esordio del mio percorso: la Repubblica Sociale Italiana.

Come sempre, al fine di dare una vita pubblica, se pur virtuale, al mio viaggio di raccoglitore, ho rieditato le cartelle che sono state riviste e riordinate, così come la guida al mio percorso collezionistico.

Per consultare ogni album vi invito a consultare la pagina "la mia collezione".

giovedì 9 febbraio 2017

Argentobolli: non è tutto oro ciò che luccica

La premessa fondamentale
Nell'inserire questo particolarissimo “capitolo” nella mia collezione repubblicana, è doveroso anticipare i limiti entro i quali circoscrivere il fenomeno degli “argentobolli”, caso dentellato tra i tanti cui solo il trascorrere degli anni confermerà o meno lo status filatelico. Si tratta di un limitato numero di emissioni che, riprodotte in contemporanea, oltre che su carta anche su lamina d'argento, con tanto di valore facciale ben stampigliato in calce, hanno finito per arrogarsi il titolo di valori di Stato “buoni per affrancar missiva”, complice un'insana quanto macroscopica svista di Poste Italiane. È bene chiarirlo in calce, poiché se si finisse per considerare quali francobolli tutte le riproduzioni in metalli più o meno preziosi, incluse quelle nei folder ufficiali private del valore in euro, allora davvero si commetterebbe peccato: confondere fischi per fiaschi e pensare che sia davvero oro tutto ciò che luccica!

Giusto per fare un esempio: non sono francobolli le riproduzioni in lamina dorata di vario tipo parte dei folderini promozionali editi da Bolaffi per propagandare la collezione filatelica dell'area italiana. Gradevoli, ma privi di ogni requisito dentellato.

Il caso filatelico
Come sempre accade tutto succede d'improvviso, quando meno te lo aspetti. E come ogni caso filatelico che si rispetti, dietro allo stesso c'è sempre una storia che vale la pena d'essere raccontata. Il caso esplode in pieno convegno milanese, quando Poste Italiane tiene a battesimo il nuovo folder dedicato al 150° anniversario dell'unità monetaria italiana. Al suo interno, oltre all'emissione vera e propria prodotta in foglietto, sono presenti alcuni gradevoli “gadget” filatelici. Tra questi balza all'occhio una riproduzione del foglietto in lamina d'argento e, udite udite, con aspetto e valore facciale identici all'esemplare cartaceo.


La notizia si diffonde come un virus durante un'epidemia e le scorte del folder portato agli sportelli milanesi si esauriscono con grande rapidità. E dire che tali “ricordini” filatelici non sono proprio ciò che si possa definire una novità. Già molto tempo prima, Poste Italiane aveva commercializzato ai propri sportelli un curioso fermacarte in plexiglas che al proprio interno conteneva una riproduzione di alcuni celebri francobolli della storia repubblicana. Più precisamente il 5 lire emesso nel 1923 per il Cinquantenario della morte di Alessandro Manzoni, il 100 lire della serie Democratica, il 205 Lire meglio conosciuto come Gronchi Rosa e il 1.000 lire pacchi “cavallino”. Confezione accattivante in cui il fermacarte, contenente la riproduzione in lamina argentata del francobollo, era a sua volta inserito in una piacevole scatola riproducente il celebre dentellato. Ottimo per un simpatico regalo filatelico, magari ad un non collezionista, deve aver pensato qualcuno, tanto che tali oggetti per moltissimo tempo sono passati sotto totale silenzio. Eppure anche in queste quattro riproduzioni spiccano le diciture ufficiali ed il valore facciale. Anche se, e questo è il punto cruciale, ormai indiscutibilmente fuori corso come affrancature.


Allo stesso modo dei già citati precursori, anche le lamine d'argento contenute in diversi folder, emessi da Poste Italiane prima del 2011, hanno ricevuto scarsa attenzione. Persino l'osservatore meno attento, infatti, non potrà non notare che le riproduzioni in lamina dei francobolli relativi al Corriere dei Piccoli (8 novembre 2008), Bulgari (24 aprile 2009), le Mille Miglia (14 maggio 2009), tanto per citare alcuni esempi, sono assolutamente prive del valore facciale e quindi non utilizzabili alla stregua di normali affrancature in corso di validità. A questo punto appare chiaro lo spartiacque oltre il quale, l'oggetto filatelico considerato alla stregua di un simpatico gadget, si trasforma in affrancatura e quindi in reperto da incasellare: il valore facciale e la contemporaneità alla validità postale dell'emissione riprodotta.


A questo punto il gioco è fatto e nasce un nuovo accattivante caso filatelico, reso ancor più avvincente dal punto di vista collezionistico se si considerano le basse tirature che vanno dai 2.000 pezzi dei primi esemplari ai 17 mila dei più recenti. Inizia così anche la corsa speculativa e qualcuno, tanto per dimostrare che le riproduzioni in lamina così combinate (cioè con il valore facciale ben impresso nella riproduzione) sono utilizzabili come affrancature si da da fare a recuperare esemplari ed imbustare lettere, a loro volta recapitate in modo esemplare con tanto di annullo postale. È l'inizio della corsa all'oro (o sarebbe meglio dire all'argento), visto che il fenomeno ottiene, nel giro di qualche anno, una sua “ufficializzazione”, in quanto i cataloghi Sassone ed Unificato hanno inserito tali oggetti nei propri mercuriali, citandoli ed indicandone un possibile prezzo di mercato.

Solo a questo punto Poste Italiane s'accorge di quanto sta accadendo a causa della sua macroscopica svista e decide di correre ai ripari. Con l'emissione del 1° ottobre 2012 dedicata alla Corte dei Conti, la riproduzione in lamina d'argento del relativo francobollo, contenuta nel folder, è prodotta con il valore facciale chiaramente annullato. Poste Italiane ha di fatto sancito con tale segno la non validità dell’oggetto come cartevalori rendendolo non idoneo al pagamento delle spese postali. L'evento, che chiude il primo capitolo dei foglietti argentati, al tempo stesso sancisce, pur indirettamente, la validità postale delle precedenti emissioni in lamina.


La tecnologia produttiva
Il collezionista può trovare interessante anche la tecnologia messa in campo per la produzione di tali “valori” in lamina d'argento. Sugli stessi, infatti, l'osservatore attento può notare la dicitura “by Paolillo”. Si tratta di una sorta di marchio di fabbrica riconducibile ad una tipografia romana, di proprietà di Ciro Paolillo, specializzata in tale genere di stampa, per il quale detiene anche uno specifico brevetto. Non si può certo dire che tecnologia ed azienda siano cosa nuova nel campo della filatelia. Proprio alla Paolillo di Roma si deve uno dei due francobolli, quello da euro 2.80, in distribuzione dal 10 ottobre 2008 per ricordare Italia 2009, con presentazione nell’ambito di “Romafil”, che mostra la leggendaria Bocca della verità. Il dentello è stato realizzato con un procedimento inedito, tramite vaporizzazione dell’oro. Il boom dei francobolli su lamina d’oro si ebbe già negli anni Sessanta, ma è nel terzo millennio che si sono intensificati i processi di stampa più evoluti. Come nell'emissione Onu per Pechino, sempre del 2008, realizzata dalla stamperia olandese Enschedé. La produzione di tali francobolli comporta scarti notevoli, tenuto conto anche delle difficoltà tecniche e delle richieste di qualità messe a capitolato da Poste Italiane. Un secondo francobollo in lamina d'oro è quello emesso il 30 ottobre del 2008 dedicato al Natale, anch'esso come il precedente in minifoglio da 25 esemplari. Che l'azienda fosse la medesima degli “argentobolli” non era dato di sapere dato che nulla compariva sui comunicati ufficiali, essendo la lamina prodotta solo una base dorata sulla quale effettuare poi la stampa definitiva del valore bollato, pur operando l'azienda laziale in regime di fornitore ufficiale ed esclusivo di Poste Italiane. La laminatura utilizzata per queste emissioni è quindi la stessa utilizzata anche per l'argento, da qui la firma d'autore sulle riproduzioni contenute nei fermacarte.


Passato e futuro
A rigore di cronaca “filatelica” è giusto ricordare che, nella storia argentata delle carte valori italiane  sono riemerse alcune riproduzioni dei valori della Michelangiolesca (quelli da 70 lire e da 50 lire), con tanto di valore facciale. Contenuti in un particolare folder per la Giornata del Francobollo del 1977, questi progenitori degli argentobolli sono assai più grandi degli originali. Ma è nel 2016 che Poste Italiane ci riprova con fermacarte e lamine, con tanto di valore facciale e puntando alla serie forever “Piazze d’Italia”, emessa il 2 luglio. Il primo soggetto individuato è il “B-50g” con il Duomo di Milano, non a caso in vendita allo spazio filatelia del capoluogo lombardo al prezzo di 20,00 euro. Visto come si presenta però, sarà ben difficile, questa volta, spacciarlo per francobollo vero.

La riorganizzazione della mia collezione
La maggior parte degli esemplari entrati a far parte dei cataloghi proviene da fermacarte prodotti e commercializzati da Poste Italiane. All'interno di una confezione di cartone è contenuto il parallelepipedo in plexiglas composto da due parti, tenute salde tra di loro da apposite calamite, all'interno delle quali fa bella mostra di sé la riproduzione del valore postale in lamina argentata. Sono stati venduti in questa veste praticamente tutte le emissioni del 2011 dedicate al 150° anniversario dell'unità d'Italia. Sia in fermacarte che in apposito folder, invece, si trova la lamina dedicata al 150° anniversario dell'unificazione del sistema monetario nazionale, dentello emesso nel marzo del 2012. Tale foglietto speciale era disponibile,  se all'interno dell’omonimo folder, al costo di € 20 oppure al costo di € 18 versione fermacarte. La tiratura complessiva del foglietto è indicata come di 18 mila esemplari, 15 mila inseriti nel folder, 3.000 sotto le sembianze di un fermacarte. Sono invece contenuti nel solo folder gli argentobolli successivi.


Ho deciso di riorganizzare quindi la mia sezione espositiva compresa tra il 2011 ed il 2012 collocando gli argentobolli a scavalco tra le due annate di emissioni. Gli album del periodo contemporaneo sono costituiti da cartelle e fogli in formato A4 (per le modalità costruttive vedi la pagina dedicata all'accomodatore). Trattandosi di lamine, in verità piuttosto delicate nonostante lo spessore non elevato, data la mancanza di flessibilità, ho notato che i fogli in grammatura 200 con applicate le taschine a L tendevano a sollecitare parecchio le lamine quando l'album era sfogliato. Ho quindi optato per la collocazione in inserti senza plastificante a due tasche. Per ogni tasca ho prodotto un inserto in cartoncino 200+200 di grammatura, realizzato in modo da ospitare una lamina su ogni lato (quattro lamine su ogni inserto, due per facciata). In tal modo le lamine sono maggiormente protette da elementi ossidativi e da danni per piegatura. Per le lamine ospitate in folder ho utilizzato specifici inserti per mantenere integro l'insieme. Gli inserti esplicativi sono redatti e stampati, come solitamente faccio, su cartoncino di grammatura 200. I fermacarte in plexiglas e le relative scatole sono collocate in box di cartone, quale corredo secondario alla collezione.

Giusto per dare un'occhiata
Cambia dunque l'assetto espositivo che avevo originariamente previsto per l'area repubblicana del periodo euro, con una rielencazione degli album di questa sezione ove l'area degli argentobolli trova collocazione nell'album E6, spostando dunque in avanti di uno la numerazione delle cartelle a seguire (l'intera collezione è comunque visibile sulla pagina "la mia collezione"):

La Repubblica italiana negli anni  dell'euro
► Album E2 - Il biennio 2005 - 2006
► Album E3 - Il biennio 2006 - 2007
► Album E7 - Il biennio 2012 - 2013
► Album E8 - Il biennio 2014 - 2015

L'album contenente gli argentobolli:


Scene di ordinaria follia
Come accadde per foglietti dei diciottenni, anche per gli argentobolli la polemica durerà a lungo. Secondo molti collezionisti (al momento Bolaffi non ha catalogato tali “emissioni”, ma non lo ha fatto anche per i codici a barre), i foglietti in lamina d’argento non hanno alcun valore postale, in quanto non esplicitamente previsto dalla Gazzetta Ufficiale al momento dell’emissione. Dunque non possono essere incasellati come francobolli. Secondo tale opinione, tutta la corrispondenza affrancata con il foglietto è quindi illegale in quanto atta a frodare le Poste Italiane. Nella accesa e dibattuta questione la lamina più ambita, poiché distribuita in uno speciale folder omaggio distribuito a pochi eletti, è quella del foglietto celebrante il 150° anniversario di Poste Italiane. Questa insolita emissione ricorda quanto già accaduto nel Settembre 1989 con il francobollo celebrativo dedicato alla nascita dell’attore comico Charlie Chaplin. In quell’occasione Poste Italiane stampò, oltre al normale francobollo, un foglietto in nero non dentellato ed a tiratura limitata di soli 6.000 esemplari. Tale foglietto fu inserito come omaggio soltanto nel libro dei francobolli nell’edizione esclusiva per l’estero. Oggi è un pezzo filatelico molto apprezzato e richiesto dai collezionisti italiani. Sta di fatto però che, ma è il mio solo pensiero non qualificato o qualificante, credo sia necessario definire un limite, stante anche la storia delle importanti emissioni in ambito italiano. Trovo un po' folle, infatti, che tale foglietto, giusto alcuno giorni fa, si scivolato su ebay al pazzo prezzo di 663 euro.



Un po' di bibliografia

  • "Dopo il duomo d'argento cos'altro arriverà?", Gennaio 2017, L'Arte del Francobollo  n°65
  • "Tornano i fermacarte", dicembre 2016, Vaccari News
  • "Breve storia delle lamine d'argento", Pierfranco Olivani, febbraio 2013, Il Francobollo Incatenato n° 226
  • "Gli argentobolli italiani", Sebastiano Cilio, ottobre 2012, L'Arte del Francobollo n° 61
  • "Poste Italiane annulla il valore dei francobolli in argento", 3 ottobre 2012, francobolliefilatelia.com
  • "Le lamine d'argento entrano nei cataloghi", agosto 2012, Vaccari News
  • "Foglietto Lira Italiana in argento: un nuovo Chaplin?", 24 maggio 2012, francobolliefilatelia.com.

venerdì 3 febbraio 2017

Un altro passo avanti con le emissioni 2015

L'inserimento in cartella delle emissioni repubblicane del 2015, e quindi l'ampliamento del mio percorso espositivo, mi offre lo spunto per proseguire alcune riflessioni su collezionismo e collezionare, sui francobolli e loro contestualizzazione storica e, perché no, didattica. Giusto per quel continuo tentare, che molti raccoglitori come me fanno, di cercare di trasferire una personale passione alle generazioni a venire. Il collezionismo è in fondo un grande gioco dove l'entusiasmo per la raccolta e la ricerca non possono venire a meno, anche quando la platea dei partecipanti aumenta.

Il termine "collezionare" ha una radice antica, pare infatti trovare genesi nel latino "colligere" ovvero raccogliere. Bene lo sapevano epigrammisti e prosatori dell'antichità che raccontano di come, nell'Antica Roma, il collezionismo fosse attività diffusa, tanto da dare vita a vere e proprie mostre e mercati specializzati. Cosa dire poi delle raccolte emerse dalle tombe dei grandi faraoni dell'Egitto antico? Pietre di foggia stravagante e bastoni ritrovati nei sepolcri sono una traccia tangibile dell'umana esigenza di raccogliere, catalogare e collezionare e nemmeno il grande Tutankamon ha costituito eccezione. Gli esempi citati in letteratura sono tanti: dai vasi di essenze esotiche della bella Cleopatra alle bamboline di Neruda. Non ha importanza ciò che si raccoglie. Ciò che conta veramente è quell'impegno che richiede passione e pazienza, che nel piacere della scoperta esonda nel desiderio di conoscere, che ci stimola ad indagare, ricercare, approfondire ed apprendere.

Immagine parte della campagna pubblicitaria di Poste Italiane
per propagandare l'abbonamento filatelico

Sfogliare una collezione di francobolli equivale, per molti, alla visita ad un museo. Ancora di più per quel visitatore che, a digiuno di una specifica cultura filatelica di tipo "accademico", si colloca allo stesso piano di un bambino curioso, ma inesperto nella sua dimensione cognitiva. Per quest'ultimo la visita è sinonimo di un'esperienza che stanca. Il visitatore "bambino" è disorientato, posto come al centro di un insieme assai vasto di reperti che, dopo un po' non è più in grado di interpretare, ma nemmeno quasi di distinguere.

I nostri francobolli, le missive con i loro annulli, le cartoline diventano oggetti che, separati dalla loro originaria funzione utilitaristica e raggruppati secondo i criteri personali di chi li ha accomodati, sono spinti a rivelare il loro profilo nascosto, come ombre sui muri che diventano figure o immaginari personaggi di un cielo solcato da nuvole. I legami tra gli oggetti, le interferenze, le risonanze sono in effetti davanti agli occhi di chi osserva, ma per percepirli occorre la capacità di aggiustamenti continui. Servono punti di riferimento.

Per il visitatore neofita, l'uscita dal museo o quel rapido e superficiale sfogliare un album sino ad arrivare all'ultima pagina in un sol respiro, è vissuto come un momento liberatorio. Sono quindi convinto che la visita di una collezione non possa limitarsi a mostrare una serie infinita di taschine trasparenti che custodiscono i nostri francobolli o le nostre buste ben affrancate, ma debba essere organizzata anche ponendo in atto una strategia didattica. Un impianto espositivo che si offra come un'esperienza cognitiva per colui che sfoglia. In fondo è questa l'attività che ci occupa la maggior parte del tempo: disegnare le nostre vetrine virtuali in cui porre i reperti postali.

la visita di una collezione non può limitarsi a mostrare una serie infinita di taschine trasparenti, ma deve essere organizzata anche ponendo in atto una strategia didattica


Il 2016 segue quindi, nella mia collezione, grazie anche al fatto di potermi realizzare in prima persona i fogli d'album e le pagine di almanacco filatelico, un itinerario non cronologico, non basato sulla mero calendario delle emissioni, ma organizzato con un filo logico fatto di temi che si sviluppano uno dopo l'altro, tenuti insieme, per quanto possibile, da punti di contatto che legano i vari argomenti affrontati. Il tema della riscoperta del patrimonio d'Italia, ad esempio, tiene unite le serie dedicate al turismo con quelle nate per riscoprire le bellezze botaniche e naturalistiche o con i francobolli dedicati al patrimonio artistico e culturale italiano. La cultura quale patrimonio, a sua volta, aggancia particolari celebrazioni dedicati ad illustri personaggi del Paese che, a loro volta, anticipano le "eccellenze del sapere". Allo stesso modo con cui il "made in Italy", quando dal prodotto di qualità si sposta all'eccellenza enogastronomica, trascina le emissioni celebrative di Expo Milano, il cui tema era proprio al "cibo", quale sostentamento per il pianeta.

Schede filateliche, riferimenti storici, contestualizzazioni cronologiche e richiami di più ampio respiro, se inseriti accanto ai valori dentellati, aiutano il "visitatore" a colmare vuoti interpretativi, persino a costruire storie anche per chi non è abituato a farlo, incapace di interferire con ciò che vede. La nostra collezione deve necessariamente andare oltre il concetto di "nostra" e stimolare domande in chi la osserva, ma anche offrire risposte.


un itinerario non cronologico, non basato sulla mero calendario delle emissioni, ma organizzato con un filo logico fatto di temi che si sviluppano uno dopo l'altro


Non c'è dubbio che l'epoca in cui viviamo necessita di un apparato espositivo differente da quello che il collezionista approntava nel passato. Stimoli e conoscenze erano differenti e le modalità con cui un collezionista di inizio Novecento predisponeva i sui valori per sé e per mostrarli ad altri fondava su un contesto sociale e culturale molto differente. Va da sé che anche il mondo filatelico è mutato: a quel gran numero di appassionati e competenti collezionisti di ieri, che da soli costituivano una platea di "visitatori" maturi, oggi si è sostituita una società abituata ad un apprendimento precucinato espresso, ove la filatelia è spesso declassata ad oggetto di modernariato. Oggi siamo circondati da mezzi di comunicazione multidisciplinari, ad esempio la televisione, che surrogano ogni operazione di completamento dal punto di vista dell'apprendimento. Il colore, il suono, la comunicazione visuale si presentano già interconnesse, strutturate a copia della vita reale ove l'insieme degli stimoli è confezionato per produrre schemi e trame coerenti. Non devi fare altro che sederti e guardare. Non è così, salve rare eccezioni, per i percorsi museali e quindi per l'esposizione di una collezione ove ogni singolo reperto svela una propria storia e ne nasconde cento altre.

La curiosità di saperne di più, rispetto all'oggetto esposto o mostrato su un album, è un'opportunità da cogliere appieno. Per chi accomoda ciò che ha raccolto, la collezione è un gioco senza fine, un vero e proprio universo in cui il collezionista detta le regole di uno spazio che gli appartiene totalmente, in cui nessuno può imporgli leggi, vincoli, dogmi. Per chi questo universo lo visita solamente, il punto di vista è totalmente diverso. Se il racconto che circonda il francobollo è in grado di soddisfare l'esigenza di conoscerne la natura, la sua origine, la sua storia e i mutamenti avvenuti nel tempo, ecco che la propria collezione perde quella valenza individuale e si trasforma in un mezzo, in un veicolo di conoscenza e di approfondimento capace di aprire gli orizzonti anche a chi non ha partecipato alla raccolta ed alla catalogazione.


La collezione può trasformarsi in un mezzo, in un veicolo di conoscenza e di approfondimento

Le consolidate teorie sull'apprendimento, in senso generale del termine e non solo limitato all'aspetto puramente scolastico, identificano tra le cause di non assimilazione, all'interno di un contesto non destinato alla pura formazione, la mancanza di una connessione tra ciò che si apprende e la pratica ricaduta nel problem solving. Diventa cioè difficile trattenere quanto si apprende se quegli stessi concetti o quelle specifiche nozioni non saranno mai utilizzate nella vita pratica quale strumento di risoluzione dei problemi. Comprenderete quindi quanto sia difficile implementare un elemento così complesso all'interno di un repertorio culturale, offerto da un percorso filatelico o di storia postale, dovendo nello stesso introdurre stimoli cognitivi e percorsi intellettuali che non siano solo emozionali, ma che sappiano attivare un'esperienza cognitiva complessa. Questa è forse la sfida più grande. Una sfida che a volte ci obbliga a rompere gli schemi.

Avendo colto, quale occasione per questa disquisizione tra apprendimento e collezionismo, l'inserimento delle emissioni italiane 2015 nella parte contemporanea della mia collezione, non posso esimermi da citare un esempio, altrettanto contemporaneo, di rottura degli schemi nel mio viaggio filatelico.

 La sfida più grande. Una sfida che a volte ci obbliga a rompere gli schemi.

In ogni percorso espositivo, in quanto trama portante del racconto, l'oggetto rappresenta il testo. L'oggetto è l'asse narrativo, non si cambia in quanto tale, e va dunque interpretato. Per farlo si ricorre a quello che gli addetti a lavori definiscono paratesto. Un elemento di supporto all'interazione tra reperto ed osservatore, una connessione il cui richiamo può avere differenti valenze: contesto culturale, profilo storico, tecnica e stilistica, iconografia. La prima parte del paratesto (peritesto) rappresenta una sorta di contiguità fisica al pezzo che è mostrato: dalla semplice didascalia con i dati di emissione sino alla scheda di almanacco filatelico. Nell'ambito dell'allestimento della nostra collezione tale elemento può essere determinante, ancor più per quella sezione "moderna" ove la storicizzazione, normalmente operata per i valori più antichi, non è possibile e dove la semplice didascalia tecnica e tematica rischia di non catalizzare a sufficienza l'attenzione di chi guarda o addirittura di affaticarlo.

Cogliendo quindi per spunto il fatto che il 2012 ha segnato la punta massima di francobolli autoadesivi, con solo quattro emissioni "tradizionali", ho deciso per un fuoriprogramma assai poco accademico nella logica del percorso filatelico repubblicano, ma parecchio divertente e stimolante per le connessioni e le interferenze che si possono determinare in chi osserva. Le "questioni di gomma" costituisco un inaspettato, insolito e colorato giro del mondo che inizia e finisce nel 2012 "italiano", ma racconta gli aspetti tecnici dei francobolli attraverso una piccola vetrina dal sapore internazionale, per non dire esotico. Un peritesto che da una comunicazione divulgativa sposta l'attenzione del "visitatore" ad una comunicazione didattica, offrendogli un elemento di interazione, di scambio. Un'opportunità per porsi nuove domande e gestire dunque un ruolo attivo nella visita.



Come sempre, per darvi un'idea del "prodotto finito", sperando di aver offerto una interessante panoramica tecnica, vi rimando alla visione degli album che ho citato, spunto filatelico che ha dato vita a questo ennesimo post. A seguire il link al nuovo album E8 con le emissioni 2015.

lunedì 5 dicembre 2016

Orientarsi nel percorso collezionistico

Poche righe per accompagnare la nuova edizione della "guida alla mia collezione", aggiornata con i più recenti cambiamenti del mio percorso espositivo. Ci tengo in modo particolare, giusto per mantenere fede a quella mia tanto sbandierata fissazione di considerare gli album di una collezione, ancor più se articolata, come le vetrine di un percorso museale.



Giusto per arricchirne la presentazione prendo a prestito da Valentina Baldi, che lo ha scritto in occasione di una manifestazione promossa dal Circolo Filatelico e Numismatico Benedetto Varchi, un pensiero sulla fisionomia del collezionista. "Il collezionismo è la tendenza a raccogliere, classificare e catalogare per un bisogno di ordine e metodicità. Il più delle volte, non rileva ciò che si raccoglie, ma la sistematicità della raccolta. Il collezionista riesce a conciliare la sfera sentimentale, che ha la funzione di alimentare la ricerca, e la dimensione più analitica, che consente di collocare ogni cosa al suo posto e di stabilire opportune relazioni d’ordine. Accanto alla passione con la quale mette insieme materiale originale, il collezionista riconosce intuitivamente quando determinati elementi simili siano ascrivibili ad una certa categoria tipologica. Si può dunque affermare che il collezionista è un amante dell’accumulazione critica ed analitica di una determinata serie di oggetti. Il collezionista ha un obiettivo (a cui non arriverà mai): rendere la propria collezione più importante e ricca, possibilmente impreziosita costantemente di nuovi pezzi. Talvolta dietro la collezione c’è un preciso itinerario esistenziale che consente di ricostruire le vicende personali della vita di un individuo, si riscontrano elementi ricollegabili direttamente ai suoi interessi, ai suoi stati d’animo, ai suoi hobby. Una delle virtù fondamentali che connota tutti i collezionisti è la pazienza. Quando si inizia una collezione non si ha idea di come questa si svilupperà o quali connotati assumerà."



sabato 3 dicembre 2016

Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata

Quando la passione si fa sempre più forte, il collezionare diventa un “lavoro totalizzante”, assorbe molto del proprio tempo libero e forse anche oltre. La passione resta quindi la chiave di tutto, una molla che ti scatta dentro e ti porta sempre più lontano. È così che la collezione, poco alla volta, diventa anche costruzione di qualcosa. Di un mondo che è il mondo del collezionista, ma è anche uno spaccato culturale che rappresentala vitalità trasformazioni del presente.

Grazie anche ai consigli degli amici, che seguono questo mio percorso collezionistico con affetto quasi maniacale, dopo l’ultima revisione della mia divagazione dedicata alla meccanizzazione postale, ho deciso di smontare e rimontare l’intero apparato espositivo, fedele alle teorie di Jean Piaget sull’accomodamento. Occasione imperdibile per inserire anche nuovi reperti accumulati nel frattempo e che faranno quindi inedita comparsa tra le pagine dei miei album sull'argomento.


L’idea è quella di una riorganizzazione che strutturi al meglio la visita di questa mia raccolta, uno dei tratti tematici della mia collezione orientata a raccontare, attraverso reperti filatelici e postali, l’evoluzione della Posta attraverso i mutamenti della società e della tecnologia. Tutto ciò premesso che, come ho già avuto modo di scrivere in alcuni miei precedenti post, la meccanizzazione postale è forse una delle materie meno filateliche che esistano.

Eppure essa, o meglio la sua evoluzione, rappresenta un interessante oggetto di studio capace di fondere filatelia, filografia, marcofilia e storia postale. Per fortuna non sono l'unico a pensarla in tal modo, tanto è che sono davvero tanti i cultori della materia cui mi sono ispirato per montare i miei reperti e dai quali ho attinto a piene mani per correggere i miei refusi, le lacune, le imprecisioni cronologiche, così come per arricchire il corredo informativo. La pensa come me anche Alastair Nixon, validissimo collezionista di meccanizzazione postale britannica, che nel suo diagramma di Venn, presentato durante una conferenza anglosassone dell'ottobre 2016 dal titolo "Postal Mechanisation for Philatelists", inquadra l'argomento come "un tema collocato al centro dell'universo filatelico", sconfessando quando asserito da una rivista di settore che, nel 1980, definiva la meccanizzazione come "un aspetto collaterale della storia postale, privo di un chiaro significato".


Che la meccanizzazione postale riemerga, di tanto in tanto, dal sottobosco del collezionismo dentellato non è una novità. Se gli studi sulle bollatrici meccaniche curati da Alcide Sciortino, pubblicati su L'Annullo, sono stati successivamente riadattati per trovare degna collocazione sul sito Il Postalista, appare quasi enciclopedico il grande approfondimento firmato da Danilo Bogoni per Storie di Posta dal titolo "Meccanizzazione". Recentissimo poi è un articolo apparso sul numero di novembre de Il Collezionista a firma Fusco Feri dal titolo "A Roma la prima e unica mostra sulla meccanizzazione postale".

La prima e unica mostra, in effetti, con tale tematica, fu inaugurata il 29 ottobre 1956 al Palazzo dei Congressi dell’Eur dal presidente del Consiglio, Antonio Segni, e due giorni dopo visitata anche dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.

Lo scopo della rassegna, alla quale presero parte le Amministrazioni postali dei Paesi della Ceca, la Comunità economica del carbone e dell’acciaio (Italia, Francia, Belgio, Olanda, Germania Occidentale), nonché la Gran Bretagna e la Svizzera, era quello di mettere in evidenza i progressi raggiunti dai vari paesi nella meccanizzazione dei servizi postali e di favorire lo sviluppo di questa meccanizzazione coordinandola su un piano europeo. A tale proposito una sezione del mio percorso è esattamente dedicata alla mostra del 1956.



La collezione, infatti, grazie alla sua digitalizzazione ha assunto i connotati di un percorso espositivo ove gli album che raccolgono le missive assumono il ruolo di ambienti virtuali e dove ogni singola pagina veste i panni dei pannelli e delle vetrine che disegnano un ideale itinerario museale. Un viaggio in cui chi osserva e legge attua una riflessione su se stesso e sul suo ambiente, in senso allargato sulla realtà, dal punto di vista diacronico e sincronico.

Credo che solo in tal modo la collezione possa assurgere al ruolo di narratore. Un cantastorie capace di avvincere il proprio curatore, ma anche e soprattutto il suo “pubblico”. La collezione è per il suo fautore un’avventura, un viaggio che è anche vocazione, ricerca, caccia. Per colui che, invece, la collezione la partecipa da spettatore essa deve rappresentare un sistema complesso centrato anche su di sé e sullo stimolo di quella curiosità intrinseca ad ogni essere umano che, di fatto, costituisce la vera matrice del processo di formazione.



Ho quindi voluto immaginare gli album di questo percorso tematico, capace di molteplici interconnessioni con la dorsale collezionistica cronologica del mio insieme filatelico, come le varie stanze di una sezione museale, ognuna capace di ospitare, esporre, esplodere un tema legato alla meccanizzazione postale.

Intendiamoci, siamo ancora ben lontani da un’esposizione esaustiva del tema, ma è pur sempre un buon inizio, anche in previsione di una costante futura progettualità espansiva. Tenuto anche in conto che, paradossalmente, questa sezione tematica offre una duplice soddisfazione: quella di sviluppare un tema postale così complesso ed articolato utilizzando reperti il cui valore venale è, spesso, di pochi euro.

> Link al primo album T1


Il primo album della sezione così riorganizzata sviluppa il tema di partenza, ovvero la nascita e l'introduzione del Codice di Avviamento Postale in Italia. Una storia che si racconta in più capitoli, alcuni già citati in questo blog, che illustrano i primordiali tentativi delle Regie Poste dell'Italia unitaria di ripartire le grandi città in zone al fine di razionalizzare la distribuzione, sino all'arrivo della fluorescenza nei francobolli, metodologia evoluta per quel passaggio epocale degli anni Sessanta che sarà la codifica automatizzata del CAP.

Secondo Album T2


Il secondo album affronta un aspetto della meccanizzazione postale che prende avvio negli uffici postali sparsi nella penisola, dai più piccoli ai più grandi e trafficati centri ferroviari, e che riguarda la progressiva automazione dei sistemi di bollatura.

Un viaggio tra le “macchine” bollanti e le loro impronte, ma anche un percorso trasversale che dal Regno si allunga sino ai giorni nostri attraversando epoche e costumi ben precisi di un'Italia che cambia. Dai primi tentativi di meccanizzare la bollatura, sottraendola alla gestualità manuale del bollo impresso a mano, ai moderni sistemi di annullamento inseriti come moduli operativi nei grandi impianti di smistamento in dotazione dei Centri di Meccanizzazione Postale di seconda generazione.

Terzo Album T3

Il terzo album chiude il capitolo dedicato alla meccanizzazione della bollatura e apre un nuovo percorso che narra di quella straordinaria rivoluzione tecnologica che in Italia ha visto la Elsag San Marco quale indiscussa protagonista dei nuovi sistemi computerizzati per la codifica del Codice di Avviamento Postale.

Un'inusuale analisi di piccoli, talvolta impercettibili, grafiti applicati sulle nostre missive. Dalle barrette fosforescenti alle codifiche lineari basate sul sistema binario. I primi segni evidenti del sempre maggiore apporto di nuove tecnologie, guidate da microprocessori, per la lavorazione e l'inoltro della parola scritta.

Quarto album T4

Sul quarto album la tecnologia evoluta la fa da padrone. L'idea è quella di raccontare, attraverso lettere e cartoline quasi dei giorni nostri, la progressiva evoluzione del sistema logistico di Poste Italiane, la nascita del grande piano di meccanizzazione nazionale, lo sviluppo dei centri meccanizzati, lo studio dei grandi impianti e dei nuovi codici impressi da questi ultimi sulle nostre lettere. Algoritmi tanto sorprendenti, quanto complessi da decifrare.

Quinto album

Al quinto album ho affidato la genesi della grande meccanizzazione postale vista e raccontata da un punto di vista capace di esondare gli italici confini, assumendo quindi una dimensione internazionale che parte dall'origine della specie: la Transorma. A ripensarlo oggi, guardando le immagini dell'epoca, l'entusiasmo che gli addetti ai lavori provarono con il passaggio dallo smistamento completamente manuale a quello automatizzato offerto dalla Transorma, ha dell'incredibile. Ma in quel periodo ciò che oggi pare poca cosa era veramente un enorme passo in avanti. La produttività di Transorma, con cinque operatori, poteva raggiungere le 15 mila lettere all'ora, circa il doppio della media di un sistema di smistamento manuale dell’epoca.

Prodotta dall'azienda olandese Werkspoor, la Transorma funzionava sul principio dello smistamento diretto. Ogni operatore, collocato nella parte superiore della struttura, prelevava manualmente da un cassetto la missiva e, dopo aver letto l’indirizzo inseriva, utilizzando una tastiera, un codice di ripartizione, ponendo poi l’oggetto in una guida da cui, attraverso un sistema di movimentazione, lo stesso era depositato in una delle diverse caselle di raccolta che, variavano da 100, nei modelli più piccoli ad un solo operatore, sino a 300 nelle versioni con cinque operatori. L’efficienza di tale sistema era dunque direttamente proporzionale alla capacità degli operatori impiegati di memorizzare con precisione quanti più codici di ripartizione possibile. La versione più grande era alta circa 4 metri, e si allungava per quindici metri con una larghezza di sei. Pesava parecchie tonnellate ed era in grado di convogliare la corrispondenza dal piano inferiore a quello superiore attraverso un nastro trasportatore.

Con la Transorma ha inizio il grande laboratorio inglese di Brighton, primo vero centro di sperimentazione che getterà le basi per il progetto ALF testato su larga scala a metà degli anni Cinquanta nel centro postale di Southampton.

Sesto album

Al sesto raccoglitore ho affidato il compito di guidare il visitatore lungo un percorso esplorativo sulla storia della meccanizzazione postale allargata al quadro europeo, analizzando e cercando di conoscere meglio la sua evoluzione nei maggiori paesi del Vecchio Continente, partendo da Germania e Francia. Un argomento vasto, su cui c'è tanto da raccontare e che, piano piano avrà anch'esso il suo onorevole spazio in questo mio itinerario.

Gli album dedicati all'argomento, oggetto di questo posta, sono consultabili nella pagina dedicata alla mia collezione su questo blog.

🔄 Aggiornamenti recenti a questo soggetto