lunedì 19 marzo 2018

Collezione 2.0: portabilità sfogliabile

In molti dei miei interventi sul concetto di fruibilità digitale della propria collezione, ho raccontato di come, grazie alle nuove tecnologie, oggi alla portata anche dei meno esperti, sia possibile fare esondare il proprio percorso collezionistico dal recinto privato ad uno spazio realmente pubblico, tutto ciò grazie alla condivisione resa possibile dalla digitalizzazione dei propri album. Oggi è diventata una pratica comune da parte di istituzioni culturali, musei, pinacoteche, centri archivistici e documentali di tipo storico e culturale creare un proprio avatar nel mondo virtuale, tutto ciò per portare fuori dalle mura di solida pietra il proprio patrimonio, rendendolo in tal modo fruibile ad un pubblico più vasto, ma anche permettendone un approccio di studio ed analisi nel dettaglio, senza mettere a repentaglio l'incolumità dell'opera d'arte o dell'antico manoscritto e, perché no, di quel raro e fragile francobollo.



La  digitalizzazione delle proprie collezioni è anche un modo, facendo sempre riferimento ad istituzioni museali, per fidelizzare ed amplificare il proprio bacino di utenti visitatori, avendo come finalità la promozione, la valorizzazione e la tutela del proprio patrimonio, per metterne in evidenza
aspetti poco conosciuti, ma sovente potenzialmente di grande interesse, soddisfacendo quindi i bisogni della propria utenza. Talvolta addirittura offrendo percorsi espositivi inediti, rendendo fruibili in digitale reperti conservati negli archivi o sepolti nei magazzini e non esposti per problemi di spazio fisico.

Tale pratica di condivisione e fruizione offerta dal mondo digitale ha iniziato addirittura a porre al legislatore nuovi quesiti. L’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Niilo Jääskinen, ha applicato un’eccezione prevista dalla direttiva Ue sul copyright stabilendo che, come ha riportato il Corriere Comunicazioni.it, le biblioteche possono digitalizzare i libri senza consenso dell’autore, quando tale possibilità si prospetti per le collezioni accessibili al pubblico per fini di ricerca. Le biblioteche dunque possono digitalizzare opere e volumi detenute nella propria collezione, senza l’accordo dei titolari dei diritti d’autore, per proporle agli utenti su postazioni di lettura elettronica. La direttiva sul diritto d’autore non consente agli Stati di autorizzare gli utenti a copiare l’opera digitalizzata dalla biblioteca su una chiavetta Usb, ma non impedisce, in linea di principio, di fare una stampa dell’opera. La presa di posizione apre nuovi orizzonti, anche nel campo di una biblioteca filatelica condivisa sfruttando sistemi documentali in cloud, argomento del quale però ho intenzione di parlare in uno specifico post, magari condividendo con chi mi legge qualche innovativa idea su come condividere testi, magari non più in commercio, di letteratura filatelica o vecchie riviste ormai introvabili sul mercato.



Ciò di cui invece voglio argomentare oggi è la sperimentazione che ho messo in pratica di poter rendere la mia collezione 2.0, ovvero la versione digitale di quella fisicamente dentellata, realmente portabile.

Mi spiego meglio: terminata la fase di digitalizzazione, per la quale va poi mantenuto il costante aggiornamento (per la parte meramente tecnica vi rimando al post "Ogni collezione è come un percorso ... anche virtuale"), si dispone di una serie di file pdf in buona risoluzione (minimo 300 dpi). Questi file infatti, solo successivamente sono lavorati al fine di ridurne la loro definizione al formato ebook necessario alla condivisione, quanto perché tale compressione li rende più velocemente fruibili online attraverso specifiche piattaforme quali Calameo ed Issuu che li trasformano nei cosiddetti formati sfogliabili (flip book). Un'innovazione geniale, se si pensa che da qualsiasi apparato digitale ed in qualsiasi parte del pianeta ci si trovi, basta una connessione Internet per consultare il proprio apparato collezionistico così come lo abbiamo nei nostri scaffali. Provare per credere: la mia collezione online.

Ma la portabilità vera è un'altra cosa. Deve, a mio parere, poter essere fruibile offline, ovvero senza nessuna connessione, in modo semplice ed intuitivo, meglio se grazie ad un apparato leggero e portatile come un tablet, un rettangolo digitale capace di stare in una borsetta od in uno zainetto. Da portarsi magari appresso a qualche manifestazione di settore, giusto per poter controllare un particolare francobollo, confrontarlo con un altro in vendita o, più semplicemente, per comparare un annullo o valutare se quello appena visto è realmente quello mancante o ci assomiglia solamente.


Il pdf derivati originariamente dalla scansione delle pagine degli album possono perciò rappresentare una risorsa preziosa. Ho dunque fatto un piccolo esperimento usando il mio tablet e sfruttando uno dei numerosi software gratuiti che consentono di gestire i file pdf come un ebook, contando appieno anche sulle caratteristiche di massima definizione degli stessi file. Molti sistemi operativi, ad esempio Windows 10, dispongono addirittura di un visualizzatore/lettore proprietario. Ove questo non sia presente si può ricorrere ai già citati software, primo tra questi MartView, considerato uno dei migliori programmi per sfogliare PDF come se fossero delle riviste cartacee. È ottimizzato per l’uso con i touch-screen ed include anche funzioni avanzate. È molto curato graficamente e molto semplice da utilizzare sin dal primo avvio. Ma ne esistono ormai di altri, validi ed alternativi: Calibre Portable, IceCream Ebook, giusto per citarne alcuni e suggerire che ogni sistema operativo può ormai contare su un efficace visualizzatore flip book.

Per illustrare come può diventare portatile la propria collezione  ho fatto ricorso ad un semplice video, utilizzando come esempio un mio album del Regno d'Italia. Dal video, per il quale ringrazio il figlio più piccolo che si è prestato a muovere le dita, si nota come dalla modalità pagina si può rapidamente passare ad una visualizzazione multipagina, così come è possibile ingrandire immagini e testi, sfruttando quindi la definizione massima per osservare i dettagli di un francobollo, così come scansito dall'album originale.
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/



Aggiornamento del 24 marzo 2018

Che l'interesse ad una vera portabilità della propria collezione sia in deciso aumento lo testimonia anche scesa in campo di grandi nomi del commercio filatelico mondiale. Stanley Gibbons, ad esempio, ha messo a punto un prodotto online, rivolto ai collezionisti filatelici, che consente di mettere in rete, anche se non nel meccanismo di massima fedeltà di cui ho parlato nel mio blog descrivendo la digitalizzazione della mia collezione, il proprio apparato collezionistico, collegando ogni singolo valore al data base tecnico che l'azienda utilizza per i propri cataloghi filatelici. Il prodotto, immesso sul mercato con il nome di My Collection, prevede una sorta di canone che parte da 35 sterline inglesi all'anno.

La tecnologia utilizzata per My Collection ne consente l'utilizzo su tutti i dispositivi, PC, tablet e dispositivi mobili, prevede opzioni di ricerca versatili e potenti per individuare francobolli e relativi prezzi, è completamente personalizzabile consentendo di caricare le immagini dei propri valori e di includervi eventuli note e dettagli. Oltre a ciò consente di effettuare una comoda sezione riassuntiva che elenca il numero dei francobolli suddivisi per per paese e album, oltre ai dati sul loro valore di catalogo.


Il prodotto commercializzato da Stanley Gibbons ha come cuore bibliografico il famoso catalogo Stamps of the World che inventaria circa 500 mila francobolli e dispone di ben 180 mila immagini di emissioni relative ad oltre 730 paesi/regioni del globo.Utilizza i numeri di catalogo SG universalmente riconosciuti e contiene quattro guide pratiche dedicate al "Come identificare i francobolli".

venerdì 16 marzo 2018

Una repubblica "vissuta" che avanza

Fedele al motto che "le grandi cose si costruiscono pezzo per pezzo", voglio oggi condividere la fine dell'allestimento di altri due album, ai quali stavo lavorando da tempo, di quella collezione nella collezione di cui già avevo avuto modo di parlare in un post dell'aprile del 2016. L'occasione per me di filosofeggiare un poco sul collezionismo, ma anche per un ripassino sulle tecniche con cui rimuovere i francobolli dalle care amate buste, quando, ben inteso, non si tratti di ancor più preziosi testimoni di storia postale che meritano la loro assoluta integrità.

Allora avevo raccontato di come, in uno dei tanti mercatini delle pulci, quelli che radunano rigattieri d'altri tempi nelle piazze assolate delle cittadine di provincia, scorsi alcune cartelle filateliche di un bel colore verde. Fu l'inizio di un itinerario repubblicano parallelo a quello che già da tempo avevo intrapreso. Si trattava di affiancare alla mia collezione di valori nuovi, quella dei medesimi francobolli, questa volta permeati dal fascino di quel vissuto tipico di chi ha viaggiato, assolvendo appieno al ruolo per cui qualcuno li aveva creati.

Ogni modifica al percorso comporta un accomodamento complessivo della collezzione

Era, a quel tempo, l'inizio di un nuovo affascinante percorso espositivo all'interno del mio intero apparato collezionistico. Un nuovo itinerario che ripercorreva, in modo assolutamente parallelo, una strada maestra già tracciata, ma che proprio per questo si prestava ora a piccole soste, gite fuori porta e piccole deviazioni dai sentieri battuti. Inevitabilmente, secondo le più volte espresse teorie sull'accomodamento, tutto ciò ha comportato un'articolata serie di modifiche importanti al mio allestimento filatelico museale, montando e rimontando le mie vetrine virtuali (di questo ho parlato nel post "La metamorfosi: tutto si trasforma"), togliendo reperti da un album ed inserendoli in un altro, creando nuovi e diversificati fuori programma (vedi anche i post: "Presidenti tra i dentelli" e "La ricostruzione post bellica nel mio percorso repubblicano").

I due nuovi "contenitori", di cui vado a completare l'allestimento, riguardano in larga parte i francobolli degli anni Ottanta e Novanta. Sono emissioni relativamente recenti, ma che hanno già le rughe ed il fascino di quella maturità filatelica che sa farsi apprezzare. Lo dico per il vero piacere di riguardarli con attenzione, anche sul più puro aspetto estetico, allontanandoli per un momento dal loro concetto funzionale, quello di aver avuto una vita finalizzata alla razionale affrancatura di una missiva. Una deriva questa, tipica del collezionista ben rimarcata dalle parole di Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, che ricordava come colui che colleziona ha "un rapporto con gli oggetti che non ne mette in primo piano il valore funzionale, e dunque la loro utilità o fruibilità, ma li studia e li ama in quanto scena, teatro del loro proprio destino. Quel che più profondamente affascina il collezionista è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l’oggetto si immobilizza. Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario, tutto questo il vero collezionista lo vede confluire, per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto".

Il francobollo "usato" è un po' un ritorno alle origini del collezionismo filatelico


Eccomi dunque alle prese con una montagna di lettere e di frammenti epistolari, alla ricerca dei pezzi mancanti per dare completezza e sostanza al mio percorso dentellato. Una sorta di ritorno alle origini, ai tempi in cui era divertente mettersi a staccare, uno per uno, quei rettangoli colorati per trasformarli da affrancature in francobolli da collezione. Perché, come scrisse Benjamin, "qui sta la visione del fanciullo, che nel collezionista si intreccia con quella del vegliardo. I fanciulli infatti posseggono, quale proteiforme pratica mai abbandonata, la facoltà di rigenerare l’esistenza. In loro, nei fanciulli, il collezionare è soltanto una delle possibili procedure di rigenerazione, un’altra è il colorare gli oggetti, un’altra ancora il ritagliare, un’altra il decalcare e così via lungo tutta la scala delle modalità infantili di appropriazione della realtà, che va dall’afferrare su su fino al nominare. Rigenerare il vecchio mondo, ecco l’istinto più profondo che sta alla base del desiderio del collezionista di acquisire nuovi pezzi". Le origini in tutti i sensi, anche quelle che ci riportano alla genesi della filatelia. Non dobbiamo infatti dimenticare che, in pieno Ottocento, la società europea era ancora sostanzialmente rurale. Non esisteva quel mondo delle immagini a cui oggi siamo assuefatti e che consideriamo come un dato di fatto. Non esisteva la cartolina e nemmeno altre riproduzioni di immagini pensate per avere una circolazione, per soddisfare l'esigenza di allargare i propri orizzonti assolutamente ben demarcati dai confini della propria comunità. I francobolli offrivano in quell'epoca la possibilità, straordinaria ed affascinante, di far viaggiare le persone, di aprire loro una finestra su luoghi, personaggi, avvenimenti e tradizioni sconosciute ai più, in un’epoca in cui viaggiare era consentito a pochi. I primi collezionisti dunque raccoglievano esemplari viaggiati e si davano premura di staccare i francobolli dalle buste su cui stavano incollati.

Ma abbandoniamo per un attimo il piacere del filosofeggiare e torniamo al lato pratico. Perché questa è anche l'occasione giusta per fare insieme un ripassino della tecnica della "rimozione" del francobollo. Per i più esperti, la cui memoria è stata assopita dal miraggio della gomma integra a tutti i costi, per i neofiti il cui piacere è ancora acerbo e pregno di sontuose aspettative.

Per i francobolli relativi al periodo di cui mi sono occupato per questa mia ramificazione espositiva, la rimozione rientra tra i classici della filatelia, abbastanza semplice, a patto che si rispettino alcuni fondamentali accorgimenti. Tanto vale però riprendere la metodica tra le mani e ricordarne i vari passaggi.

immagine d'epoca tratta da video di Francesco Baroni
Francobolli non adesivi: passo dopo passo
  1. Tagliare con le forbici un frammento intorno all'affrancatura, avendo cura di lasciare una superficie di carta leggermente più ampia dell'affrancatura stessa. Tale operazione va fatta previo verifica se quella lettera non possa rappresentare un interessante reperto di storia postale da lasciare intonso. I frammenti sono già pronti per lavorare alla rimozione del valore postale.
  2. Separate le affrancature collocate su missive in carta colorata, poiché per queste ultime saranno necessari differenti accorgimenti rispetto a quelle applicate su carta bianca.
  3. Preparare un contenitore: va bene un bicchiere se parliamo di un singolo frammento, ma se si lavora in modo più seriale l'ideale sarebbe una vaschetta piana o uno di quei contenitori tipo "frigoverre". Riempitelo con dell'acqua pulita e tiepida. Appoggiate i frammenti su carta bianca sulla superficie dell'acqua con la vignetta rivolta verso il basso e spingeteli sotto il pelo del liquido aiutandovi con un paio di pinzette. Mediamente il tempo necessario al distacco non supera i 15/20 minuti, dipende molto da chi ha incollato i francobolli alla busta, se non si è limitato ad inumidire la gommatura, ma ha fatto ricorso a colle di vario tipo che potrebbero mostrare maggiore tenacità al distacco.
  4. Mettete sotto il rubinetto con un flusso ragionevole, mai violento, di acqua corrente la vaschetta. Quanto per poter sostituire l'acqua che ha contribuito al distacco e poter così sciacquare bene ì francobolli, eliminando i residui di collante ancora sul retro dei dentelli e la gomma disciolta nell'acqua. Non sottovalutate questa fase perché residui collosi sul retro potrebbero appiccicarsi alla carta utilizzata nei passaggi successivi di asciugatura, obbligandovi a ripetere le operazioni di distacco.
  5. Stendere una carta assorbente o un tessuto morbido (che non perda peli), estrarre con la pinzetta i francobolli ad uno ad uno e deporli, con la vignetta verso il basso, sulla carta assorbente, stando attenti a non sovrapporli. Attendete il tempo necessario alla loro asciugatura. Non serve la fretta. Comprimere i valori tra due fogli di carta assorbente può diventare rischioso perché i francobolli potrebbero attaccarsi sul lato ove prima stava la gommatura. I sacri testi della filatelia rammentano di non asciugare i francobolli sul calorifero di casa e a non stirarli con il ferro da stiro, ma sfido chiunque a dire che non lo ha fatto almeno una volta!
  6. In caso di pieghe ed antiestetiche arricciature legate all'asciugatura, preparate una superficie piana su cui appoggiare una carta assorbente, appoggiatevi sopra i francobolli asciutti da "stirare", ricopriteli con un'altra carta assorbente e comprimete il tutto con un peso (un bel volume enciclopedico è perfetto). Esistono in commercio sia le carte assorbenti che piccole presse create per tali operazioni. Lasciateli in pressione una notte ed avrete degli usati perfetti.  
Francobolli non adesivi su carte colorate
Appare chiaro che l'operazione su frammenti di buste colorate, le più odiate sono quelle di colore rosso arancio, nel passato utilizzate da enti pubblici e di Governo per la propria corrispondenza, non può essere effettuata insieme agli altri frammenti. Il rischio di tale operazione è quello che il colore, rilasciato dalla carta durante l'immersione, passi a tingere il francobollo. Esistono per questo frangente diverse scuole di pensiero.
  • La più accademica suggerisce, seguendo i passaggi già descritti per i francobolli su carta bianca, di aggiungere all'acqua della vaschetta candeggina per uso domestico, senza profumi aggiunti. L'ipoclorito di sodio per uso domestico è, di fatto, già una soluzione acquosa in cui il principio attivo si presenta diluito. La dose suggerita è di due cucchiai per litro. Non esagerate per non amplificare l'effetto candeggiante sui colori. Due attenzioni particolari: riducete il tempo di immersione a quello minimo indispensabile allo scollamento del francobollo, dopodiché togliete il frammento di carta e procedete al risciacquo aumentando, in questo caso, il tempo di tale passaggio per eliminare ogni residuo clorato. 
  • Un secondo sistema descritto in letteratura è il ricorso al sale. Il sale grosso è da sempre descritto come un metodo per fissare il colore alle fibre ed evitare che questi ultimi lo perdano durante il lavaggio. Se pensiamo alla cellulosa come ad una fibra il principio si replica. Unite all'acqua dai 5 ai 6 cucchiai di sale grosso per litro prima di immergervi il frammento. Poi procedete come per gli altri francobolli.
  • Un terzo procedimento descritto a più riprese, il più ecologico, consiste nell'immergere il frammento di carta colorata in un contenitore posto sotto l'acqua corrente tiepida. Il flusso continuo dell'acqua trasporta con se il colore evitando che il pigmento raggiunga una concentrazione tale da migrare dalla carta della lettera a quella del francobollo.
Sui più recenti sistemi che prevedono l'impiego del forno a microonde per distaccare i francobolli preferisco non soffermarmi, lasciando al moderno utensile da cucina l'obiettivo di cuocere i cibi.


Francobolli adesivi: avanti tutta
L'arrivo dei francobolli adesivi ha procurato ai collezionisti non pochi grattacapi, per lo meno per ciò che riguarda la loro rimozione dalle buste o dai frammenti di corrispondenza. Un problema di non poco conto se si pensa che, a partire dal 2012, i cataloghi quotano il valore dei francobolli italiani usati al pari di quelli nuovi, data proprio la difficoltà di staccarli facilmente senza rovinarli.

Ora il dibattito sui metodi più efficaci si basa su due criticità sostanziali: la non solubilità in acqua dei moderni supporti adesivi e la quasi impossibilità di rimuovere completamente lo strato adesivo dal francobollo, una volta che si è riusciti a staccarlo dalla busta. I numerosi metodi che sono descritti nei forum di collezionisti di tutto il mondo prevede l'impiego di solventi, spray o liquidi che essi siano, per la rimozione. Appurato che tali collanti sono sensibili a soluzioni quali l'acetone (ad esempio i prodotti per rimuovere lo smalto dalle unghie che sono soluzioni diluite di acetone), si è testato sul campo che, impregnando il retro del frammento con tali sostanze, si procura il distacco del francobollo, facendo però ben attenzione a non decolorare lo stesso usando il solvente sulla superfice stampata. Sono molteplici i solventi citati, ma il loro comune denominatore è una certa tossicità, sia per contatto con l'epidermide che per inalazione.

Quello che oggi voglio proporvi è un metodo alternativo che ho trovato efficace nell'80% dei casi in cui sono intervenuto. Il punto di caduta è riferibile a quei supporti cartacei (cartoncino o buste plastificate) ove il retro del frammento non consenta alcuna o scarsa permeabilità del prodotto di rimozione, medesima fallacità ascrivibile anche per i comuni solventi. Il vantaggio sta nella ridotta tossicità di tale metodo che impiega il normale gel disinfettante per le mani, quello ormai comunemente di uso pubblico negli ospedali, nei supermercati, nelle scuole, la cui base alcolica è sì presente, ma alquanto modesta. Io ho utilizzato per i primi esperimenti un prodotto comune (il Sanity Fresh&Clean), per poi passare ad un analogo prodotto privo di profumazione. Il costo è relativamente contenuto.


Francobolli adesivi: sette passaggi
  1. Prendete il frammento su cui è applicato il francobollo adesivo. Sul retro, nella parte della busta su cui si colloca il valore da staccare, versate due gocce di liquido per le mani.
  2. Con le dita spalmatelo uniformemente sulla carta facendolo così assorbire. Essendo un gel fatelo bene, con calma, in modo che tutta la superficie sia ben impregnata.
  3. Ripetete l'operazione aggiungendo ancora una goccia di liquido per le mani.
  4. Di nuovo procedete con le dita a spalmare bene il gel.
  5. A questo punto, aiutandovi con la pinzetta, iniziate a rimuovere il francobollo. Con calma, senza forzare il distacco.
  6. Per inattivare i residui di adesivo che restano sul francobollo, col polpastrello prendete una piccola quantità di talco.
  7. Spalmatela per bene sul retro del francobollo e quest'ultimo sarà pronto. Chi non volesse utilizzare il talco potrà riposizionare il francobollo sopra un piccolo frammento di carta per adesivi (in poche parole il supporto su cui poggiano le etichette di vario tipo e che normalmente gettiamo nella spazzatura).
Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

La mia collezione con un clic!


Bibliografia

Altri post pubblicati correlati a questo:
🔄 La collezione nella collezione
🔄 La metamorfosi: tutto si trasforma
🔄 La Ricostruzione post bellica nel mio percorso repubblicano
🔄 Presidenti tra i dentelli
Puoi anche dare un'occhiata a:
🔄 Guida alla mia collezione

lunedì 12 marzo 2018

Piccoli pacchi e storie grandi

Non c'è nulla da fare, gira e rigira, lo scalino generazionale impone sempre un surplus di allenamento nel cercare di trasmettere e di condividere la propria passione di "raccoglitore". Ne avevo già disquisito in un mio post dal titolo, appunto, "incontri generazionali lungo il percorso", nel quale raccontavo di impegno e difficoltà nel coinvolgere i figli nella mia passione, senza forzature s'intende, ma con l'obiettivo, almeno, di offrire loro l'immagine di un genitore che non rappresentasse un pregevole pezzo di modernariato, ma proiettasse il senso del collezionare non solo come un incontrollabile desiderio di accumulare cose, ma come il piacere di viaggiare nello spazio e nel tempo e catalogare e conservare schegge del nostro passato, frammenti di storia, il ricordo di eventi e personaggi persi nell'oblio della topografia urbana, ma anche di ampliare il proprio orizzonte culturale semplicemente cercando di capire cosa un francobollo, un annullo od una vecchia missiva volevano celebrare o comunicare.


Certo che sono lontani i tempi in cui, come racconta La Stampa in un articolo dal titolo Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, amava dire "per il collezionista, quello autentico intendo, il collezionista come deve essere, il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose: non come se le cose fossero viventi in lui, piuttosto è egli stesso che abita in loro" e continuava affermando che "i collezionisti sono fisiognomia del mondo delle cose. È sufficiente osservarne uno e badare a come tratta gli oggetti della propria vetrina. Si direbbe che appena li tiene in mano appaia ispirato da essi, abbia l’aria di un mago che attraverso di essi guardi nella loro lontananza".



Tornando a noi, accade che, nel molto orgoglioso tentativo di mostrare ai "millenium" domestici la mia sezione dedicata ai servizi della Repubblica, mi trovo innanzi quei sorrisetti ironici, leggermente beffardi, rivolti a me ed ai quei piccoli dentelli, stretti nel loro minuscolo formato pensato per spezzarsi tra plico e bollettino. A nulla sarebbe valso spiegar loro che il servizio dei pacchi postali, relativamente al periodo repubblicano, fu riattivato fra il luglio e l’agosto del 1946 e che quei piccoli francobolli erano testimoni della fine della Seconda Guerra Mondiale per gli italiani. Non solo! Essi rappresentarono un elemento importante della ricostruzione e della ripresa economica del Paese, essendo il vettore di merci e materiali che raggiungevano le famiglie in tutta la penisola, portando loro beni di prima necessità, aiuti materiali di conforto. Nemmeno la mia più ricca raccolta dedicata alla ricostruzione, che ho collocato nella sezione chiamata "la collezione del tricolore", avrebbe potuto catalizzare un interesse attivo da parte dei miei amati figli. Allora? Come sempre è stato necessario ritarare il punto di vista.

Per farlo mi sono rammentato di una storia che avevo letto qualche tempo fa sul sito dell'autorevole


Mary Pierstorff - (C)

C'era una volta una bambina, di nome faceva May Pierstorff. Era bionda e tra i capelli teneva legato un bel fiocco, a dare ancor più grazia a quel viso angelico, tipico di tutti i bambini del mondo. Difficile pensare alla piccola May alla stregua di un "pacco postale", ma questa è la verità! La bambina è probabilmente il più famoso pacco postale della storia di tale servizio. Il 19 febbraio del 1914, la giovanissima May, poco prima del suo sesto compleanno, fu letteralmente "spedita" dalla casa dei suoi genitori a Grangeville, nell'Idaho, recapitata ai suoi nonni a poco più di settanta miglia di distanza per, incredibile a dirsi, per soli 53 centesimi di francobolli. I genitori di May, infatti, avevano deciso di utilizzare il servizio di pacchi postali, iniziato solo l'anno prima. Nei primi anni di questo servizio, i clienti ed i funzionari postali ceravano ancora di comprendere i vantaggi ed i limiti di questo innovativo servizio offerto dal sistema postale americano.

Qualcuno si affretterà a dire che un caso sensazionalistico non fa la storia, ma la verità, documentata da Nancy Hope, storica e curatrice delle raccolte filatelico postali dello Smithsonian, è davvero un'altra. La piccola May non fu l'unica bambina che i genitori affidarono al servizio di pacchi postali del Dipartimento delle Poste a stelle e strisce. Non a portalettere qualunque, s'intende, ma a fidati impiegati postali con cui affrontare il viaggio in tutta sicurezza, quasi fossero accompagnati dal diritto di raccomandazione con tanto di assicurata appiccicata in fronte, May, infatti, fu recapitata da un parente che lavorava sui treni della posta ferroviaria statunitense, che probabilmente già aveva metabolizzato l'esperienza di un altro postino che, nel gennaio del 1913, prese in carico nella sua bolgetta il primo bambino "spedito" negli Stati Uniti da Batavia, Si trattava del figlio dei coniugi Beauge di Glen Este che fu trasportato dalla corriera del sistema postale rurale "Vernon Little" alla nonna che abitava a circa un miglio di distanza. I genitori del ragazzo pagarono solamente 15 centesimi per i francobolli e, siccome i figli non hanno prezzo, lo assicuravano anche per la cifra di 50 dollari. Dopo il maschietto fu la volta di una bambina, figlia dei signori Savis di Pine Hollow, località della Pennsylvania. La piccola fu spedita il 27 gennaio. Presa in carico dal "corriere rurale" James Byerly da Sharpsville, fu recapitata assolutamente indenne quello stesso pomeriggio ai parenti che vivevano a Clay Hollow. La baby spedizione costò ai suoi genitori 45 centesimi. 


(C)

Tale entusiasmo per il nuovo servizio di pacchi postali "made in USA" provocò un certo sconcerto tra i funzionari del sistema postale americano. Un disorientamento che spinse il Direttore Generale Albert Sidney Burleson, il quarantacinquesimo reggente delle Poste degli Stati Uniti, a varare una norma che stabiliva che i bambini non potevano essere considerati missive o pacchi. Ciò però, evidentemente, non fu sufficiente a frenare la voglia o la necessità di spedire, spendendo solo qualche centesimo, i propri figli da una parte all'altra del Paese. Le cronache raccontano che il
1915 fu l'anno in cui i "pacchi postali bambini" toccarono il loro culmine. Nel mese di marzo, Charles Hayes, del servizio di posta rurale di Tarkin, nel Missouri, trasportò la figlia dei coniugi Combs, la dolce Helen, affrancata alla stregua dei pacchi postali, per la modica cifra di 10 centesimi. Il portalettere consegnò Helen alla nonna, la cui abitazione non era però molto distante. Nell'autunno dello stesso anno Maud Smith, di tre anni, ha "viaggiato" da casa dei nonni a quella della sua famiglia a Jackson, nel Kentucky. Tale spedizione fu però oggetto delle cronache locali e il servizio giornalistico che ne nacque accese una inchiesta interna alle Poste americane, che stabilirono, in modo chiaro ed inequivocabile, che tale procedura era una chiara violazione delle regole postali. Fu l'ultimo caso documentato di "baby pacco postale". 

Il record per il trasporto sulla maggiore distanza, ci ricorda Nancy Hope nel suo articolo, va però accreditato ad Edna Neff, di sei anni. Ha viaggiato dalla casa della mamma a Pensacola, in Florida, sino all'abitazione del papà, a Christainburg, in Virginia. Stante il suo ridottissimo peso l'affrancatura costò ai genitori solamente 15 centesimi.



Il "c'era una volta" finisce qui. Una storia già raccontata, ma che mi ha permesso di vedere un sorriso sul viso dei miei figli che forse, ogni volta che rivedranno quei piccoli francobolli dei pacchi postali della nostra Repubblica a riempire le pagine del mio album, si ricorderanno di quei bambini finiti nella capiente bolgetta del portalettere. Chiudo con un'ultima citazione di Walter Benjamin; "ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli oggetti a lui simili. Questo rapporto è l'esatto opposto dell’utilità e sta sotto la singolare categoria della completezza. Cos'è poi questa «completezza»? Un grandioso tentativo di superare l'assoluta irrazionalità della semplice presenza dell'oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato: la collezione".





Walter Benjamin, "Opere complete. Vol. 1: Scritti 1906-1922"; Einaudi, 2008
Italo Calvino, "Collezione di sabbia"; Mondadori, 1984
Nancy Hope, "Very Special Deliveries", Altri post pubblicati correlati a questa pagina:
🔄 Incontri generazionali lungo il percorso

lunedì 12 febbraio 2018

Vaticano: un nuovo itinerario filatelico (parte seconda)

Necessario proseguo a quanto raccontavo nella prima parte di questo mio capitolo collezionistico, questo post prende spunto dall'inaugurazione di quella che per me è una nuova sala espositiva nel mio virtuale "museo" filatelico,  espressione digitale della mia collezione in solido. Una nuova sala dedicata alle emissioni della Città del Vaticano, piccolo esordio nella mia area italiana di cui ho spesso accennato in questo blog.

Per completezza informativa, a chiudere una piccola parentesi iniziata con la simbologia del potere temporale e religioso del papato, rappresentata dalle chiavi decussate, apro questa seconda puntata accennando all'altro elemento figurativo, spesso presente sui francobolli della Santa Sede: la tiara. Quest'ultima altro non è che un copricapo, una foggia che in fondo molto ricorda quella dei re metà uomini e metà Dei dell'Antico Egitto e che rappresentava per il Faraone certamente il simbolo di un potere terreno, ma anche quello di una forza soprannaturale che si elevava verso il cielo. A distanza di cinquemila anni poco è mutato nella simbologia, tant'é che per il mondo cattolico la tiara, composta da tre corone sovrapposte, rappresenta la Chiesa militante, sofferente e trionfante e con essa i tre poteri del Papa: padre dei re, rettore del mondo e Vicario di Cristo.


Per chi è partito da questo post, anziché dal precedente, ribadisco che non è mia intenzione fare di questo intervento un trattato sulla filatelia vaticana. Per il metodo seguito nella creazione e nello sviluppo di questa mia sezione esordiente, voglio solo condividere le fasi di questo mio nuovo itinerario dentellato, offrendo così ad altri esordienti spunti e strumenti per lavorare su un percorso espositivo, così come da sempre l'ho concepito e raccontato in questo blog per l'intera mia collezione.

Nella puntata precedente ho definito il mio programma di lavoro per la costruzione espositiva in sei passaggi chiave: acquisizione, selezione, studio, progetto, esposizione, digitalizzazione. Dei primi tre ho cercato di offrire un'esaustiva sintesi, sia per ciò che riguarda la parte pratica, ma anche e soprattutto sottolineando quegli elementi, talvolta apparentemente banali, che nell'insieme di un progetto ne determinano però la buona riuscita o meno.

A seguire cercherò di condividere, anche con qualche tecnicismo, le successive fasi.


Step 4
La fase definita di progetto è, di fatto, anche quella più complessa ed articolata tecnicamente, poiché coincide con la realizzazione di quanto era emerso nella fase precedente, quella di studio. Ai più potrà apparire un poco maniacale questo mio modo di procedere, ma l'esperienza maturata al momento mi ha dato ragione e, per ora, non ho motivo di allontanarmi dal sentiero battuto. Prima di tutto, lo ripeto, per quei fogli che presentano alcune lievi tracce di "sporco" sarà sufficiente passare molto delicatamente con una gomma morbida e pulita sulla parte che presenta ombre o leggere impronte, senza esercitare però un'azione eccessivamente abrasiva che andrebbe a peggiorare la situazione, ed avendo cura di non lasciare mai frammenti gomma tra le pagine.

4.1 Trattamento dei fogli di album con ozono
Nella fase di acquisizione ho raccontato di aver acquistato in diversi momenti insiemi di francobolli già montati su fogli Marini nella versione classica. Si trattava di fogli che, pur essendo in ottimo stato, erano comunque usati e per i quali non mi era dato di sapere quali modalità di conservazione li avesse coinvolti. La permanenza in luoghi non idonei o con tracce di umidità rischia sovente di creare micro alterazioni sulla superficie della carta. Allo scopo di scongiurare presenze di batteri o micromuffe sul supporto di cellulosa ho adottato un metodo che utilizza l'ozono come elemento decontaminante.

Non è una novità, l'ozono è già stato impiegato anche nel restauro di libri antichi contro imbrunimenti o alterazioni patologiche della carta. L'ozono (O3) è un gas instabile composto da tre atomi di ossigeno Si forma sottoponendo atmosfere contenenti ossigeno molecolare (O2) a somministrazione di energia, in forma di scarica elettrica o attraverso l'effetto Corona, raggi ultravioletti o reazione chimica. In natura, l'ozono è spontaneamente prodotto nella stratosfera grazie alla radiazione ultravioletta, nell'atmosfera in seguito alle scariche elettriche generate dai fulmini; la produzione artificiale di ozono è condotta sottoponendo atmosfere secche contenenti l'ossigeno gassoso, molecolare, a scariche elettriche o ad effluvio. 

L'ozono è un agente ossidante, il cui potenziale di ossidazione (redox) è inferiore solamente a quello del fluoro. Rispetto all'ossigeno mostra un'elevata reattività in fase di reazione e basse energie di attivazione per reazioni eterogenee. Ha un forte potere ossidante direttamente sulla superficie dei metalli nobili e non, quali argento, piombo, rame, e dei metalloidi quali lo zolfo.Nei confronti delle sostanze organiche agisce rapidamente dando luogo a numerose reazioni chimiche. Particolare è la reattività rispetto  al doppio legame C=C delle sostanze organiche insature, reazione che è comunemente definita ozonolisi.Non lasciando alcun residuo chimico, l'ozono è assolutamente ecologico.

Attivo per la disinfezione dell’acqua e dell’aria, ha una fortissima attività sui batteri, virus, muffe e funghi ed  è conosciuto da molto tempo; il primo brevetto sulla produzione di ozono risale al 1895. Esso esplica la sua azione di eliminazione di microrganismi e di odori, per ossidazione perdendo un atomo di ossigeno e tornando ad essere ossigeno (O2) in circa 20 minuti. Quando l’ozono viene in contatto con una materia organica avviene una reazione di ossidazione. In altre parole, i batteri, virus, muffe, ma anche le molecole chimiche che sono percepite come odori, sono ossidati, ed in conseguenza sono disattivati. Pertanto, i microrganismi “viventi” sono uccisi. Visto che l’ozono è un gas più pesante dell’aria, penetra in profondità tra le fibre dei tessuti, proprio là dove si annidano i microrganismi espletando la propria azione con grande efficacia ed in profondità.



Per questo procedimento uso un normale ozonatore domestico. Ogni strumento ha le sue caratteristiche tecniche, in modo particolare è importante il valore relativo all'uscita di ozono e la produzione di gas per minuto. I manuali generalmente riportano tempi e metodi, ad esempio per la disinfezione delle cose all'interno di cassetti ed armadi sono indicati tempi che oscillano da 2 a 4 minuti.

Una volta tolti i francobolli dai fogli che intendo trattare, avendo cura di ripore questi ultimi in sequenza in fogli di riparo, inserisco l'insieme all'interno di uno scatolone piuttosto grande. Introduco il tubo in uscita dall'ozonatore nello scatolone ed attivo lo strumento per un tempo massimo di 2 minuti. Non è necessario sigillare lo scatolone. Dopo il trattamento attendo una ventina di minuti, tempo in cui l'ozono si ritrasforma in ossigeno, prima di aprire lo scatolone ed estrarre i fogli. Inserisco di nuovo i francobolli il giorno seguente.

Sono consapevole che tale trattamento sia frutto di una mia personale maniacalità e ribadisco che la sua applicazione la riservo solo a quei fogli che mostrano i segni del tempo, pur essendo in eccellente stato. Dico ciò perché nulla vieta di saltare in toto questo passaggio e passare allo step successivo, quello della realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti nel periodo delle emissioni.


A questo punto possiamo procedere con un'altra importante attività che riguarda direttamente i fogli che ospitano i nostri francobolli. In una delle fasi precedenti avevamo annotato eventuali fogli che richiedevano piccoli interventi di restauro. Di solito si tratta di taschine o monolembi che si sono staccati o stanno per farlo. Prima di tutto si deve rimuovere, con la massima delicatezza eventuali frammenti non ancora staccatisi completamente dalla carta. A questo punto si può procedere all'applicazione di un nuovo lembo o di una taschina (ne esistono veramente tante varianti in commercio).

Per facilitare il posizionamento sul foglio ho adottato questo sistema, più volte descritto: sopra un vassoio piatto colloco una spugna umida, con una pinzetta vi depongo la parte gommata della striscia opportunamente dimensionata e premo leggermente, la sollevo poi sempre con la pinzetta ed aiutandomi con la pressione di un dito la colloco con precisione sul foglio. Una volta fatta aderire la striscia pongo il foglio tra due strati di carta assorbente che avrò cura di collocare tra due pesi (due volumi enciclopedici vanno benissimo). In sequenza: assorbente, foglio album, assorbente, foglio album e via a seguire. Questa fase assicura l'assorbimento dell'umidità in eccesso prodotta dall'adesivo delle strisce ed evita possibili ondulazioni della carta. I fogli così pressati devono riposare almeno un paio di giorni prima di essere collocati nell'album con i francobolli.



4.2 Realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti
L'obiettivo principale è quello di strutturare un percorso espositivo, anche se lo stesso si sviluppa all'interno di un album filatelico, che in termini estetici risulti il più armonioso possibile ed in linea con i canoni grafici di quanto è già contenuto al suo interno. Per fare ciò ho preso come punto di riferimento i fogli dell'almanacco Marini, già presenti in buona parte dell'insieme da me raccolto. Con un lavoro certosino, ma che una volta impostato è fatto per l'intera sezione su cui si lavora, ho ricreato una gabbia grafica che riprendesse alcuni elementi caratterizzanti la pagina: i righelli orizzontali e verticali, le diciture di fondo pagina e quelle laterali alla foratura. Ho mantenuto una impostazione a due colonne, tipica degli editoriali Marini per il proprio almanacco.

Definita la gabbia grafica di base, ho poi elaborato i testi e le immagini, così come li avevo definiti in quello step dedicato allo studio, già raccontato nel precedente post. Nella logica di un equilibrio tra sintesi e racconto ho optato per una introduzione al Pontefice di due o quattro facciate e di alcuni inserti di una pagina (due facciate) da inserire nel corso del pontificato, ove fatti ed avvenimenti di grande rilievo si offrissero come spunto per un approfondimento.

Detto questo, terminata la verifica dei testi atta a ridurre il più possibile refusi ed errori di battitura, ho provveduto alla stampa. Io ho fatto ricorso ad una una stampante per ampio formato (oggi i costi si sono decisamente abbassati), potendo così utilizzare fogli a 22 fori bianchi grammatura 200. Per maggiori dettagli sulle opzioni di stampa e su eventuali differenti formati pagina è possibile consultare la pagina dedicata all'accomodatore.


4.3 La realizzazione dei fogli di almanacco per quelle annate in cui essi non erano presenti.
L'immagine sopra mostra l'efficacia della attenta operazione di clonazione della struttura grafica dei fogli di almanacco originali (sopra) rispetto a quello che pazientemente ho creato (sotto). Tale operazione si è resa necessaria per due precisi motivi: il primo è per colmare l'assenza di tale prodotto editoriale filatelico per i periodi precedenti la sua messa in produzione, la seconda è per integrare quelle annate che, per come era stato acquistato in asta il lotto, erano prive di tale supporto didascalico, purtroppo non colmabile con un possibile acquisto separato, poiché l'azienda produttrice non distribuisce tale apparato di supporto se non comprato congiuntamente ai fogli per i valori. A questo punto altro non restava da fare che arrangiarsi.

Per la realizzazione, non dissimile dalla metodologia seguita per altre sezioni della mia collezione (vedi post "La metamorfosi: tutto si trasforma), ho seguito le stesse modalità già descritte al precedente passaggio relativo alle schede storiche dei pontefici.

Quello che voglio però fare notare, al di la delle finezze grafiche per le quali la pratica vien con l'esperienza, è che anche nei contenuti si può veramente essere efficaci, fermo restando una buona determinazione nella fase di studio dei reperti filatelici che fanno parte della nostra collezione e che sempre hanno qualcosa da raccontare ed insegnare. A seguire vi mostro un esempio del testo da me realizzato per l'emissione del 1971 dedicata alla Sacra Famiglia. Unificato N. 504/508:
Nella dottrina cristiana la Sacra Famiglia è da sempre ritenuta un modello fondante della famiglia umana. I legami di affetto, di amore, di comprensione che le famiglie sono chiamate a rinnovare continuamente. sono particolarmente espressi e vissuti nella Sacra Famiglia. Per questa serie di cinque francobolli ci si affida all'arte per celebrare quella speciale Famiglia che ha accolto Gesù. La “Madonna con bambino” che appare sul valore da 25 Lire è tratta da un'opera di Francesco di Cecco Ghissi, pittore originario di Fabriano, documentato dal 1345 al 1374 e di cui non è ben conosciuta la data di nascita. Nello stile classico della sua visione di una Maria che allatta, il bozzetto molto ricorda “Madonna dell'Umiltà” conservata nella Pinacoteca Vaticana. Il Sassetta, soprannome di tal Stefano di Giovanni di Consolo, artista senese vissuto nella prima metà del 1400, ispira il bozzetto dentellato da 40 Lire. Si tratta di una dolcissima Madonna con bambino dove, come una tenera madre, Maria sfiora i piedi del piccolo. Diversi i dipinti del Sassetta che mostrano questo approccio stilistico, alcuni dei quali in cui la Vergine e osservata da angeli in volo. Il francobollo da 55 Lire rappresenta ancora una bella Madonna con bambino, opera di tal Carlo Crivelli. Originario di Venezia, si formò a Padova e in seguito lavorò soprattutto nel sud delle Marche, diventando il più importante artista attivo sul bacino dell'Adriatico esclusa la Laguna veneta. Influenzato in gioventù da Donatello, la sua arte restò sempre in bilico da un lato con le novità prospettiche, l'intenso espressionismo,  ed un disegno incisivo, dall'altro con un pomposo decorativismo di matrice tardogotica, fatto di marmi screziati, tessuti preziosi, frutti e animali, arabeschi dorati e spesso applicazioni in pastiglia. L'immagine del francobollo è tratta da  un dipinto a tempera e oro su tavola datato 1482 e conservato nella Pinacoteca Vaticana a Roma. La pala è probabilmente la parte centrale di un polittico del quale si ignorano altri scomparti. Quarta Madonna con bambino per il valore da 90 Lire, tratta da un dipinto di Carlo Maratta, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento. Anche quest'opera è conservata nella Pinacoteca Vaticana. Per l'ultimo francobollo della serie, quello con valore da 180 Lire, si riscopre una “Famiglia di Nazareth” al completo, particolare di un bel mosaico del pittore Gisberto Ceracchini, artista vissuto nella prima metà del 1900.




A questo punto tutto il materiale della mia nuova sezione vaticana era pronto per essere riassemblato secondo il mio stile ed il mio pensiero. Il quinto passaggio consiste infatti nella ricollocazione dei valori ove questi erano stati rimossi, per consentire trattamenti o restauri dei fogli, e nell'inserimento delle schede storiche, così come dei fogli di almanacco, ove non presenti, nell'impianto così come acquistato.

Per l'ultimo passaggio, quello della digitalizzazione, ovvero quella magia che ci consente di fare di ogni album una sorta di sala ideale del nostro museo filatelico virtuale, vi rimando al dettagliato intervento già pubblicato in questo blog dal titolo "la guida".



Con l'augurio di aver offerto qualche spunto e suggerimento creativo, l'invito è sempre quello di una visita virtuale alla mia collezione, in particolare ai primi album del Vaticano che ho già messo online, con l'augurio di qualche piacevole momento dentellato.

Vaticano: un nuovo itinerario filatelico (parte prima)

Inaugurare una nuova sala espositiva nel mio virtuale "museo" filatelico è certamente motivo di una certa emozione. Per aprire la porta che introduce a questa nuova sezione della mia collezione userò una chiave molto particolare. Ancor meglio: una coppia di chiavi! Apriporta che da millenni hanno rappresentato il simbolo di un potere dove la politica e la spiritualità si sono sovente intrecciate determinando la sorte di re ed imperatori, scatenando guerre e scismi o unendo, al di sopra di meri interessi terreni, popoli e genti diverse. Sto parlando delle chiavi decussate che, insieme alla tiara, fin dal XIV secolo hanno incarnato simbolicamente il mandato attribuito a Pietro ed alla cristianità. Decussate è sinonimo di incrociate. I loro congegni sono rivolti in alto, guardano cioè verso il cielo, mentre le impugnature puntano alla terra, poste nelle mani del Vicario di Cristo, unite da cordoni infiocchettati ad esprimere l'unione tra il potere temporale e quello spirituale.



Per chi ancora non lo avesse capito, sto parlando di una piccola nazione teocratica posta nel cuore dell'Europa: la Città del Vaticano. Nello Stato Pontificio i francobolli furono introdotti con un editto del 29 novembre 1851 del cardinale Segretario di Stato Giacomo Antonelli e con un successivo decreto del Ministero delle Finanze del 19 dicembre 1851, dal titolo "Regolamento per l'applicazione dei bolli franchi alla corrispondenza postale". Entrarono in uso ufficialmente il primo giorno del 1852 e, prima della presa di Porta Pia, stampati dai macchinari della Reverenda Tipografia Apostolica. Di fatto stiamo discutendo ciò che, filatelicamente parlando, rientra nel novero degli Antichi Stati preunitari, perché la storia filatelica della Citta del Vaticano, in quanto tale, inizia solamente nel 1929.

Con la conquista italiana di Roma, avvenuta nel settembre del 1870, la Santa Sede, pur mantenendo un'identità internazionale ed un ruolo riconosciuto di "potenza sovrana", non ebbe più una sua espressione territoriale. L'Italia, tuttavia, garantì al Pontefice alcuni privilegi, di fatto mai accettati dal Papa. Solo grazie ai Patti Lateranensi, sottoscritti nel febbraio 1929 tra la Santa Sede ed il Governo fascista di Mussolini, il Vaticano tornò ad essere uno Stato in solido. Dal 1° agosto 1929 entrò in vigore la Convenzione postale che permise a Papa Pio XI di emettere francobolli. La serie della conciliazione, la prima, emessa nell'agosto del 1929, ha come soggetto proprio la tiara e le famose chiavi decussate.

Lungi da me l'idea di fare di questo post un trattato sulla filatelia vaticana. Resta il fatto che ho creduto, per il metodo seguito nella creazione e nello sviluppo di questa mia sezione esordiente, che possa tornare utile raccontarne le fasi, offrendo così ad altri esordienti spunti e strumenti per lavorare su un percorso espositivo, così come da sempre l'ho concepito e raccontato in questo blog per l'intera mia collezione.


L'inizio: la filatelia vaticana, pur essendo da sempre un prezioso filone dell'area italiana, non rientrava originariamente nei miei progetti collezionistici. Ma, si sa, le cose non accadono mai per caso. Un paio di anni fa, ad un'asta filatelica, acquistai, per conto di un amico che me lo aveva chiesto, un lotto comprendente le emissioni dal 1958 al 1995. Il lotto andò invenduto e la base d'asta era davvero di quelle irrinunciabili. Si trattava dei francobolli vaticani del periodo, montati su fogli Marini King della versione "classica", dotati di almanacco filatelico a partire dal 1981 e compressi in due cartelle in buone condizioni, ma spaiate in quanto a colore e modello. Entro nel dettaglio volutamente, quanto al fine di illustrare, nel proseguo del post la metodologia di allestimento e di integrazione.

Fatto sta che l'amico, per problemi familiari, la cui valenza andava ben oltre gli impegni e le passioni collezionistiche, si trovò nelle condizioni di non poter "onorare" l'acquisto fatto in sua vece. I francobolli restarono quindi nei miei "sotterranei segreti", chiusi nel baule dell'oblio. Un pò come quelle tonnellate di reperti archeologici od artistici che giacciono, quasi dimenticate, nei depositi dei nostri musei. Reperti che, da soli, se classificati e ben esposti, potrebbero dare vita a straordinari percorsi espostivi, talvolta unici nel loro genere.

Tutto ciò fino a qualche mese fa, un pò come accadde per la mia sezione repubblicana "viaggiata", fino al momento in cui, recuperando un poco di tempo per "scendere" nei sotterranei del museo, ho nuovamente rivisto quelle due cartelle che odoravano di santità. Da qui l'idea di tentare di dare a quel primo insieme una struttura che rappresentasse un punto di partenza per una nuova avventura dentellata.



Ho quindi definito un programma d'intervento suddiviso in sei passaggi: una prima fase nella quale valutare il materiale già in archivio e pianificare un piano di acquisti e/o di scambi che mi consentisse di dare maggiore spessore all'insieme, al punto da renderlo idoneo a raccontare una storia e quindi degno di entrare a pieno titolo nel mio percorso collezionistico. Con tutto il materiale raccolto è stato quindi possibile iniziare il secondo step, ovvero verificare con maggiore attenzione lo stato dei francobolli, valutare eventuali sostituzioni ove, per l'eventuale sovrapposizione di alcuni periodi o per la presenza di spezzature d'archivio, si offrisse la possibilità di migliorare la qualità.

Un terso passaggio, forse quello più divertente, è consistito nella fase di studio e di approfondimento. Fase assolutamente indispensabile e propedeutica allo step numero quattro: il progetto del percorso espositivo e quindi di conseguenza il restauro di fogli, le integrazioni di nuove pagine e la realizzazione delle stesse (passaggio cinque). A conclusione del tutto l'ultimo step, quello relativo alla digitalizzazione dell'insieme, così come collocato negli album, processo che ho già ben descritto ed esposto in questo mio blog.


Step 1
L'insieme, a suo tempo acquisito in asta, si presentava in buone condizioni. Era completo cronologicamente dal pontificato di Papa Giovanni XXIII, passando per l'intero papato di Paolo VI sino ad una porzione del pontificato di Giovanni Paolo II, che si fermava però al 1995. Pensando già alla collocazione degli album nei miei scaffali, non era soddisfacente la presenza di due cartelle di diversa foggia e colore, così come era stato assemblato il lotto acquisito in asta. Ho quindi deciso di porre in vendita, sul più conosciuto canale online ebay, le due cartelle, che si presentavano comunque in eccellenti condizioni. Non ho dovuto attendere molto, tant'è che il ricavato è stato immediatamente reinvestito per acquisire l'annata 1996 completa e montata su fogli marini e, sfruttando un'offerta di un commerciante filatelico, un probabile fondo di magazzino costituito dai fogli di solo almanacco della Marini (mancante dall'insieme e costatomi un euro cinquanta).

Pazientando ancora un poco mi si è presentata la possibilità di acquisire, ad un'asta di un commerciante olandese che vendeva spezzature di collezioni, le emissioni filateliche del Vaticano dal 1997 al 2003. Anche in questo frangente l'insieme era fornito montato su fogli Marini, questa volta però privi delle pagine di almanacco, e inserito in due cartelle. Inutile dirlo, anche queste ultime differenti per colore. In questo caso sono tornate utili le relazioni che si intrecciano tra collezionisti, poiché con un paio di telefonate si è potuto organizzare lo scambio ed ho quindi creato il primo insieme di cartelle, uniformi per foggia e colore, in cui inserire i mie valori. La girandola appena descritta è un valido esempio del circolo virtuoso di cui ho parlato nel mio post precedente.

A questo punto ecco costituito un nucleo solido, costituito da quasi cinquant'anni di storia filatelica e papale, da cui partire per questo nuovo viaggio collezionistico.

Step 2
Una volta costituito l'insieme dei reperti che si intende ordinare, catalogare e porre nella nostra esposizione virtuale, si può procedere al secondo passaggio, quello di verifica accurata dei nostri francobolli. In verità si tratta di un approccio piuttosto piacevole, una prima presa di confidenza con le singole emissioni che andranno valutate fronte e retro con una certa accuratezza. Tale operazione consente anche di osservare, in tutta la loro bellezza, le piccole opere d'arte che i maestri del bulino hanno saputo incorniciare nel piccolo spazio tra i dentelli. Consente di stupirsi a fronte di inaspettati dettagli o nella riscoperta di un dipinto o di una scultura che ha ispirato l'emissione riprodotto o reinterpretata nell'emissione.

Per fare questa operazione suggerisco di avere sempre a portata di mano il proprio catalogo di riferimento. Ciò ci consentirà di spuntare i francobolli già verificati, ma anche di renderci conto, qualora sia sfuggito al primo controllo del dopo acquisto, se qualche dentello è mancante, ma soprattutto se qualche valore risulti danneggiato e debba essere sostituito. Nel mio caso ho poi provveduto, rovistando per bene tra i cassetti, a radunare eventuali spezzature o singoli valori che, nel corso degli anni, per effetto di scambi o passaggi di mano di lotti e collezioni erano rimasti in letargo aspettando il passaggio del principe azzurro. Lo dico perché l'esperienza insegna ed è già capitato, che nel furore collezionistico si corra ad acquistare un paio di valori mancanti, salvo scoprire poi di averli già nel fondo di un raccoglitore ad invecchiare come il vino buono.

Una ulteriore importante operazione, atta a migliorare la qualità del nostro impianto espositivo, è quella del controllo accurato di eventuali fogli che necessitino di restauro. Per quelli che presentano alcune lievi tracce di "sporco", stiamo pur sempre parlando di materiale pervenutoci usato, sarà sufficiente passare molto delicatamente con una gomma morbida e pulita sulla parte che presenta ombre o leggere impronte, senza esercitare però un'azione eccessivamente abrasiva che andrebbe a peggiorare la situazione, ed avendo cura di non lasciare mai frammenti gomma tra le pagine. Per quei fogli che presentano taschine o lembi staccati l'importante è annotarne la posizione, per poi procedere in un secondo tempo alle operazioni di riparazione.

 
Step 3
Una volta completata l'analisi dei propri reperti filatelici ha inizio quell'appassionante fase di studio che poi è il vero completamento del processo di accomodamento del raccoglitore collezionista. Si tratta del primo mattone di progettazione della fase espositiva. La conoscenza del periodo storico delle emissioni, delle biografie dei pontefici che si correlano ad esse, ma anche le informazioni tecniche sui francobolli, insieme costituiscono un indispensabile corollario culturale per chi desideri esondare dal puro collezionismo di casella, ma creda che i propri piccoli rettangoli colorati abbiano qualche valore aggiunto, ma soprattutto abbiano una storia da raccontare che, spesso, vale molto di più della quotazione di mercato.

Per sviluppare al meglio questa fase si può ricorrere alle riviste specializzate, ad alcuni dei maggiori testi in circolazione (spesso quelli apparentemente più datati si rivelano formidabili fonti di notizie e di dettagli), ma anche alla rete, avendo sempre cura di verificare le fonti dubbie per evitare di incappare in credenze popolari, piuttosto che in certezze.

Si tratta un lavoro assai più importante di quello che si possa immaginare. Dalla conoscenza dei propri reperti e dal loro contesto storico e culturale nasce e si delinea il piano espositivo che andremo a realizzare. Ad esempio, per questo mio lavoro, ho definito alcuni processi di allestimento:
  1. la realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti nel periodo delle emissioni;
  2. la realizzazione dei fogli di almanacco per il periodo antecedente il 1978 in cui tale complemento non era commercializzato;
  3. la realizzazione dei fogli di almanacco per quelle annate in cui essi non erano presenti nel lotto acquisito
  4. l'introduzione storica alla filatelia vaticana, da porre come prologo nel primo album di questa mia sezione.





Per le modalità tecniche e le scelte grafiche, ovvero per i passaggi successivi del pio programma riorganizzativo, vi rimando alla seconda parte di questo mio intervento, mentre già posso dire che per l'introduzione storica generale, avendo avuto un poco di pazienza, ho recuperato in una delle tante fiere specializzate una copia praticamente nuova della Guida Postale Marini, stampata su fogli a 22 anelli, curata da Franco Filanci e Giovanni Fulcheris e dedicata proprio alla "postalità" del Vaticano. Anche in questo caso la pazienza ha premiato l'aspetto economico.

Queste guide sono studiate per essere inserite ad inizio album come prefazione alla propria collezione filatelica. Scritte dai maggiori esperti italiani, offrono un quadro esauriente e documentato di tutti gli aspetti filatelici e/o postali, dalla storia dei diversi servizi alle tecniche di produzione delle carte-valori, dalle bollature fino alla bibliografi.

Nel prossimo post entrerò nei dettagli più tecnici legati alla vera e propria realizzazione delle pagine aggiuntive, alle modalità di armonizzazione di grafica ed impaginazione, nonché alle semplici tecniche di restauro di qualche foglio che necessitava di un piccolo intervento ringiovanimento, chiudendo con la fase di digitalizzazione dell'intero insieme.




Per chi non volesse attendere di leggere il seguito... l'invito è sempre quello di una visita virtuale alla mia collezione, in particolare ai primi album del Vaticano che ho già messo online, con l'augurio di qualche piacevole momento dentellato.

domenica 21 gennaio 2018

Espansione, integrazione, ricircolo

In questi giorni ho finalmente potuto chiudere una parentesi rimasta aperta nella sezione repubblicana del mio percorso collezionistico: quella dei cosiddetti "servizi". Per servizi intendo quei francobolli che hanno costituito naturale affrancatura in quella gamma di prodotti o attività postali accessorie che, per moltissimi anni, hanno affiancato la posta tradizionalmente etichettata come "ordinaria". Mi riferisco alla posta pneumatica, ai pacchi postali, ai pacchi in concessione, al recapito autorizzato, ai segnatasse e anche agli "espressi", questi ultimi dal 1966, essendo le emissioni precedenti già inserite nel contesto espositivo dei francobolli di posta ordinaria del mio insieme filatelico.


Un capitolo tutt'altro che semplice, spesso emarginato da molti collezionisti, ma affascinante dal punto di vista della storia della posta, in modo particolare nel dopoguerra e nell'epoca della rinascita post bellica, ove alcuni particolari servizi, i pacchi postali ad esempio, hanno giocato un ruolo importante nella ricostruzione e nello sviluppo del nostro Paese.

Ma non è di questo che voglio parlare in questo post, lo fanno per me le schede filateliche che costituiscono il paratesto dei reperti dentellati. Quell'elemento di supporto all'interazione tra reperto ed osservatore, connessione il cui richiamo può avere differenti valenze: contesto culturale, profilo storico, tecnica e stilistica, iconografia (vedi anche il post sull'argomento). I fogli che ho elaborato per tale insieme di valori infatti, non si limitano ad una sintesi tecnica su ogni singola emissione, ma intendono ripercorrere un minimo di storia di ogni singola tipologia di servizio postale, perlomeno per quanto riguarda la cronologia repubblicana.


Quello su cui vorrei invece porre l'accento è quel circolo virtuoso che le modalità di acquisizione di questa mia sezione hanno messo sostanzialmente in moto, evidenziando quel vero silenzioso motore che alimenta il "collezionismo", quel sinergico insieme di moti costituito da espansione, integrazione, ricircolo che accompagna il processo di accomodamento tipico del collezionista raccoglitore. L'innesco può essere un semplice contatto tra collezionisti.


Alcuni mesi or sono, mi contattò un appassionato raccoglitore, in risposta ad un mio annuncio di vendita di una cartella 32 anelli predisposta per il Regno d'Italia. Quell'album era per me l'effetto di un doppio regalo, gradito certamente, ma pur sempre doppio. L'affare si concluse con soddisfazione di entrambi, ma innescò un piacevole scambio di mail, sana curiosità filatelica sui reciproci interessi dentellati. Tanto bastò per comprendere che mentre io ero orientato a seguire un itinerario, l'altro cercava di porre in vendita un bell'insieme repubblicano, quanto nell'ambito di quelle fisiologiche variazioni di accomodamento dei propri interessi collezionistici, che lo orientavano verso una più attenta ricerca del periodo del Regno, per il cui finanziamento giovava mettere in vendita quei reperti non più oggettivanti il nuovo percorso scelto.

La trattativa, chiusa con grande affabilità e serietà filatelica, mi ha consentito di entrare in possesso, e ringrazio ancora per la concessa rateazione del pattuito, di un interessantissimo insieme dedicato a servizi della Repubblica, quindi di vera espansione del mio insieme. Non solo! Mi ha permesso di integrare francobolli di migliore qualità rispetto a quelli già presenti nel mio apparato originario e di rimettere in circolo quelli in eccedenza, riutilizzando poi il ricavato per nuove acquisizioni o per l'acquisto di materiale filatelico idoneo al nuovo contesto conservativo ed espositivo.


Quanto per sottolineare come ogni forma di collezionismo trae sostentamento e si perpetua grazie a tale meccanismo, un insieme di ingranaggi virtuali che da sistemi di cessione ed acquisizione, rimodulazione ed integrazione, mettono in contatto tra di loro differenti collezionisti, ma anche collezionisti e commercianti. Sono proprio questi ultimi, che in funzione di quanto gli ingranaggi di tale meccanismo si muovano ed interagiscono tra loro, a determinare poi precise scelte di mercato.

Lo è di esempio quanto apparso in un articolo pubblicato sulla rivista Best Bid, il magazine Bolaffi dedicato alle aste. Sull'editoriale del numero 8/2017, parlando dell'asse collezionistico dedicato alla fotografia, giusto per offrirvi un esempio, è lo stesso CEO del gruppo, Giulio Filippo Bolaffi, a dichiarare la mancanza, in Italia, di un circolo virtuoso legato al collezionismo di fotografie d'autore. Un circolo che partendo dai negozianti del settore sia capace di creare collezionisti i quali, a loro volta, selezionino oggetti da porre in vendita, attraverso aste e piattaforme di acquisto dirette ad altri collezionisti, ma anche a commercianti che potranno così riapprovvigionarsi e creare nuovi stock per continuare ad alimentare interessi, acquisti, curiosità e scambi.

Terminata questa breve parentesi riflessiva, come sempre, vi invito a prender visione della sezione dei servizi appena citata. Al momento si colloca nel nono album della sezione repubblicana nuovi (il numero 29). Per sfoglialo basta un clic.